La magia torna all’Olimpico di Roma

  È, con il circo, la forma di spettacolo apparentemente più desueta e fuori moda. Che però non sia così lo attesta il longevo successo di ‘Supermagic’, il Festival Internazionale della magia che torna al Teatro Olimpico di Roma per la sua 15esima edizione, ottenendo alla prima (lo spettacolo è in scena fino al 4 febbraio) il sold out della capace sala da 1.500 posti. Questo peraltro è il primo problema strutturale della magia, che vorrebbe sale piccole, dove la vicinanza tra artista e spettatore sia la massima possibile, e che d’altra parte offre spettacoli estremamente impegnativi e costosi, che per sostenersi hanno bisogno di grandi numeri. Un artista, in una stagione, non può studiare e allestire che pochissimi numeri, con costi anche materiali ingenti, e proprio in questo impegno stanno la peculiarità e il fascino di una forma d’arte che, per sorprendere il pubblico, evidenzia le capacità atletiche e tecniche di chi le interpreta, oltre alla presenza scenica.

  Nel cartellone del Supermagic 2018 questi vari aspetti si percepiscono in modo netto. Alcuni artisti, in particolare Jay Niemi, colpiscono per la straordinaria capacità manuale: il gioco antichissimo delle colombe (nel caso del finlandese anche dei pappagalli) che spuntano dal nulla, per volare addirittura sopra le teste degli spettatori, è eseguito con una freddezza impressionante. Altri maghi, come il ventriloquo francese Marc Metral (esilarante il numero con la cagnolina), il giovane Jakob Mathias (che sopperisce alla semplicità di alcuni trucchi con il gesto atletico) e l’illusionista tedesco Topas (due volte campione del mondo), uniscono invece alle ottime capacità tecniche una presentazione particolarmente divertente e coinvolgente.

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Marc Metral e la cagnolina

  Impeccabili nell’esecuzione e simpatici nella presentazione anche i trasformisti coreani Ellie K e Jeki Yoo, Guinness dei primati per il cambio d’abito in 30 secondi: i due non hanno nulla da invidiare al nostro Arturo Brachetti. Un punto debole comune tra Supermagic e Brachetti, a proposito, sono invece gli intervalli, i siparietti un po’ incespicanti, artificiosi, con testi deboli. Probabilmente, si pensa che nel caso della magia il pubblico non badi tanto agli intervalli quanto alla sostanza dei numeri presentati. Da questo punto di vista, come detto, nulla da eccepire su Supermagic, a patto ovviamente di amare un genere che ha il suo punto di forza nella tradizione e in qualche modo nella ripetizione: uomini in frac, belle ragazze, scatole, veli, carte da gioco, bastoni che si trasformano in foulard e viceversa, “apparizioni e sparizioni”, per citare una vecchia battuta di Ezio Greggio.

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L’illusionista tedesco Topas

  Il repertorio è questo, da sempre e probabilmente per sempre: unico inserimento tecnologico di Supermagic 2018, un breve ma efficace gioco di laser, mentre sono mancati i grandi oggetti presentati in alcune edizioni passate e che colpiscono molto il pubblico, come le motociclette. D’altronde questo spettacolo di varietà conta ormai l’esibizione di più di 75 maghi, applauditi da oltre 170mila spettatori, rinnovare non deve essere facile. Alla prima erano presenti in sala tra gli altri l’attore e mago Sergio Bustric, l’illusionista Gaetano Truggiano (che sarà al Brancaccio di Roma dal 27 al 29 marzo) e Davide Calabrese degli Oblivion, produttore con il sodale Fabio Vagnarelli di ‘Prodigi’, lo spettacolo del mentalista Vanni De Luca.

Info sul sito www.supermagic.it e sulla pagina www.facebook.com/SupermagicFestival.

Battista Falconi