Streep, Hanks e Spielberg presentano “The Post” un film sulla libertà (di stampa) e sul potere (negato) delle donne

Arriva nelle sale italiane il 1° febbraio e sarà, sicuramente, uno dei protagonisti della notte degli Oscar. E’ “The Post” di Steven Spielberg con Meryl Streep e Tom Hanks, che racconta uno dei momenti cruciali della storia americana nei quali i comuni cittadini hanno dovuto decidere se mettere a rischio tutto – livello di vita, reputazione, immagine e persino la libertà – per fare quello che credevano fosse giusto e necessario per proteggere la Costituzione e difendere la libertà del loro paese.

“Al centro c’è la libertà di stampa – esordisce Spielberg alla conferenza stampa a Milano e in diretta skype a Roma – perché i giornalisti sono i guardiani della democrazia. E che, a posteriori, Nixon ha cercato di negare completamente, tanto che ci è voluta la sentenza della Corte suprema a riconfermarla, perché si è trattato veramente di un atto inaudito (il primo a pubblicare parte dei documenti era stato il New York Times a cui era stato vietato di continuare le pubblicazione e venne processato ndr.), la prima volta dalla guerra Civile che una corte di giustizia cercò di limitarla, una minaccia reale di rilevanza assoluta, c’è una sorta di inversione numeri tra 1971 e 1947, e oggi nel 2017 ci troviamo forse in una situazione peggiore, perché tutto quello che non piace al Presidente viene etichettato come fake news, notizie false”.

Ecco cosa racconta il film. Nel 1971, Katharine Graham (Streep) è la prima donna alla guida del The Washington Post in una società dove il potere è di norma maschile. Ben Bradlee (Hanks) è il duro e testardo direttore del suo giornale. Nonostante Kay e Ben siano molto diversi, l’indagine che intraprendono e il loro coraggio provocheranno la prima grande scossa nella storia dell’informazione con una fuga di notizie senza precedenti, svelando all’America e al mondo intero la massiccia copertura di segreti governativi riguardanti la guerra in Vietnam durata decenni. Una lunghissima serie di ‘bugie’ raccontate per ingannare i cittadini.

“In un mondo di uomini essere una donna ai vertice è difficile – prosegue -, perché deve trovare una voce, farsi valere nella professione, nella società e nell’azienda. E’ una figura di donna che riesce a essere se stessa e a far sentire la sua voce. E per rappresentare un rapporto così vero tra lei e il direttore Ben Bradlee ho avuto due attori così fantastici”.

“Non avevamo mai lavorato insieme – ribatte Meryl Streep – è stato come quando alle ragazze viene chiesto se vogliono ballare per la prima volta. Nora Ephron ci ha portato a lavorare insieme, perché tramite lei siamo diventati amici, Tom e Steven vivono a Los Angeles, io a New York. E’ positivo potersi conoscere sul set, grandissimo, sicuramente è la maniera più divertente, più pungente come lei di cui le donne sono capaci. Nora è stata sempre una grande ispiratrice per me e vorrei che fosse qui con noi a parlare del film e dei nostri giorni, nessuna come lei si sarebbe espressa in maniera più divertente e pungente”.

“Mi ha attratto il personaggio – prosegue sul film -, la prima versione acquistata da Amy Pascal (una delle produttrici ndr.) prima delle elezioni presidenziali, pensavo si trattasse di un film nostalgico, che raccontasse i passi avanti fatti da noi donne, soprattutto  in vista della possibilità di avere un Presidente donna, all’apice del governo; invece dopo le elezioni abbiamo capito che è una riflessione su quanta strada non abbiamo ancora fatto, oggi che l’ostilità verso le donne e la stampa è al vertice del governo”.

