“The Greatest Showman”

Il nuovo capolavoro del vero musical – degno erede dei classici, da “Cantando sotto la pioggia” a “Hair” – voluto da Hugh Jackman, protagonista, tanto d’aver scelto lui stesso il giovane regista, è “The Greatest Showman”, firmato dall’esordiente Michael Gracey – da una storia di Jenny Bicks, sceneggiata con Bill Condon – che narra la vita e la carriera del celeberrimo entertainer Phineas Taylor Barnum. E le travolgenti musiche originali sono di John Debney & Joseph Trapanese, e dei premi Oscar Justin Paul & Benji Pasek (canzoni), nomination ai Golden Globe come Jackman.

Il film narra la sua vita – ovviamente romanzata e musicata – attraverso le vicende che lo vedono da ragazzino povero al seguito del padre sarto e presto orfano, al matrimonio – contrastato dai genitori di lei -, con una ragazza della borghesia, Charity (Michelle Williams), fino alla sua rivincita, prima col ‘museo’ delle rarità, dopo in società con un giovane ricco e famoso, Phillip Carlyle (Zac Efron) e il gigantesco circo delle meraviglie a tre piste; dall’invito a Londra dalla stessa regina d’Inghilterra al suo incontro con Jenny Lind (una luminosa Rebecca Ferguson), soprannominata ‘l’usignolo svedese’, che lo conquisterà con la sua voce, mentre lei finirà per innamorarsene.

“Sono affascinato dal personaggio – ha dichiarato Jackman -, perché è dirompente e determinato. Un uomo che vuole arrivare dove pensa e lo fa alla grande. Sempre ottimista e duro, con dei difetti e una profonda rabbia contro il mondo, però amato per il suo successo”.

E la sua storia rimanda al capolavoro “Freaks” di Tod Browning – è stato anche il riferimento di una stagione di “American Horror Story” -, ma ormai non vengono più chiamati così, e nel film non vengono stigmatizzati, si mostra e si dimostra cosa significa essere diverso, perché vengono ‘umanizzati’, rappresentati come persone come tutte le altre, con difetti, vizi e virtù, appunto.

Mentre nella società americana dell’Ottocento, bigotta e classista – in cui è ambientata la vera storia di Barnum, venivano emarginati dalle loro stesse famiglie, nascosti in cantina o in camere chiuse, considerati maledetti, vittime di uno spietato sfruttamento come fenomeni da baraccone, in una sorta di eterna schiavitù. Invece, Barnum li ha portato alla luce del sole, in primo piano sul palcoscenico. Perciò, il film – emoziona e commuove – diventa una sorta d’inno alla diversità. E’, questo il vero cuore della storia e la canzone “This is Me” coinvolge fino alle lacrime, perché i cosiddetti ‘diversi’ vengono rappresentati come gli adolescenti di ogni epoca che spesso si sentono ‘freak’ e cercano di conformarsi al modello sociale imperante.

 

Però, se “The Greatest Showman”, trascura (ma non troppo) gli aspetti d’impresario, uomo d’affari, editore, politico di Barnum, mette in risalto il suo sogno di rivincita, e affronta altri argomenti: dalla nascita dell’America moderna alle invenzioni nel campo dell’intrattenimento e non, fino all’accettazione della diversità, appunto, e soprattutto rende omaggio a chi siamo, alla voglia di essere come siamo, ‘diversi’ e al tempo stesso uguali a tutti gli altri. Quindi, un musical moderno e toccante, attuale e coinvolgente, grazie anche alle musiche che, nonostante siano un mix di diversi sound interrazziali contemporanei, si adattano alla perfezione ad una storia ambientata più di un secolo fa. E sono tanti i numeri musicali spettacolari e coloratissimi, e spesso i dialoghi sono canzoni, tanto che chi ama il vero musical verrà folgorato, mentre chi aveva amato e considerato “La La Land” un musical, forse, si ricrederà. Casomai, il ‘modello’ di riferimento è “Moulin Rouge” di Baz Luhrman, perché qui tutti recitano, ballano e cantano da veri artisti, e solo gli autori delle canzoni sono quelli (premiati con l’Oscar) del pluripremiato “La La Land”.

Nel cast anche Anne Wheeler (Zendaya), Paul Sparks (James Gordon Bennett), la rivelazione Keala Settle (la donna barbuta), Sam Humphrey (Charles Stratton, il ‘nano’), Daniel Everidge (Lord of Leeds), Austyn Johnson (Caroline Barnum) e Cameron Seely (Helen Barnum), le figlie.

In passato, i film ispirati alla vita e alla carriera del grande intrattenitore di P.T. Barnum, sono diversi, “Il grande Barnum” di Walter Lang (1934), con Wallace Beery; i televisivi “Barnum” (1986) di Lee Philips con Burt Lancaster; e “P.T. Barnum” di Simon Wincer (1999) con Beau Bridges; e il documentario “P.T. Barnum the Lost Legend” di Corey Boutilier (2017); ma tanti film ambientati nei circhi si sono ispirati alla sua biografia, in primis “Il più grande spettacolo del mondo” del maestro del kolossal Cecil B. De Mille (1952), così come spettacoli teatrali e circensi. “The Greatest Showman” è però il primo musical.

Nelle sale italiane dal 25 dicembre distribuito da 20th Century Fox Italia