Il giovane tram che voleva vedere il laghetto di Villa Borghese con le anatre

 

  Era un giovane tram che ogni giorno percorreva, avanti e indietro, la via del Corso a Roma, che una volta aveva le rotaie. Da piazza Venezia a piazza del Popolo, da piazza del Popolo a piazza Venezia.  Dopo un poco, il giovane tram cominciò ad annoiarsi.

  “Ieri notte, al deposito”, disse al conducente, “ho chiacchierato con un collega di periferia. Il suo percorso è molto più lungo del mio e costeggia un parco dove ci sono grandi alberi che adesso hanno i rami tutti verdi perché siamo a maggio, e tante aiuole dove crescono rose e tulipani. Quando li vedevo riuniti in mazzi tra le braccia di qualche signora, non sapevo che i fiori venissero su dalla terra”.

  “Ci sono tante altre cose che non sai”, rispose il conducente: “Però non ti dovresti lamentare. Quel collega che hai conosciuto, essendo un tram di periferia, non è curato come sei tu, e i suoi passeggeri sono impiegati, operai, donne di casa, anche povera gente che non ha i soldi per pagare il biglietto”.

“Però su quel tram ci sale lo stesso”.

  “Sperando che non ci vada anche il controllore. Anzi, il controllore l’Azienda non ce lo manda, per non mortificare quei poveretti”.

  “Se è per questo, sul nostro tram viaggia sempre una signora che cambia pelliccia ogni giorno e non paga mai il biglietto”.

  “La conosco, ma è la moglie di un ministro: sono costretto a chiudere un occhio”.

  Il  giovane tram sospirò e quella notte chiese altri particolari al collega di periferia, venendo a sapere che il parco da lui costeggiato cambiava aspetto ad ogni stagione. Il giovane tram aveva i fari tutti accesi per la meraviglia.

  “Guarda che non ti sto raccontando favole”, replicò offeso il tram di periferia: “Mi risulta che anche dalle tue parti c’è un  parco. Potresti cercare di darci un’occhiata”.

  La mattina dopo, quando il giovane tram arrivò in fondo a via del Corso, chiese al conducente: “Cos’è tutto quel verde che vedo in lontananza?”.

  “Sono le cime degli alberi di Villa Borghese. Quello sì che è un grande parco, altro che quello del tuo collega di periferia. C’è persino un laghetto, con le anatre che vi nuotano”.

  Quest’ultima notizia riempì d’emozione il giovane tram. Un laghetto! e delle anatre! No, non poteva continuare ad andare avanti e indietro tra quei  grigi  palazzi antichi: no, lui a quel laghetto ci doveva arrivare a qualsiasi costo.

  Il conducente aveva l’abitudine, il pomeriggio, di fare merenda in un bar che si trovava nei pressi del capolinea, in fondo a via del Corso. Ogni volta, rivolgendosi al giovane tram, gli lanciava una battuta che credeva spiritosissima: “Tu, aspettami qui. Non ti muovere per nessuna ragione”.

  Quel giorno, il giovane tram non attendeva altro: uscì dalle rotaie e prese la rincorsa verso piazza del Popolo, che attraversò in un baleno arrivando al piazzale Flaminio, e successivamente infilò a grande velocità Villa Borghese, mentre il conducente avvertito dai passanti  lo inseguiva col fiato grosso.

  Quanto era grande quel parco, quante piante, quanti cespugli fioriti, quanti viali… ma il laghetto, dov’era? Il giovane tram si fermò a chiederlo a un gruppo di ragazzi.

  “Ci stiamo andando anche noi”.

  “Allora, montate su”, disse il giovane tram. I ragazzi non se lo fecero ripetere due volte, e quando furono nella vettura si misero a cantare e ballare.

  Per arrivare al laghetto, il giovane tram fu costretto a percorrere un bel prato verde, lasciando profondi solchi e quando fu in vista del laghetto il suo entusiasmo fu tale che per unirsi alle anatre entrò nell’acqua per metà. Prima che sprofondasse del tutto arrivò il conducente che lo tirò fuori. Arrivarono anche i vigili urbani, che volevano multare il giovane tram per disastro ecologico e inquinamento idrico.

  Il conducente era molto arrabbiato: “Non so se l’Azienda vorrà perdonarti. Forse sarai rottamato. E temo che se la prenderanno anche con me”.

  Il giovane tram piangeva a calde lacrime, ma intanto al capolinea si era formata un bel po’ di gente che cominciava a innervosirsi e a protestare. Il conducente, sperando di evitare il licenziamento, riportò più in fretta che poteva il giovane tram al capolinea, facendolo rientrare nelle rotaie.

  Il giovane tram si rimise in movimento, senza ancora riuscire a frenare il pianto. Una signora se ne accorse e ne chiese ragione al conducente, così i passeggeri vennero a conoscenza della fuga del giovane tram per vedere gli alberi, i fiori e il laghetto di Villa Borghese con le anatre. Il giorno dopo, molte signore, per consolarlo, arrivarono alle fermate con piante di gerani, rose, iris, nasturzi, dalie. Qualcuna, anche con delle anatrelle di celluloide. L’interno del giovane tram era diventato una serra. La vicenda corse di bocca in bocca, e attraverso i giornali che ne dettero ampio risalto lo vennero a sapere anche gli altri tram, che non mancarono di pretendere la loro parte di fiori e di piante. Purtroppo, per i passeggeri, non rimanevano che pochi posti, e l’Azienda dei trasporti rischiava il fallimento, quando a qualcuno venne un’idea: perché non appendere alle fiancate dei tram e degli autobus, e anche sui tetti, tanti portavasi dove collocare ogni sorta di piante? Così venne fatto, e i cittadini romani furono rallegrati dallo spettacolo quotidiano di aiuole ambulanti che transitavano per le vie della città spandendo i loro profumi.