Luca Miniero presenta “Sono tornato” con Massimo Popolizio e Frank Matano

Tratto dal libro e dal film “Er ist wieder da” (Lui è tornato) del tedesco Davis Wnendt, “Sono tornato” scritto (con Nicola Guaglianone) e diretto da Luca Miniero, sostituisce Hitler con Mussolini, cioè adatta la storia al Duce catapultato da Piazza Loreto a Piazza Vittorio oggi, tanto che crede di trovarsi ad Adis Abeba. Interpretato da un inimitabile – è il caso di dirlo perché non imita Mussolini ma ce lo restituisce nelle sue caratteristiche di dittatore, nel comportamento e nell’autorevolezza – Massimo Popolizio.

“Il nostro pensiero – esordisce Miniero alla presentazione stampa romana a Villa Torlonia, ex residenza del Duce – era di non fare un film su Mussolini, ma un film sull’Italia di oggi per mostrare la nostra confusione e far emergere la nostra paura in un paese che è già populista, perché è un sistema di vita sfruttato dai media”.

“E’ un film che parla di noi – ribatte Gaglianone – perché come dice Mamet ‘Non esiste la seconda chance ma la possibilità di commettere lo stesso errore due volte’, frase che avevamo attaccata al muro (e citata nel film ndr). Di solito non vado sul set, ma stavolta a Milano sono stato un paio di volte e, nella scena in cui Mussolini va nella trasmissione di Cattelan, quando è entrato erano tutti preoccupati, ma finita la scena la gente voleva farsi un selfie all’insegna di ‘viva il duce’, è questa la paura di fronte alla nostra mostruosità”.

“Quando abbiamo riscritto il film – riprende il regista – abbiamo pensato soprattutto a una cosa: non giudicare, non rifare un nuovo processo a Mussolini. La storia lo ha già giudicato. Noi volevamo solo vedere come reagivano gli italiani di oggi, senza mischiare le carte, senza insegnare nulla o avvertirli del pericolo… e abbiamo scoperto tante cose”.

“Addirittura un mese prima del film  – prosegue – abbiamo girato per la città con una persona travestita da Mussolini e non abbiamo avuto una reazione violenta delle persone come in Germania verso Hitler, che è ancora tabù, un demonio, mentre Mussolini è un para-demonio, deve provocare emozioni e reazioni diverse. Non volevamo giudicarlo ma poter vedere gli italiani, altrimenti saremmo finiti sull’aspetto ideologico, mentre qui ti tira dentro come personaggio. Infatti, alla presenza di Mussolini/Popolizio c’è stata una reazione accondiscendente, un malcelato entusiasmo. Il nostro redivivo Mussolini non fa paura perché possa riportare il fascismo ma perché svela che il nostro Paese è diventato profondamente populista grazie soprattutto al sistema dei media”.

Infatti, nel nostro Paese pare siano stati dimenticati il fascismo, la violenza, le persecuzioni politiche, il colonialismo e persino le leggi razziali tanto che, a un certo punto il film, da commedia diventa drammatico, svelando le ferite mai rimarginate, e la presa di coscienza del giovane.

“Hitler e Mussolini – afferma lo sceneggiatore – visti come sono entrati nell’immaginario collettivo. Il superpotere di Mussolini era il consenso, diceva ‘mi odiate perché mi amate ancora’, ha sfruttato l’ondata dell’antipolitica, e un’espressione più popolare legata alla patria. Se tornasse davvero probabilmente vincerebbe”.

“L’immagine di Mussolini gira ancora molto nelle campagne elettorali – spiega -, è stato sempre giudicato con indulgenza. Abbiamo prima studiato la reazione poi abbiamo fatto il film, l’abbiamo cambiato secondo quello che la gente diceva, che non fosse più grave, comunque, geograficamente è più brutta in una parte dell’Italia che dall’altra. Non ricordo una campagna elettorale più surreale. Spulciando le liste dei candidati su internet ho scoperto che si sta dando voce a chiunque e un potere immenso a chi potrebbe benissimo stare zitto”.

