Il viaggio di un padre geniale e due figli per conoscersi e ritrovarsi: “Il premio” di Alessandro Gassmann

Dopo il duro e crudo “Razza Bastarda”, Alessandro Gassmann affronta la commedia da regista (e interprete), “Il Premio” è una commedia on the road, malinconica, con accenni grotteschi, in parte autobiografica, comunque che affronta il rapporto padre, artista geniale, riconosciuto internazionalmente, e figli che non hanno ancora trovato la propria strada, anzi se stessi.

“Ho fatto un viaggio che non avevo fatto mai – esordisce Gassmann alla presentazione stampa romana -, totalmente inventato, anche se ha alcuni momenti e sentimenti che ricordano il mio vissuto, e avevo una persona di grande valore (Gigi Proietti ndr.), un attore straordinario di grandissimo successo, conoscitore dei rapporti della mia e della sua famiglia”.

“La sceneggiatura (di Gassmann con Massimiliano Bruno e Valter Lupo ndr.) ha avuto varie versioni – ribatte Proietti -, a volte non era quello che è diventata, comunque mi interessava da subito perché ero molto amico di Vittorio. Alessandro è stato sempre molto alto, quindi, l’ho conosciuto da bambino non da piccolo, ai tempi della casa dell’Aventino, dove si cantava pure tutti insieme, Vittorio lo faceva solo in privato, ma aveva un piccolo teatrino dove invitava noi giovani. Una volta in un’intervista citò me e Carmelo Bene e disse che eravamo due attori bravi. Per noi è stato fondamentale, avere una specie di viatico da un grande attore come Vittorio. Ho accettato volentieri, altrimenti non sarei contento, non mi era mai capitato una sceneggiatura così e il film di Alessandro rispecchia l’equilibrio del racconto, mi è piaciuto lo stile, la risata malinconica, la durezza e la purezza al tempo stesso, che è rarissimo trovare in altri”.

“Non volevo ripetere la sua intonazione – continua -, ma mi sono solo permesso di usare il suo modo di dire ‘no’, quasi sofferto, che ho scoperto durante le riprese di ‘La Tosca’ (di Luigi Magni con Monica Vitti ndr.), in cui Vittorio era Scarpia, e rispondeva in quel modo al personaggio interpretato da Fiorenzo Fiorentini. Forse il mio personaggio gli assomiglia nel finale. Vittorio era un artista, attore e regista ma non ho mai fatto un film con lui, non ho accettato nemmeno di fare Iago a teatro con lui, e sapeva quello che voleva ottenere. Infatti, diceva devi fare questo punto e basta. Forse ho rifatto quel suo modo di camminare mettendo la mano sinistra dietro. Non potrei dire altro, non vedo altre somiglianze”.

“A mio padre piacevano le macchine molto veloci Maserati, Porsche, ma non sapeva guidare, io ai tempi delle tournée già guidavo e così lo portavo con la scusa di farlo riposare, erano viaggi di lunghi silenzi, perché non parlava tanto nel privato. Il suo modo di dire la verità, cose ritenute da lui giuste, alle persone che amava, in maniera diretta, netta, sono queste alcune similitudini col nostro rapporto padre-figlio. Erano verità sbattute in faccia che, mi sono accorto anni dopo, ti risolvono la vita, non credo di aver chiuso i conti con mio padre, spero di non dimenticarlo mai. Ormai sono 33 anni che faccio questo mestiere, ma ho iniziato a recitare con lui in modo traumatico in teatro in  “Affabulazione” di Pasolini, nudo come un verme, biondo, quasi albino; e alla fine del primo atto lui diceva ‘uccide il bambino che vuole vedere il tuo cazzo’, e quando io gli feci notare che forse era meglio dire ‘sesso’, lui ribatté: è un testo di Pasolini, non si può cambiare, si devono abituare’. Ma poi mi dette ragione. Personaggi come lui vanno ricordati sempre, è un mio dovere e lo faccio volentieri”.

“Mai avuti scontri frontali con i miei fratelli – prosegue visto che nel film ci sono tra fratello e sorella -, ma siamo tutti fratellastri, figli di madri diverse, tutti fratelli veri ma il nostro rapporto fraterno è meno fisico, totale ma meno esplicitato. Nel film però ho una sorella meravigliosa come Anna Foglietta”.

