Kancheli alla IUC. Una musica contro l’indifferenza

 

  Aveva promesso di presenziare alla serata dedicata alle sue musiche, ma i suoi 82 anni probabilmente non glielo hanno concesso. Giya Kancheli è un compositore georgiano che nel nostro paese non gode della notorietà incontrata a livello internazionale, anche se qualche anno fa l’Accademia di Santa Cecilia gli aveva già dedicato una serata. E ora, nell’aula magna dell’Università dominata dall’affresco di Sironi recentemente restaurato, nella prima parte il pianista Alessandro Stella ha eseguito 19 miniature da Simple Music for Piano (2006), costituite da temi da musiche di scena composte nel corso dei vent’anni (’71-’91) in cui ricoprì il ruolo di direttore musicale del Teatro Rustaveli della natia Tbilisi, oltre che da temi da musiche per film di cui è ricca la sua produzione, tra cui figura anche un premio oscar.

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Giya Kancheli

  Dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica Kancheli ha scelto di vivere in esilio, condizione narrata nel ciclo esplicitamente titolato Exil (per soprano,  ensemble, sintetizzatore e nastro magnetico), ma facilmente rintracciabile anche nelle  opere che seguono. Ed è lo stesso autore a descrivere la sua musica, che è anche un tutt’uno con le sue passioni civili: “Ancora e ancora, con profonda tristezza, vediamo il nostro mondo civile dove sta arrivando… Il nostro pianeta è dilaniato da spargimenti di sangue e di odio, e non esiste forza creativa in grado di resistere a questa forza distruttiva, che riduce spesso i piccoli e modesti risultati del progresso. Tenendo vicino a me tutto questo, cerco di esprimere attraverso la musica la passione della mia anima, in fondo scrivendo per me stesso senza illudermi che, come scriveva Dostojevskij, “la bellezza salverà il mondo”, in una terra che continua a ignorare  e perpetrare le proprie terribili, dolorose esperienze. Ecco perché la mia musica è più triste che felice e si rivolge al solo individuo piuttosto che alla società. I miei pensieri quindi, sono espressi in un linguaggio musicale estremamente semplice e mi auguro che il pubblico non fraintenda la mia semplicità deliberata per quello che, a mio parere, è il fenomeno più pericoloso: l’indifferenza”.

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Nino Surguladze

  Alla luce di queste dichiarazioni, le poche note che escono da una limitata porzione della tastiera, più che essenziali si direbbe che cerchino dolorosamente la pace del silenzio, senza mai raggiungerla. A interpretare le intenzioni del compositore, il pianista Alessandro Stella, che il programma della serata aveva già eseguito davanti all’autore (ne esiste anche il disco): applauditissimo e richiamato più volte alla ribalta. La seconda parte del concerto vedeva la presenza della bella e famosa mezzosoprano  georgiana Nino Surguladze, che ha eseguito, nella lingua che condivide con l’autore, 12 miniature per voce e pianoforte su liriche di Ia Sakendalidze che sembravano dettate dallo stesso Kancheli per la comunanza dei pensieri: il mistero silenzioso… le gocce sono suoni…i suoni come le musiche… le musiche come preghiere… tutto è semplice dove c’è il suono muto, e così via. Stella di prima grandezza della lirica, la cantante si è rivelata anche una liederista sensibile e appassionata, regalando due bis a un pubblico che  non finiva di acclamarla.

Ivana Musiani