“Chiamami col tuo nome”

Reduce della conquista di 4 nomination ai premi Oscar (Film, Attore Protagonista, Sceneggiatura non originale, Canzone), esce in anticipo “Chiamami col tuo nome” dell’italiano cosmopolita Luca Guadagnino (da “Io sono l’amore” a “The Bigger Splash”), da una sceneggiatura firmata James Ivory e tratta dal romanzo omonimo di André Aciman.

Un coinvolgente dramma adolescenziale sulla scoperta del sesso, la passione, il desiderio e sulla ricerca di un’identità (non solo sessuale), del diciassettenne Elio Perlman (un sorprendente Timothée Chalamet, da “Interstellar” a “Lady Bird”), attraverso l’infatuazione per un americano più grande, Oliver (Armie Hammer, da “J. Edgar”, ovvero Hoover, all’imminente “Final Portrait”) – ospitato in villa dal padre archeologo – che poco a poco dimostrerà di ricambiarlo. Cultura e poesia, amore ed erotismo si mescolano in una calda estate nella imprecisata cittadina del nord d’Italia. Dalla Liguria del romanzo alla Lombardia di Crema e i suoi dintorni, ultima residenza dell’autore.

Storia di una travolgente attrazione raccontata con sobria eleganza, senza eccessi né stereotipi, fra riferimenti e citazioni, che ricostruisce un periodo dell’adolescenza che tutti gli adolescenti vivono alla scoperta delle loro preferenze sessuali, che al momento i maschi accettano o meno, per poi negarlo e/o reprimerlo, una volta scoperta la loro vera identità sessuale. Non a caso, il suo amico americano una volta tornato in patria deciderà di sposarsi con la fidanzata, tenuta nascosta.

Un racconto di formazione di un ragazzo già maturo culturalmente (trascrive e suona musica classica, legge) ma non sentimentalmente, in una famiglia borghese colta, multiculturale (quanto il regista, nel film parlano inglese, francese e italiano) e libera, negli anni Ottanta dell’edonismo e del riflusso, dopo un ’68 che ha visto sconfitte le idee di libertà, pace e cambiamento. Guadagnino ama i suoi personaggi/attori e li spoglia spiritual e culturalmente, piuttosto che fisicamente, per trasmettere allo spettatore emozioni e sentimenti, compassione ed empatia.

 

 

E lo fa con il suo particolare stile – che paradossalmente non ha mai colpito la critica né il pubblico italiano – che fonde la tradizione del cinema d’autore italiano del passato con una ricerca visiva innovativa, se vogliamo trasgressiva – che può sembrare presuntuosa -, degna erede del suo maestro Bernardo Bertolucci, a cui dedica le sue candidature, insieme al padre. Però si sa “nessuno (o quasi) è profeta in patria”, tanto che Guadagnino è amato all’estero e soprattutto in America.

Se “Chiamami col tuo nome” non diventa un capolavoro è perché qualche difettuccio c’è, infatti, diventano stonate le discussioni politiche (Craxi e C.) a tavola o il ballo per strada con quei ‘strani’ italiani con lo stereo accesso in macchina. E’, invece, davvero commovente il monologo del padre (Michael Stuhlbarg, da “Il ponte delle spie” a “La forma dell’acqua”) al figlio Elio che racchiude il cuore del romanzo/film e l’essenza dell’esistenza.

Nel cast internazionale Amira Casar (Annella, la madre), Esther Garrel (Marzia),Victoire Du Bois (Chiara), Vanda Capriolo (Mafalda), Antonio Rimoldi (Achiese), Elena Bucci (storica dell’arte), Marco Sgrosso (storico dell’arte 2), Peter Spears (Isaac) e lo stesso autore del libro André Aciman (Mounir). Una co-produzione indipendente fra Italia, Usa, Francia e Brasile che ha finora vinto 44 premi e avute 133 nomination.

Nelle sale dal 25 gennaio distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia