La “Benedetta follia” di Carlo Verdone con una travolgente Ilenia Pastorelli

E’ tornato Carlo Verdone, stavolta dopo le feste, con una commedia ‘al femminile’, tra equivoci e incomprensioni, malintesi e bisticci, che prende spunto dalla realtà quotidiana per parlare di rapporti e terza età in “Benedetta Follia”, e per l’occasione affiancato da due giovani sceneggiatori – Nicola Guaglianone e Menotti – e da un gruppo eterogeneo di attrici.

“In realtà – esordisce Verdone alla presentazione stampa – Guaglianone e Menotti mi hanno proposto due soggetti, una storia di famiglia con al centro un uomo intrigante; l’altra assolutamente al femminile, che mostra l’incontro di un sessantenne con una ragazza diversa, entrambi in difficoltà, nel negozio di arte sacra di cui lui è proprietario, dove ci sono più sentimenti, relazioni, internet e app. E’ diverso rispetto a ‘Stasera a casa di Alice’ e ‘Maledetto il giorno che t’ho incontrato’, ma era l’occasione per lavorare ancora con delle donne, dopo film come ‘Posti in piedi in Paradiso’ e ‘L’abbiamo fatta grossa’; un universo femminile pieno di smarrimento e relazioni sociali”.

“Abbiamo cominciato un anno fa – prosegue – per rendere possibile lavorare con attrici, ragazze straordinarie, nonostante avesse altri cinque soggetti, di cui almeno tre validi, in cui ci credevo. E’ la storia di un uomo condizionato dalle donne e con le quali si confronta in una sorta di ring. Oggi la vita è più solitaria, la rete riesce a organizzarti incontri, ma io mi fido più di quelli in carne e ossa, conviviali, anziché mandare un messaggio fidandosi di una foto.  Però due coppie di amici si sono incontrati sulla rete e stanno insieme da tre anni. A volte può succedere un miracolo, ma le insidie ci sono sempre e un pochino mi spaventa. Anche per il film io, attaccato al reale come sono, non avrei fatto saltare il velo come in quel numero musical-onirico, e a venirne fuori. Abbiamo passato dei giorni a riflettere sul fatto, ma con l’aiuto di Luca (Tommassini, il coreografo ndr.) è stato tutto più facile”.

“Volevo fare un film – precisa – sulla serenità, la pacatezza che fosse un grosso abbraccio anche al pubblico. Sulla scia di quella leggerezze e serenità di cui tutti abbiamo bisogno, perciò quella passeggiata notturna in moto sulle strade ci riporta in una Roma di altri tempi, perché non volevo cercare le magagne e il degrado, ma che tornasse a essere quella che tutti amiamo”.

“Quando mi ha telefonato non ci credevo – ribatte Guaglianone -, e ho cominciato a ripetere le battute dei suoi film, dato che arrivato a 44 anni sono cosciente che non si trovano più maestri, invece Carlo lo è stato e, come attore, recita immediatamente le battute, tanto che quando mi ha detto ‘Come cavolo ti permetti!’ non avevo capito che stava già recitando la scena”.

“Lavorare con Carlo – chiosa Menotti -, un attore-autore che ha già fatto tutto, venivano fuori dieci cose che gli avevano dato la gloria nel passato, così abbiamo fatto con lui una ricerca di territori insoliti, anche perché ci tiene alla sua città. E’ un maestro che, dopo quarant’anni, messo sotto pressione continua dare il massimo”.

“Infatti – riprende l’autore – con loro è stata una svolta ‘benedetta’, soprattutto con quella sorta di sogno psichedelico, perché non volevo far rivedere al pubblico cose già fatte, ma che nonostante mille fragilità, si va avanti. Inoltre, preferisco sbagliare io che le mie attrici, infatti, merito anche loro se è stato il film meno diretto. Non ho fatto una gran fatica e sono riuscito a muovere di più la macchina da presa grazie al lavoro di Arnaldo Catinari (il direttore della fotografia ndr.)”.

“Non volevo stare senza far niente – dichiara sulla riuscita scena da musical – e fumare una sigaretta mi sembrava convenzionale, perciò ho usato il bocchino. Ma quella scena del sogno l’ho lasciata a loro perché appartiene ad un altro tipo di filmografia. C’era un storyboard che poi abbiamo ridotto, e ho lavorato con un corpo da ballo straordinario”.

“Un modo particolare di lavorare di Carlo che non conoscevo – ribatte Tommassini -, inventare tutto fino all’ultimo, anche perché lui non ha mai ballato ma si è buttato in una scena molto hollywoodiana, ispirata a tanti musical ma anche ad Antonello Falqui (il coreografo del mitico ‘Studio 1’, non solo ndr.), dal sapore anni ’60. Abbiamo girato per ore e non riuscivamo più a fermarlo”.

