“La poltrona del padre”

Arriva nelle sale italiane il curioso documentario “La poltrona del padre” firmato a quattro mani da Antonio Tibaldi (italiano residente negli Usa) e Alex Lora (statunitense), quindi, si tratta di una co-produzione italo-americana dal titolo originale “Thy Father’s Chair”.

Ambientato a Brooklyn, New York, il film ha per protagonisti Abraham e Shagra, due gemelli ebrei ortodossi, avanti con gli anni, che conducono un’esistenza appartata nella loro casa di famiglia. Dopo la morte dei genitori hanno accumulato oggetti e memorabilia di ogni genere, riempiendo i locali senza badare a ordine e pulizia. I gatti randagi sono accettati – lo faceva già la loro madre – e si aggirano per le stanze.

L’inquilino del piano di sopra ha però posto un ultimatum: non pagherà più l’affitto se i gemelli non ripuliranno completamente il loro maleodorante appartamento. Tanto che Abraham e Shagra non hanno altra scelta, devono aprire le porte di casa a una ditta specializzata. Si dà così il via a una traumatica invasione della loro intimità. Per fare ciò saranno costretti a confrontarsi con i propri ricordi e il proprio presente, a cercare un nuovo inizio.

Una storia non del tutto incredibile – che noi seguiamo dal punto di vista del capo squadra della disinfestazione -, dato che alcuni di noi ci leghiamo a oggetti che spesso hanno un valore soprattutto sentimentale, perché sono ricordi e fanno parte della nostra memoria. E, dopo decenni, è sempre più difficile disfarsi perché si tratta di souvenir della nostra vita, di cose che fanno parte della nostra esistenza. Solo che i gemelli di Brooklyn, dopo la scomparsa dei genitori, anziché buttare la spazzatura, gli alimenti scaduti, elettrodomestici e oggetti che non hanno più nemmeno un valore di uso, li hanno ammucchiato sul pavimento di ogni stanza, nelle quali non fanno più pulizia, anzi nemmeno cambiano le lettiere. E, messi davanti all’ultimatum, non riescono neppure a decidere cosa tenere e/o buttare di quel caos, precipitando in una condizione mista di depressione e tristezza che in un certo modo li paralizza. E la ‘scelta’ tocca soprattutto ad Abraham perché Shagra è alcolizzato e rimanda la sua partecipazione.

 Il tutto lo apprendiamo dai loro gesti, dai loro sguardi e dai loro racconti, colti nel modo giusto dai due registi che hanno saputo concentrare in poco più di un’ora il lavoro di giorni. E la ‘poltrona del padre’ che non si sa bene se si può usare, sarà se non l’unica quella che sicuramente resterà al suo posto.

Nelle sale italiane dal 14 dicembre 2017 distribuito da Lab80 Film