“Marlina, omicida in quattro atti”

Presentato alla Quinzaine des Réalisateurs dell’ultimo Festival di Cannes e premiato a dicembre con il Mercurius Prize al Noir in Festival, approda ora nelle sale “Marlina, omicida in quattro atti” (Marlina the Murderer in Four Acts), scritto (con Rama Adi) e diretto dalla regista indonesiana Mouly Surya, tratto da un soggetto di Garin Nugroho. E’ è una sorta di moderno western che racconta il percorso di vendetta e redenzione della protagonista: Marlina (bella e brava Marsha Timothy), una vedova che vive sull’isola di Sumba, dove le donne ancora sono relegate al ruolo di casalinghe di altri tempi, e che – rimasta vedova e sola – viene violentata e depredata dei suoi beni (soldi, bestiame e dignità) da una gang di sette uomini, capeggiata da Markus.

Il desiderio di giustizia che muove Marlina porta il pubblico in un avventuroso viaggio che attraversa gli splendidi paesaggi dell’Indonesia rurale (fotografati da Yunus Pasolang), che contrastano con quelli sordidi dell’universo umano – soprattutto maschile perché esiste la solidarietà femminile -, accompagnato dalle coinvolgenti  musiche originali di Zeke Khaseli e Yudhi Arfani, che – con fiati e chitarre rimandano a Ennio Morricone e compagni.

Infatti, “Marlina” è un western al femminile, ricco di richiami (persino a “Thelma & Louise” ma con un obiettivo diverso) in cui la protagonista – che ricorda le donne dei western di Sergio Leone (vedi la Cardinale in “C’era una volta il West”) e Sam Peckinpah, mai rassegnate nel ruolo di vittime e decise ad andare avanti – trascina gli altri personaggi in una insolita, feroce e ironica ribellione contro la violenza dell’universo maschile. Infatti, anche la sua amica (Dea Panendra), in procinto di partorire (ha superato di un mese la data) e in viaggio per raggiungere il marito che l’ha lasciata da sola, viene maltrattata e derisa dagli uomini di turno, spingendo persino lei ad una reazione tanto violenta quanto efferata. Il tutto in soli 93 minuti, grazie ad un montaggio abile e serrato di Kelvin Nugroho.

“Credo che Marlina – ha detto la regista, classe 1980, alla sua opera terza –, con la sua immagine fatta di mistero, sensualità e ostinazione, mi sia stata ispirata dall’immagine delle donne che ho incontrato sull’isola di Sumba. Al giorno d’oggi abbiamo diverse figure di donne forti in Indonesia, sia in politica che nel mondo del lavoro, ma in luoghi come Sumba il posto della donna è ancora la cucina: da lì le donne devono entrare e uscire dalla casa. Eppure sull’isola ho conosciuto una donna, un’insegnante di nome Marlina, che si è difesa con tenacia dopo essere stata accusata di aver dato scandalo a causa di un video in cui ballava. In qualche modo mi è stata d’ispirazione”.

Nel cast, a noi sconosciuti ma perfetti, Egi Fedly, Yoga Pratama, Rita Matu Mona, Yayu Unru, Anggun Priambodo, Ayez Kassar, Safira Ahmad, Indra Birowo, Ozzol Ramdan.

Nelle sale italiane dal 18 gennaio distribuito da Lab80 Film