“Grace Jones: Bloodlight and Bami”

Presentato in anteprima al Toronto e al Torino Film Festival e in uscita evento, approda nelle sale cinematografiche per soli due giorni, “Grace Jones: Bloodlight and Bami”, firmato Sophie Fiennes (sorella degli attori Ralph e Joseph), un documentario  sulla storia – più privata che pubblica – di una donna fuori dal comune, trasgressiva, camaleontica, selvaggia, strepitosa e androgina, la Grace Jones diventata icona degli anni Ottanta/Novanta, non solo. Infatti il documentario della regista britannica tratteggia un profilo inedito di Grace Jones: amante, figlia, madre, sorella e nonna, senza filtri, alla ricerca di chi e cosa si cela davvero dietro la maschera dorata da diva.

In giamaicano ‘Bloodlight’ sta a indicare la luce rossa che si illumina quando un artista è impegnato in una registrazione in sala d’incisione, mentre il termine ‘Bami’ fa riferimento alla focaccia giamaicana fatta con farina e tapioca, ossia un alimento simile al pane e che rappresenta la sostanza della vita. L’eclettica artista (top model, cantautrice, attrice cinematografica…) viene ritratta tra Tokyo, Parigi, Mosca, Londra e New York, o ancora in sala di registrazione. Affettuosa e divertente, ma anche edonista e pronta a fare festa, Jones è anche una tenace e fiera donna d’affari.

Cuore pulsante del film è il palcoscenico, visto che il documentario include, tra gli altri, frammenti di performance inedite tratte dalle sue canzoni più famose come “Slave to the Rhythm” e “Pull Up to the Bumper”, ma anche brani autobiografici e più recenti come “Williams’ Blood”, “This Is” e “Hurricane”. Quindi, temi molto personali ci accompagnano nel viaggio che Grace Jones ha intrapreso attraverso la natia Giamaica, insieme al figlio Paulo e alla nipote Chantal, dove vengono mostrate senza reticenze le radici famigliari e viene raccontata la storia della sua tormentata infanzia.

Accompagnato dalle note di “Love Is The Drug”, viene messo in scena l’ultimo atto del coinvolgente documentario e una delle scene più toccanti che registrano l’incontro con l’ex compagno, il fotografo francese Jean Paul Goude, creatore delle iconiche copertine degli album della grande Grace. In questi frammenti viene ritratta una Jones mai vista prima, che si mostra come chi ha vissuto a 360°.

Una Grace Jones inedita raccontata senza nostalgia, lontana dai toni del classico biopic perché è soprattutto il ritratto di una donna speciale alla ricerca delle sue radici e della terra in cui è cresciuta, intervallato dalle sue canzoni-performance.

“Ci sono quattro piani della narrazione nel film – dice la regista, precedentemente autrice di “Hoover Street Revival” (2001) sulla chiesa di Los Angeles del fratello della Jones, Noel – e il viaggio in Giamaica è certamente uno di questi. Sono livelli interconnessi tra di loro e che portano lo spettatore all’interno della storia. La pellicola è strutturata come una cipolla: strato dopo strato si completa l’intero ortaggio, allo stesso modo i diversi piani danno un senso all’opera”.

“Il passato di Grace – continua – si ripresenta continuamente nel suo presente, ma il materiale raccolto in Giamaica è fondamentale per riportarci alle sue origini, alle radici e alla terra che l’ha vista crescere e dove ha trascorso la sua infanzia. Una volta raccolto il materiale, mi sono resa conto di quanto fossi affascinata dal forte contrasto tra ciò che era estremamente naturale – in termini di luce, pelle, suoni e colori – e di ciò che invece era artificiale, ovvero tutto ciò che riguardava Grace nella sua vita reale, lavorativa e pubblica di tutti i giorni, ossia la metropoli, il trucco in volto, le suite degli hotel, i palcoscenici”.

Nelle sale italiane il 30 e 31 gennaio distribuito da Officine Ubu

HANNO DETTO

“Magnetico e sorprendente”
Il Venerdì di Repubblica

“Spettacolare e provocante”
Screen International

“Il ritratto di un’artista completa, di una donna
che ha saputo manipolare ad arte il suo destino”
Corriere della Sera

“Un illuminante e luminoso viaggio
dentro il mondo di una diva straordinaria”
Il fatto quotidiano

“Un ritratto adulto, stratiforme
e anticonvenzionale come la sua protagonista”

Mymovies.it