“50 Primavere”

La crisi delle cinquantenni, fra menopausa e insoddisfazione, disoccupazione e ritrovata ‘indipendenza’, viene affrontata in “50 primavere” (Aurore), secondo lungometraggio di Blandine Lenoir – attrice per caso per dieci anni ed esordiente nella regia con “Zouzou” – con una sempre inimitabile Agnès Jaoui.

Una commedia francese tutta al femminile – scritta dall’autrice con Jean-Paul Gaget – in equilibrio fra lacrime e risate, amore e menopausa, impotenza e ironia, attualità e quotidiano, locale e universale a cui la Jaoui (attrice, sceneggiatrice, regista) offre corpo e anima e in cui, crediamo, ogni donna può riconoscersi, magari non completamente, ma in qualche situazione o fase della propria esistenza.

Infatti, generalmente è la società a cercare di emarginare tutti quelli (non solo le donne) che hanno superato una certa età, spingendoli nella disoccupazione e/o nella solitudine. Però questa era la mentalità diffusa sessant’anni fa e che, comunque, nel mondo del lavoro ci vorrebbe ormai ‘fuori servizio’ e persino senza pensione. Fino agli anni Sessanta l’età media era considerata la soglia della vecchiaia, ma oggi fortunatamente non solo la vita si è allungata, grazie alla medicina ma anche a un controllo più cosciente della nostra vita, fisica e psicologica, e si ha la possibilità di riprendersi la propria voglia di vivere.

Aurore (Jaoui) è separata da anni, vive con le figlie maggiorenni, ma viene licenziata – capo cameriera in un locale – perché ormai non è più in tono col lavoro (il nuovo proprietario pretende addirittura di cambiarle nome) e scopre che presto diventerà nonna. La società la spinge a farsi gentilmente da parte, ma quando, per un caso, ritrova il suo amore giovanile, la non rassegnata Aurore decide di opporre resistenza, rifiutando la rottamazione alla quale sembra condannata. Forse è il momento di cominciare una nuova esistenza, anzi di cambiarla radicalmente, senza rinunciare a diritti, principi e desideri.

“Come accade spesso – confessa la Lenoir -, il soggetto è nato da un’esperienza personale. Mi avvicinavo ai quarant’anni con grande ansia, senza capire la ragione per cui avevo così tanta paura di invecchiare dal momento che i miei amici maschi non condividevano la mia inquietudine. Nel giro di breve tempo, mi sono resa conto che le donne sulla cinquantina non sono affatto rappresentate nel cinema. Come si fa a desiderare di raggiungere un’età che non trova una raffigurazione? Vedevo attorno a me molte amiche arrivarci in una condizione terribile di solitudine amorosa, donne straordinarie, belle e talentuose, con ex mariti che si erano rifatti una vita. Ho avuto voglia di rendere loro omaggio, di far nascere in loro – e in me stesa – il desiderio di invecchiare. ‘Aurore’ è anche un modo per curare le mie stesse ansie”.

Quindi, una commedia che si ispira alla realtà contemporanea e lo fa in modo leggero, con sensibilità femminile e un pizzico d’autoironia.

“Mi piace affrontare gli argomenti tabù – aggiunge l’autrice – e la tematica del legame tra le diverse generazioni, di cui avevo già parlato in ‘Zouzou’, mi sta molto a cuore. E’ importante ricordare il modo in cui le nostre madri e le nostre nonne sono state educate. Molte cose sono cambiate, ovviamente, e oggi le donne votano, lavorano, ricorrono a metodi contraccettivi, ma allo stesso tempo permangono diseguaglianze clamorose e non manca neppure una certa tendenza alla regressione”.

Nel cast Thibault de Montalembert (Totoche, il ritrovato ex fidanzato), Pascale Arbillot (Mano), Sarah Suco (Marina) e Lou Roy-Lecollinet (Lucie). Il montaggio è di Stéphanie Araud e le musiche di Bertrand Belin, con cui la regista forma squadra da anni. Il direttore della fotografia Pierre Milon.

Nelle sale italiane dal 21 dicembre distribuito da Bim Film