“Sì, ballare non l’ho mai fatto prima – conferma Verdone -, mentre la scena del cellulare (la più osé e assolutamente contemporanea ndr.) è stata un’idea degli sceneggiatori a cui ho detto ‘non mi fate vietare il film, come faccio?’, e loro ‘Pensa a ‘Harry ti presento Sally’, però bastava un particolare sbagliato perché diventasse volgare. Se dovessi fare una riflessione, dopo quarant’anni di carriera, direi che è stato un periodo lunghissimo e fantastico. Allora (‘Troppo forte’) pensavo ai personaggi, poi al mio viso, perché erano soprattutto maschere e situazioni. Ora parto da padri separati, problemi di lavoro, scontro generazionale. Oggi sono più attaccato ai temi, ai personaggi della mia età; gli effetti speciali digitali mi hanno ‘rilisciato’(nella sequenza allo specchio in cui si rivede giovane ndr.), e si aprono altre opportunità, non ti puoi permettere certe cose”.

“Collaborare con Carlo è un sogno che si avvera – afferma Maria Pia Calzone nel ruolo dell’infermiera Ornella -, i personaggi femminili sono sempre donne, non oggetti ma agenti, hanno la capacità di avere la vita nelle loro mani. Ornella rappresenta la dolcezza e l’accoglienza di una donna mal pagata in un mondo duro e difficile. Donne complesse con una loro identità. Credo che la commedia sia la salvezza del nostro cinema, perché venivo da un mondo in cui si è abituati a ragionare per categorie e per gruppi”.

“Luna è molto più forte e complessa di me – ribatte Ilenia Pastorelli, la rivelazione di “Lo chiamavano Jeeg Robot”, qui protagonista -, il suo compito aiutare Guglielmo/Verdone che sta messo proprio male. Con la sua invadenza e solarità lo butta a capofitto nel mondo dei social, rimettendolo in pista. Non è la solita coatta scritta dal ‘pariolo’, ma vera e versatile. E’ sempre bello avere varie sfaccettature, lei è una che provoca, esagera nel modo di parlare e viene da una famiglia non ricchissima, anzi non ha una lira e mi ricorda qualcuno”.

“Quando Aurelio (De Laurentiis, produttore col figlio Luigi ndr.) mi ha telefonato – prosegue – e mi ha detto di andare subito da loro che stanno in centro, io ho risposto ‘Sto a Prima Porta, come faccio’ e lui ‘prendi un taxi’. Mi è costato 45 euro! Aurelio si è presentato il 24 dicembre, in un incontro in cui c’erano Carlo, Guaglianone e Menotti, Luigi Amati e mi chiede: ‘Vuoi essere la protagonista del film di Verdone?’ ‘I miei co…’ pensai, dato che da bambina ho visto davanti al balcone di casa per sei anni il cartellone abusivo ormai sbiadito di ‘Viaggio di nozze’, di cui erano rimasti solo gli occhi. E so tutte le sue battute a memoria”.

“Anche stavolta volevo una colonna sonora che mi piacesse – conclude l’attore-regista -, però italiana. ‘E la chiamano estate’, anche se io preferivo ‘Odio l’estate’, perché è la più adatta e ci riporta una Roma in bianco e nero che sogniamo ma forse non tornerà più. Anche ‘Splendido splendente’ di Donatella Rettore riporta un’atmosfera particolare. Poi ci sono tre motivi di Lelle Marchitelli e ‘La stagione dell’amore’ di Franco Battiato, importante perché segna il passo della solitudine. Il mio è un lavoro delicato perché non puoi sbagliare, si tratta di una commedia leggera ma, quando torni a casa, hai sempre paura. In 40 anni è stato sempre così, e andrà avanti finché il mio fisico mi darà forza o mi costringerà a stoppare. E poi c’è la promozione che dura 11 mesi all’anno”.

Carlo Verdone ha comunque già un nuovo film e, subito dopo, una serie tivù che per il momento è solo un progetto. Comunque, “Benedetta follia” è una commedia che dovrebbe piacere sia ai giovani che ai coetanei del protagonista perché fonde malinconia e comicità, sentimenti e relazioni via web, sempre sui toni della leggerezza e con un pizzico di ironia. Inoltri, i duetti Verdone-Pastorelli sono impagabili, così come quello con la Minaccioni, mentre quello con la Calzone è soprattutto romantico.

Nel cast anche Lucrezia Lante della Rovere (l’ex moglie Lidia), Paola Minaccioni (Raffaella), Elisa Di Eusanio (Letizia), Francesca Manzini (Adriana), Anna Ferraioli (Katia), Margherita Di Rauso (Antonietta), Valentina D’Ulisse (Silvana), Federica Fracassi (Rita), Piero Concilietti (Adamo) e Ciro Scalera (Carmine). Le musiche originali sono di Michele Braga e Tommy Caputo. Scenografie di Giuliano Pannuti e costumi di Tatiana Romanoff.

Nelle sale italiane dall’11 gennaio distribuito da Filmauro in 700 copie