“Tre manifesti a Ebbing, Missouri”

Reduce di quattro Golden Globe (Miglior Film, Miglior Attrice Protagonista, Miglior Attore non Protagonista e Miglior sceneggiatura) e di altri 64 premi, arriva ora nelle sale italiane – in attesa della notte degli Oscar -, “Tre Manifesti a Ebbing, Missouri”, scritto e diretto dal Premio Oscar, Martin McDonagh, già apprezzato per “In Bruges” e “7 Psicopatici”, che ha voluto – a ragione – come protagonista la pluripremiata Frances McDormand, nei panni dell’ormai mitica Mildred Hayes, una madre dal discutibile temperamento alla ricerca dell’assassino che ha messo fine in modo tragico all’esistenza della figlia adolescente.

Con l’obiettivo di riportare a galla il caso – avvenuto sette anni prima – di stupro, omicidio e distruzione del cadavere (è stata infine bruciata), la combattiva e scorbutica Mildred (McDormand) commissiona la realizzazione di tre manifesti pubblicitari contenenti un messaggio diretto a William Willoughby (Woody Harrelson), il venerato capo della polizia della città che coinvolgerà nelle indagini il suo secondo Dixon (Sam Rockwell).

Un dramma sui toni della spietata dark comedy che mette a fuoco un’America di provincia radicata fra tradizione e pregiudizio, che cova ancora razzismo e violenza, ingiustizia e disagio, disperazione e rabbia. Infatti ne vengono fuori antichi rancori e ricatti, odio e amore, incomprensioni e solidarietà, contraddizioni e verità nascoste, gioie e dolori di un mondo che è anche il nostro, e in cui tutti o quasi abbiamo la possibilità di redimerci.

“La storia che ho voluto raccontare è quella di una guerra tra due persone che sono entrambe, in una certa misura, nella parte giusta – ha spiegato l’irlandese McDonagh -, ed è per questo che si attiva tensione e drammaticità. Quale direzione segui quando sei bloccato tra perdita e rabbia? Cosa fai, di costruttivo o distruttivo, per scuotere le cose? Mi è sembrato interessante indagare su ciò che accade quando la vita ci mette di fronte a situazioni senza speranza, ma che ci invitano ancora a sperare. Questo è anche il motivo che differenzia il mio film dagli altri polizieschi, mi sono domandato: ‘cosa succede se non c’è soluzione a questo crimine?’”.

Emozioni e poesia – davvero commovente la sequenza dell’incontro della protagonista con una gazzella nel luogo in cui è stata bruciata la ragazza -, tensione e commozione si mescolano, infatti, offrendo allo spettatore l’occasione di godersi un ottimo spettacolo e di riflettere sui mali della società contemporanea (e dell’uomo) perché mette in risalto quelli del passato, anzi, che quasi senza accorgersene si trascina da secoli.

Il regista e sceneggiatore ha confessato di aver scritto il personaggio di Mildred proprio per la McDormand: “era lei l’attrice che possedeva tutte le caratteristiche della mia protagonista. Doveva essere in contatto con la classe lavoratrice, avere una sensibilità rurale. Ero sicuro che avrebbe potuto interpretare la sua oscurità con destrezza e umorismo”.

Il film era già stato vincitore nel 2017 del premio Miglior sceneggiatura alla 74.a Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il premio del pubblico al San Sebastián International Film Festival e al Toronto Film Festival – ed ha avuto sei di nomination ai Golden Globes; quattro invece le candidature ottenute ai SAG – Screen Actors Guild Awards, tra cui anche quella ambita al Miglior cast cinematografico.

Oltre i protagonisti, recitano Lucas Hedges (Robbie), Zeljko Ivanek (sergente), Caleb Landry Jones (Red Welby), Kerry Condon (Pamela), Abbie Cornish (Anne), Amanda Warren (Denise), Sandy Martin (mamma Dixon), Clarke Peters (Abercrombie) e Peter Dinklage (James). Le musiche originali sono di Carter Burwell, il montaggio di John Gregory e la fotografia di Ben Davis.

“Tre manifesti a Ebbing, Missouri” (Three Billboard Outside Ebbing, Missouri”) è stato inoltre designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (SNCCI) grazie alla capacità di McDonagh di mescolare e stratificare “influenze che partono dagli archetipi della tragedia greca e arrivano al noir postmoderno, passando per gli stilemi del western e quelli della commedia nera, senza mai farsi derivativo” e per la capacità di essere “un film di grande intrattenimento, che non perde efficacia nella descrizione di un mondo – gli Stati Uniti rurali – nel quale rancore, violenza, razzismo, ignavia e ignoranza, senza più argine, rischiano di radere al suolo ogni forma di vivere sociale e comunitario”.

Nelle sale italiane dall’11 gennaio distribuito da distribuito da 20th Century Fox Italia