“Non ho mai pensato di imitarlo – afferma Popolizio che lo interpreta –, tanto meno la macchietta, perché c’era il rischio di fare un film sull’Italiota e anche perché nessuno sa esattamente com’era. Rod Steiger era straordinario in ‘Mussolini ultimo atto’ (di Carlo Lizzani ndr.), ma era un film storico che affrontava un episodio della sua vita. La scena della ragazza di colore che vende libri è capitata per caso, così improvvisando, quando lei mi dà un libro di poesie, io le dico: ‘Quando avete imparato a leggere?’ e lei risponde: ‘Da tanto tempo, perché leggere per noi è liberarsi’. E poi, quando le abbiamo chiesto la liberatoria per includerla nel film, disse ‘Sì, ma mi dovete comprare 15 libri!”

“All’inizio abbiamo pensato al trucco – aggiunge – ma dopo ci siamo resi conto che l’essenza era fare un film non una fiction. Di solito non so cosa fare, ma cosa non devo fare, specialmente con un personaggio, una maschera, e non essere legato alla sua faccia è meglio. Inoltre, Mussolini ha inventato la propaganda e deve fare i conti con lo share. Il nostro viene messo in croce dai media per aver ucciso un cagnolino, non per le cose aberranti sugli immigrati o altro che ha detto e fatto fino a quel momento”.

“Per la candid camera ci vuole più tempo – precisa Frank Matano, il coprotagonista nelle vesti di un documentarista autodidatta che lavora occasionalmente per una tivù e scopre che Mussolini non è un comico -, perché devi agganciare le persone, le devi imbrogliare e all’inizio non sapevano si trattasse di un film, in questo modo tutti hanno fatto una sorta di sfogo rivolto a Mussolini: ‘Ti prego torna; non vedevo l’ora di parlarti…”

“Io sapevo chi fosse – confessa -, un dittatore, so le cose che ha fatto. Però mio nonno aveva in casa ancora le sue statue e gli voleva molto bene, ma ha scordato quello che ha fatto. Io voglio bene a mio nonno, ma quelli che ho intervistato esprimono nostalgia per un periodo che non hanno mai vissuto tanto che ho l’impressione che i miei coetanei pensino che sia la soluzione e la strada giusta da fare”.

“Dopo il trionfo televisivo – conclude Miniero – credo che il nostro Mussolini vincerà le elezioni e diventerà dittatore, ma dopo due anni la rete televisiva lo farà dimettere per mettere al potere un altro”.

“Sono tornato” è una commedia amara che coinvolge perché mescola interventi della gente comune e finzione cinematografica, usando mdp in spalla, telecamera e addirittura telefonini per dare la giusta atmosfera a ogni scena. Ma come dice Miniero nelle note: “All’inizio si ride poi ci si vergogna un po’ delle nostre risate, quando si svela la vera faccia del populismo, non ché la possibilità che la storia si ripeta con i suoi orrori. Mussolini non è un alieno, fa parte della riflessione morale sul nostro Paese, il suo ritorno è quello di una paura ancestrale che rivela anche la malizia dei nostri sistemi di potere nello scendere a patti con lui. Allora come oggi”.

Nel cast Stefania Rocca (Katia Bellini, direttrice rete tv), Gioele Dix (Leonardi, il suo vice), Eleonora Belcamino (Francesca), Ariella Reggio (nonna Lea), Massimo De Lorenzo (Giorgio), Giancarlo Ratti (Capogrossi), Luca Avagliano (Gianni), Piera Russo (Carla), Elana Staropoli (Dada), Gugliemo Favilla e Danilo Sarappa (autori tv).

Nelle sale italiane dal 1° febbraio presentato da Vision Distribution in 400 copie