“Abbiamo fatto fatica a chiedere – precisa scherzosamente Hanks -, dopo tutti i film fatti con Spielberg, ‘vorremmo che Streep fosse con noi sul set’. Il mio personaggio è grande, un uomo competitivo con una grande passione, uno che vuol avere ‘LA STORIA’. Nel ’71, l’idea che il New York Times potesse averla prima di lui lo teneva sveglio la notte, lo faceva impazzire (loro era il quotidiano ‘locale’ di Washington Post ndr.). Infatti, la scena più divertente, è quando dice ‘siamo gli ultimi a saperlo a casa nostra’. C’era tutta la passione, la partecipazione e la sfida che caratterizza tutto il film, perché in quel campo non puoi arrivare secondo ”.

“Il coraggio l’ha avuto – spiega Streep – Daniel Ellsberg che, dopo aver lavorato per il governo, nel Dipartimento di Stato, scoprì che i documenti non dicevano la verità sulla guerra del Vietnam, dove lui era stato come soldato e inviato, e decise, nonostante fosse a rischio per la legge sullo spionaggio, di far arrivare ai giornalisti le carte top secret (poi definiti Pentagon Papers ndr.), all’editore e direttore il coraggio di pubblicarli. Conseguenza di un atto di coraggio davanti a un fatto che aveva qualcosa di terribile portato avanti per quattro amministrazioni e confermata da una quinta (Nixon ndr.) decisa a sopprimere la libertà di stampa. Questa donna, Katharine Graham, a capo della sorellina piccola del New York Times, dimostra di essere al posto suo, un’affermazione forte, quando per molte di noi non era così. Alla direzione dei giornali erano tutti bianchi, tutti maschi e lei decise di sfidare Nixon con una decisione così potente, in un momento in cui non era consapevole della sua autorità né dell’idea di poter essere un leader. E’ stata la prima donna a capo di una società editrice che poi ha vinto anche il premio Pulitzer con la sua autobiografia”.

“Lei ha imparato ad avere coraggio – prosegue -, però non sempre impariamo alle nostre ragazze ad avere lo stesso coraggio, dovremo insegnarlo alle nostre figlie. Vorrei che questo film possa spingere le donne ad esprimersi come vogliono in un mondo che non glielo permette ancora”.

Inoltre, aggiunge il regista, “è una storia complessa perché allora il Washington Post era secondo rispetto al Washington Star, perciò Ben Bradlee, che era di un competitività estrema, sognava un futuro grandioso per The Post, di cui un giorno sarebbe alla presidenza, e spinto da grande passione riuscì a sfidare il Times. E, convincendo il suo editore a guardare in grande, poi ci riuscì completamente con il caso Watergate”.

“Non so perché ci sia voluto così tanto tempo perché le donne facessero sentire la loro voce chiara e forte – spiega Streep sul caso scattato con le denunce di molestie verso Weinstein -, forse perché noi esseri umani capiamo le cose molto lentamente, non so però se questa aria sia arrivata fino al Congresso e al governo, ma in ogni posto di lavoro c’è una grande apertura e ribellione, non solo a Hollywood. Sono ottimista”.

“Non ho competenza sul tema – conclude Spielberg – non sono un sociologo e nemmeno un conduttore di un talk show a cui tutti chiedono consiglio. E’ un problema che risale all’alba dei tempi, riconfermato dalla letteratura, è la consueta battaglia dei sessi, e oggi le donne hanno più occasioni e più forza per spezzare lo stampo in cui gli uomini le hanno imprigionate. Come nel corso della Seconda guerra mondiale, quando gli uomini erano al fronte a difendere la democrazia, tutta l’industria passò nelle mani delle donne, ma quando gli uomini sono tornati a casa, le donne non hanno avuto la possibilità di restare né le venne loro riconosciuto il ruolo fino ad allora ricoperto, ma sono tornate in cucina. Ma credo si tratti di una lotta di potere che riguarda soprattutto gli uomini – anche quando esempi storici dimostrano che le donne hanno la capacità per prendere il posto di leader e di avere una voce propria – che non hanno imparato ancora a controllarsi, a trovare un modo di comportarsi, di accettare un no. Spero che la Graham venga presa come esempio e che le donne dicano finalmente ‘al diavolo, faccio come dico io!”