Antonio Santori: “Dire dove siamo” dieci anni dopo

  Antonio Santori è stato un poeta importante e un instancabile animatore culturale. In pochi chilometri compresi tra Fermo, Macerata, Civitanova Marche, Camerino e Sant’Elpidio a Mare ha lasciato una traccia profonda, allevando una generazione di giovani intellettuali. Questa dimensione locale non va intesa in senso limitativo, al contrario. Il verso di Santori assunto quale esergo del decennale della morte è, al riguardo, particolarmente significativo: “Dire dove siamo è il nostro compito”. Parole di semplice, adamantina verità: testimoniare il luogo dove si vive e si opera è uno dei compiti più impegnativi e ineludibili che ci tocchino come esseri umani. Lo si può adempiere sia cercando il proprio posto in una remota landa del pianeta, sia fermandoci nel punto terrestre dove la sorte decide di farci nascere.

  L’esperienza biografica di Santori riassume bene entrambe le possibilità. Nato a Montréal, è tornato nelle Marche per rimanerci e animare attività – ‘Europe. Festival delle radici cristiane’, il Centro Studi “Laboratorio di Poesia della Marca”, i “Dialoghi filosofici” – quasi incredibili per il loro respiro internazionale, oltre che per la raffinatezza dei contenuti proposti, basti pensare all’adesione di personaggi quali Hans-Georg Gadamer. Ci sarebbe molto da dire sulla meritoria antropologia alla quale Santori (impegnatosi in prima persona nella gestione culturale anche come assessore di Sant’Elpidio) apparteneva e nella quale eccelleva, quella di chi in provincia tiene vive iniziative e tradizioni che frenano e contrastano l’omologazione cominciata con la televisione, proseguita con i centri commerciali, il turismo di massa e oggi elevata all’ennesima potenza dalle reti e dagli strumenti digitali. Una massificazione che – senza inerpicarci in geremiadi passatiste – rende difficile convincere le persone a uscire di casa, incontrarsi in un posto fisico, confrontarsi su temi non banali e non consueti.

  Quanto sia stato fruttuoso questo lavoro, condotto con un’ambizione e una determinazione fanciullesche, oltre che con un carisma personale non comune, lo hanno attestato le manifestazioni che si sono tenute nel decennale dell’improvvisa, prematura, feroce scomparsa di Santori. Pequod ha pubblicato ‘L’opera poetica’, che raccoglie l’intero corpus dei quattro poemi – ‘Infinita’ (1990), ‘Albergo a ore’ (1992), ‘Saltata’ (1996, 2000) e ‘La linea alba’ (2007) – assieme a contributi critici e bibliografici. Il bel volume è stato oggetto di una presentazione (meglio: di uno spettacolo, perché tale era il connubio di musiche e versi) alla Basilica imperiale di Santa Croce a Casette d’Ete, in una località nota soprattutto come residenza di un noto imprenditore, meravigliosa quanto periferica e raggiungibile solo con grande determinazione. Eppure questo gioiello architettonico era strapieno all’inverosimile di gente, che si è dovuta distribuire sul sagrato. Sempre a Sant’Elpidio si è poi tenuta la presentazione del ‘Periodico elpidiense di attualità culturale e memoria storica’ organizzata dall’Academia elpidiana di studi storici, con l’ex sindaco di Sant’Elpidio a Mare, Giovanni Martinelli, che fu sodale del poeta nelle sue più belle avventure culturali.

  La poesia di Santori è complessa, a tratti sconcertante, densa di riferimenti filosofici (Heidegger e Gadamer in primis): basti pensare alla frase posta come sottotitolo dell’opera omnia, “La pagina bianca del possibile e del necessario”. I temi che vi tornano non sono agevoli né sempre piacevoli da affrontare, richiedono al lettore una disposizione empatica, una concessione quasi totale. Eppure, dopo dieci anni, questa voce continua a parlare, a interrogare, a emozionare: sulla carta, sul sito www.antoniosantori.com, tramite l’associazione culturale ad essa dedicata. “Perché essere in questo luogo / è molto, e certo dire / dove siamo / è il nostro compito”: lo è ovunque, lo è sicuramente nelle Marche, terra ricchissima di bellezza, di storia, di cultura e di natura, minacciata da un impoverimento identitario che coinvolge tutta l’Italia appenninica e peninsulare ma fortunatamente abitata da molti uomini impegnati, volenterosi, capaci e caparbi. Come Antonio Santori.

Marco Ferrazzoli