“La testimonianza”

In anteprima mondiale alla 74.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia 2017 – in concorso nella sezione Orizzonti -, l’opera prima “La testimonianza”, sceneggiata e diretta dall’israeliano Amichai Greenberg, è un dramma – di finzione ma ispirato a fatti e testimonianze vere – che affronta ancora una volta la Shoah, ma lo fa attraverso il ritratto di un ricercatore ebreo alle prese con una verità nascosta, anzi sepolta, come quelle duecento vittime del nazismo che tutti vorrebbero negare. Infatti, durante un’intervista tivù, il protagonista dichiara: “non esiste una verità mia o sua, ma una verità assoluta che possiamo negare oppure accettare”.

Yoel (un bravo e credibile Ori Pfeffer), ricercatore ebreo ortodosso, che studia l’Olocausto, è in aperta battaglia legale, ampiamente seguita dai media, contro potenti interessi in Austria. Al centro della vicenda un brutale massacro di ebrei che ebbe luogo verso la fine della Seconda guerra mondiale nel villaggio di Lendsdorf.

Una potente famiglia industriale, sulle cui terre avvenne la strage, sta progettando di costruire un complesso immobiliare proprio su quel luogo. Yoel sospetta che il loro obiettivo sia quello di insabbiare il caso per sempre, ma ha difficoltà a trovare le prove definitive per fermare il progetto. Ma, durante le sue indagini sulla strage, Yoel esamina testimonianze secretate di sopravvissuti alla Shoah e, scioccato e sorpreso, ritrova una testimonianza resa dalla madre, di cui non sospettava l’esistenza. In essa, la donna confessa un fondamentale segreto del proprio passato. Yoel, che sta svolgendo una doppia ricerca, personale e scientifica, si ritrova imprigionato tra insormontabili muri di silenzio. Da storico, instancabilmente dedito alla verità, decide di continuare le ricerche anche a costo di rovinare la propria vita personale e professionale, e addirittura mettendo a rischio la propria identità. Non a caso il titolo originale recita “Il testamento”.

Quindi, un dramma che indaga, come in un giallo e si svolge come un thriller, tra radici e identità, storia e cultura, politica e religione, passato e presente e che spinge a riflettere anche su cosa significhi essere e/o appartenere a una comunità. E, se formalmente, “La testimonianza” è tradizionale, emotivamente è coinvolgente perché riesce a emozionare e commuovere lo spettatore nel modo giusto, senza pregiudizi né retorica.

“Sono stato cresciuto con la consapevolezza – scrive nelle note il regista – che essere un ebreo osservante, nonché figlio e nipote di sopravvissuti alla Shoah, rappresentasse le radici della mia esistenza, la vera essenza della mia identità: qualcosa di più grande di me e della vita stessa. Da bambino ero incantato dalle storie dei miei nonni sull’Olocausto. Sono cresciuto tra storie eroiche, incredibili, in cui la vita e la morte erano separate da una linea sottile”.

“Per me erano le migliori storie d’avventura – continua l’autore – che ci fossero. Ma la mia vita di tutti i giorni contrastava con questo dramma. Figlio di sopravvissuti alla Shoah, sono cresciuto in una famiglia priva di emozioni, dove sentivo che mancava sempre qualcosa. Qualcosa di sfuggente, che rimaneva innominato. Questo enorme abisso mi ha lasciato senza parole. Il copione del film rappresenta il mio sforzo per penetrare attraverso i muri trasparenti del silenzio”.

Affiancano il protagonista, Pfeffer, recitano Rivka Gur (Fania, la madre), Hagit Dasberg Shamul (Rina), Ori Yaniv (Miki), Orna Rothberg (Miriam), Daniel Adari (Yonatan), Shmulik Atzmon (Yehoshua), Iréna Flury (Sylvie), Leah Koenig (Lea), Izhak Heskia (rabbi). Greenberg. La fotografia è firmata da Moshe Mishali, il montaggio da Gilad Inbar e le musiche da Marnix Veenenbos e Walter W. Cikan.

“La testimonianza” (The Testament) ha partecipato anche all’Haifa International Film Festival 2017 dove ha ricevuto il premio Best Israeli Film Competition, e al Tertio Millennio Film Fest di Roma 2017, dove ha avuto una Menzione Speciale. La pellicola è stata prodotta da Yoav Roeh, Aurit Zamir Per Gum Films (Israel) con Sabine Moser, Oliver Neumann per Freibeuterfilm (Austria), con il supporto di Israel Film Fund, Jerusalem Film Fund, Austrian Film Institute, Keshet Tv, Yes Tv.

Nelle sale italiane dal 25 gennaio 2018 distribuito da Lab80 Film