Fanny, o la disgrazia di essere sorella

 

  “Mio padre, quando entra in sala, ripete sempre: ‘Eccoli, i miei tesori, anche oggi pronti per iniziare’, e poi riassume gli impegni della giornata. Il programma di oggi prevede:

– alle 6 esercitazione di matematica

– alle 8 composizione

– alle 9 pianoforte

– alle 10 lingue antiche

– alle 12 il pranzo, finalmente

– nel pomeriggio lezione di inglese, di disegno e di danza per me e Rebecca. Papà organizza le nostre giornate in modo che non avanzi nemmeno un momento libero, non vuole che passiamo il tempo a oziare, dice che l’ozio ci può fare ammalare”.

  E’ una pagina di diario d’una ragazzina di 14 anni che viveva a Berlino nel 1819 e il cui padre, così attento all’educazione dei suoi quattro figli – nell’ordine Fanny, Felix, Rebecca e Paul – era il ricco banchiere Abraham Mendelssohn. Consapevole che l’appartenenza alla religione ebraica avrebbe loro precluso qualsiasi avvenire, si era   convertito al luteranesimo insieme alla moglie. I quattro ragazzi, ma specialmente i primi due, giustificavano ampiamente il suo orgoglio di genitore. Non solo tutta Berlino era a conoscenza delle doti precoci di Fanny e Felix: da Weimar, Goethe manda a dire che li vuole conoscere.

  Papà Mendelssohn, al settimo cielo, si affretta a rispondere: “Il Maestro Zelter (il compositore e direttore d’orchestra, famoso a quel tempo, che si occupava dell’educazione musicale di Fanny e Felix, ndr) Vi avrà certamente comunicato che i miei figlioli maggiori svolgono studi musicali dall’età di sei anni. La loro competenza musicale è simile pur essendosi manifestata, fin dall’inizio, in Fanny una maggiore predisposizione a memorizzare brani e in Felix una maggiore scioltezza nell’improvvisazione. Doti parallele si evidenziano invece per quanto riguarda la composizione e l’esecuzione”.

  Ma dopo questa affermazione di parità, ecco improvviso il cambio di rotta: “Mi permetto di avanzare una leggera rettifica. Personalmente credo che l’invito dovrà limitarsi a mio figlio Felix, in quanto Fanny, sebbene maggiore di lui di quattro anni e pur ugualmente dotata, dovrà iniziare a ridurre progressivamente gli impegni musicali per dedicarsi a occupazioni domestiche e di amministrazione molto utili alla sua persona e al futuro che per lei si va preparando”.

  Felix trova naturale partire da solo, ma da  Weimar non fa che scrivere a Fanny: “Carissima sorella, senza di te queste giornate sono lunghe e mi manchi. Vorrei che tu fossi qui per consigliarmi e confortarmi”. Insomma, non solo il padre, ma anche il fratello le assegna un ruolo subalterno, che però  gli consente di trarre sostegno sia dalla sua sapienza musicale che dal grande affetto che nutre per lui. E se ne  servì con la più grande disinvoltura. Era supposizione infatti che molti Lieder di Mendelssohn fossero usciti dalla penna di Fanny: ora è stato accertato e si sa anche quali sono. E tuttavia, le storie della musica e le enciclopedie musicali sino a poco tempo fa non davano notizie di Fanny: al più ne parlavano come della sorella amatissima, amata al punto da sopravvivere solo pochi mesi alla scomparsa di lei. Uno studioso di Mendelssohn come Eric Werner, nell’ampio saggio biografico a lui dedicato, liquida così la povera Fanny: “Maggiore di Felix di alcuni anni, aveva guidato i suoi primi incerti passi nel labirinto della musica. Ma il fratello l’aveva ben presto superata e ne aveva fatto la consulente dei suoi progetti artistici”.

  Abraham Mendelssohn, che nei confronti della figlia agisce come avrebbe fatto ogni buon padre dell’epoca (e lui era particolarmente  ligio alle convenienze d’una società ostile agli ebrei, che non dimenticava la sua origine nonostante la conversione), non intende allontanare subito Fanny dalla musica, dal momento che in casa Mendelssohn la musica è pane quotidiano. E poiché Felix  compone anche sinfonie, il padre, per permettergli di ascoltarle, ingaggia addirittura, e a un costo notevole, i musicisti della Cappella Reale per concerti domenicali che diverranno una consuetudine e ai quali Fanny parteciperà fino all’ultimo giorno della sua vita  quale organizzatrice ed esecutrice delle musiche del fratello e sue.

  Ma ecco arrivare un nuovo richiamo all’ordine: “Fanny cara, il tempo sta passando per te e per il tuo vecchio padre e, nell’avvicinarsi del tuo ventitreesimo compleanno, sento il bisogno di rivolgerti queste parole. (…) Ora devi concentrarti sulla tua vera futura professione, la sola professione per una giovane donna: diventare una perfetta padrona di casa come tua madre lo è stata e continua a esserlo. Non pensare che sia un compito semplice: sono necessarie un’attenzione costante e una moltitudine di dettagli, un’intelligenza viva e una grande sensibilità , ma a te queste doti non difettano”.

  Fanny si adegua e annota nel diario: “La giornata è iniziata presto con gli impegni domestici (…) Mamma desidera che io ogni tanto stia accanto alla cuoca: dice che per il futuro dovrò essere in grado di seguire il personale di cucina nella creazione dei piatti più elaborati”. Quando però conosce il pittore Wilhelm Hensel, decide di sposarlo nonostante l’opposizione della famiglia. Ma senza ribellioni, com’è nel suo carattere, aspettando con pazienza che il fidanzato si faccia una posizione. Quando nasce il suo primo e unico figlio, Felix ha appena intrapreso un viaggio d’apprendistato attraverso l’Italia, e lei ha l’imprudenza di scrivergli il rammarico che prova per  come le cure del bambino la tengano lontana dalla musica. Invece di comprensione, ne riceve una risposta francamente odiosa: “Non voglio più sentirti lamentare che la tua produzione pianistica è rallentata. Per bacco, se io dovessi dare la pappa al mio bambino non avrei scritto alcuna partitura. Per parlare serenamente: il tuo piccolo non ha ancora sei mesi e tu vorresti avere altre idee all’infuori di lui? (…) Ti basti godere della sua gioia. La musica deve essere messa da parte, non  c’ posto per essa o vuoi diventare una madre snaturata?”.

  Per fortuna c’è il marito che la incoraggia a suonare e comporre. Passano gli anni e finalmente Fanny prende una decisione. In data 1° giugno 1844, scrive nel diario: “Voglio imprimere in questa pagina il mio desiderio: voglio pubblicare le mie composizioni. Ho preso la decisione definitiva la scorsa sera mentre riordinavo i miei primi lavori. Pubblicare. Nonostante il parere di Felix. Nonostante la paura”.

  Fanny Mendelssohn morì ad appena 42 anni la sera del 14 maggio 1847, dopo una giornata dedicata alle prove del concerto domenicale. Il suo nome ora compare autonomamente su tutte le enciclopedie e storie della musica, mentre sono reperibili in gran numero le incisioni discografiche dei suoi lavori.

Ivana Musiani