Il ragazzo invisibile – Seconda generazione

Quello che emerge “è la scoperta del lato oscuro, malinconico, che può risultare addirittura poetico e ti fa crescere, una sorta di romanzo di formazione in chiave fantastica”, conferma Gabriele Salvatores su “Il ragazzo invisibile – Seconda generazione”, sequel del film uscito tre anni fa e che arriva nelle sale italiane prima della Befana.

Tutto vero per questa versione tutta europea dei supereroi – lontana da quelle hollywoodiane odierne – dove c’è il bene e il male, la mostruosità e la vendetta, l’amore e l’amicizia (adolescenziale), piena di dubbi e angosce, disagio e insoddisfazione in attesa del gran passo verso l’età adulta, adolescenti ormai soli e confusi, ma pronti ad affrontare il loro futuro.

“A farci decidere di portare avanti la saga – dice Salvatores – non sono solo stati la risposta e il gradimento del giovane pubblico (tra i riconoscimenti ricevuti, quello cui forse tengo di più è l’EFA Young Award assegnato dalle giurie di 25 Paesi europei formate da ragazzi). Al di là di tutto, avevamo ancora tanto amore per il nostro ragazzo invisibile, volevamo seguirlo ancora nelle sue avventure da adolescente che ha raggiunto i sedici anni, è cresciuto, ha dovuto affrontare la crescita e il passaggio all’età adulta di un supereroe problematico e tenero come Michele. Anche perché, in questo secondo capitolo, il gioco diventa più complesso”.

Persa la madre adottiva (Valeria Golino) da poco, il sedicenne Michele Silenzi (Ludovico Girardello) ritrova quella biologica, Yelena (Ksenia Rappoport), e poi anche una sorella di cui non sapeva assolutamente nulla, Natasha (la rivelazione Galatea Bellugi, francese di padre italiano e madre danese).

Questa volta la narrazione è in raro equilibrio tra passato e presente, in un riuscito gioco temporale avanti e indietro che porta il protagonista a riflettere sulla propria esistenza (e sul  suo futuro) e allo spettatore a conoscere e/o rievocare fatti e personaggi chiavi nella vita dell’adolescente irrequieto.

“A sedici anni, il nostro protagonista – prosegue il regista – dovrà confrontarsi con temi più delicati quali l’amore, la morte, la propria identità. Al centro di tutto ci sono domande che qualsiasi adolescente si è posto: chi sono io? A che famiglia appartengo? Qual è il mio ruolo in questo mondo? Al centro del film c’è proprio lo scontro tra due tribù: i supereroi, qui chiamati speciali, e le persone normali. E non è detto che i supereroi vogliano salvare il mondo, così come non è detto che siano per definizione dei buoni”.

Infatti ci sono misteri da non svelare e colpi di scena da non rivelare, in un fantasy che diventa metafora attuale di un’età e di un mondo grigio e complesso, ambiguo e violento. Però i riferimenti sono casuali, soprattutto per quanto riguarda i ‘russi cattivi’ perché, dice il regista, “rappresentano un mondo misterioso e lontano dall’Europa occidentale, che al cinema da sempre rappresenta una minaccia”. Inoltre, Michele, tradito e ferito nell’amicizia e nell’amore trama terribile vendetta contro i suoi coetanei, tanto da ricordare la “Carrie” di Stephen King-Brian De Palma, anche se in versione meno apocalittica, ma comunque cupa e distruttiva, tipica dell’età imperfetta.

“C’è più azione in questo episodio – precisa Salvatores -, il ritmo è più serrato, senza però perdere quello sguardo europeo che ha caratterizzato il primo film: sono convinto che gli effetti speciali non debbano diventare un modo per ‘mostrare i muscoli’ ma che debbano essere sempre al servizio della storia e delle emozioni che con essa si cerca di trasmettere”.

E questo è in gran parte vero, anche se gli effetti speciali – davvero ottimi – non sempre vanno dritti al cuore dello spettatore, e in certi casi frenano le emozioni che, comunque, non mancano, ma probabilmente coinvolgeranno di più i ragazzi cresciuti con essi, dato che in questo caso sono al servizio della storia.

“Con la saga del ‘Ragazzo invisibile’ stiamo allevando – conclude l’autore -, proteggendo, facendo crescere un nostro ‘figlio cinematografico’ nella speranza di far crescere anche i nostri figli reali che saranno il nostro prossimo pubblico adulto. Non a caso, uno dei temi al centro del film è il fatto che, se vuoi veramente possedere quello che i tuoi genitori ti hanno lasciato devi riconquistartelo!”

Salvatores, che confessa di aver amato quelli anni ’70-’80 (da “E.T.” ai “Gremlins”) e non aver nemmeno visto i diversi “X-Men”, ritiene il suo supereroe più vicino a “Harry Potter” perché cresce insieme a un racconto che ‘potrebbe’ anche diventare seriale, mentre, in contemporanea con l’uscita del film, escono anche il romanzo omonimo (Salani Editore) firmato dagli sceneggiatori Alessandro Fabbri, Ludovica Rampoldi e Stefano Sardo; e la graphic novel (Panini Comics), in librerie e fumetterie.

Nel cast: Ivan Franek (Andreij, il padre), Dario Cantarelli (Morfeo), Emilio De Marchi (Dottor K), Katia Mironova (Cinetica), Mikolai Chroboczek (Roccia), Matej Martinak (Libellula), Kristof Konrad (Igor Zavarov), Noa Zatta (Stella), Assil Kandil (Candela), Filippo Valese (Martino), Enea Barozzi (Brando), Riccardo Gasparini (Ivan).

Nelle sale italiane dal 4 gennaio presentato da O1 Distribution in 400 copie