“Dopo tanto tempo siamo riusciti a lavorare insieme – ribatte l’attrice, nel ruolo della sorella Lucrezia, antipatica blogger aspirante scrittrice – e gli voglio un gran bene. Il coraggio e la consapevolezza con cui Alessandro porta avanti il lavoro, mettendo a nudo il proprio privato, è merito solo suo. E’ stato un onore avere per un mese e mezzo un padre come Proietti, che stimo tanto e penso che mio padre non si dispiacerà se dico che mi sarebbe piaciuto averlo come genitore, abbiamo persino duettato con lui in Autogrill in ‘Fior di limone’ mentre Rocco (Papaleo) suonava la chitarra. E’ un film strano, colorato, stravolgente, mosso, e arrivati in Danimarca si aggiungono due giovani meravigliosi. Un film moderno e internazionale, quindi esportabile, su una famiglia diversa, un Italia diversa, e il ritratto di un uomo colto ma connesso coi figli; un film che fa bene al nostro cinema. Lucrezia è una donna social che ha un po’ il culto di se stessa, implosa nel suo pensiero. Mi sono ispirata a una donna di Roma nord, ma spero sia antipatica solo all’inizio perché dietro la dura scorza riemerge una donna vera con le sue fragilità e sensibilità”.

Infine tocca ai giovani di turno, perché Alessandro li ha scoperto quasi per caso: “Cercavo immagini musicali, ascoltavo musica country quando mi imbatto in questo Wrongonyou che credevo provenisse da un convento canadese, invece scopro che abita a 15 km da casa, si chiama Marco Zitelli e ha 26 anni. Un talento assoluto e, a quel punto, ho pensato di usare una sua canzone, ma l’ho coinvolto anche nella colonna sonora che Maurizio Filardo firma insieme a lui. E anche nel ruolo di mio figlio, Andrea, nel film. Matilda De Angelis nasce come cantante e così la vediamo in doppia veste”.

“E’ stata la mia prima volta a fare una colonna sonora – spiega Zitelli -, ma dato che io la maggior parte delle volte che compongo guardo dei film, stavolta ho potuto direttamente musicare quello che vedevo, e comporre due canzoni per Matilda. Donare dei pezzi al film è un grande onore, una grande esperienza. Alessandro quando mi ha chiamato, dopo la musica, mi ha detto, ridendo, ‘non è che ti va di fare anche mio figlio?’ E così è andata”.

“Sono contentissima. Quando Alessandro mi ha fatto sentire le sue canzoni – afferma la De Angelis -, pensavo a uno che veniva dalle montagne della Nuova Zelanda, invece ho scoperto che veniva dai Castelli e faceva la musica che ascolto e amo. E’ riuscito a offrirci emozioni e a creare un immaginario dell’intero film, sono felice di cantare delle canzoni così belle e di interpretare un personaggio come Britta, una sorta di Bjork, sempre allegra e sorridente”

“Io non entro nel personaggio come i miei colleghi – ribatte Rocco Papaleo che è l’assistente tuttofare di Giovanni -, se proprio vuole lui può entrare dentro di me, io non lo faccio per una mia pigrizia congenita. Con Alessandro siamo amici da anni, tanto che abbiamo vissuto in contemporanea la gravidanza delle nostro compagne e la nascita del nostro primo (unico) figlio. Inoltre ho fatto un film con lui e Vittorio che, purtroppo, ho conosciuto troppo tardi. Alessandro ha recitato in due dei miei tre film, ma abbiamo lavorato insieme come attore. Tanto che non mi è sembrato di accettare un ruolo. E poi il fatto che la persona da venerare fosse Gigi Proietti ha facilitato le cose perché io lo venero davvero nella vita e nel film”.

“Ho vissuto un sogno – confessa Erika Blanc nel ruolo di Greta, vecchia fiamma del geniale scrittore -, breve come una pennichella, erano quattro pose, ma nel film sono una diva miliardaria, molto di più della moglie di Berlusconi e ho vinto addirittura due Oscar. I presenti sono diventati tutti miei parenti, li amo tutti, e uno in particolare lo sposerei anche, ma è già impegnato”.

Una commedia diversa, non del tutto omogenea, anche se equilibrata nella narrazione fra momenti di vera commedia all’italiana on the road, fra cinismo e ironia, ed altri grotteschi, forse, troppo sopra le righe, salvati dall’ottimo cast. Si ha l’impressione che sia la sceneggiatura l’unica a non trovare il giusto equilibrio, di pari passo con quello raggiunto da regia e attori.

“Essere dei geni ha molti vantaggi – dice l’autore nelle note di regia -, ma anche svantaggi. La genialità è anche una diversità, e si porta dietro anche i problemi che le ‘diversità’ possono presentare. Il mio film racconta questo, è il viaggio di una famiglia ‘diversa’, fuori dal normale, che ha come perno centrale un anziano padre scrittore geniale che vince il premio Nobel per la letteratura”.

“Ad accompagnarlo due dei tanti figli sparsi per il mondo e il segretario personale da sempre, il fedele Rinaldo. Giovanni Passamonte, il nostro letterato, obbliga gli altri ad accompagnarlo in macchina da Roma a Stoccolma, e questa sarà l’occasione per tutti di scoprire gli altri e di cambiare il percorso della propria vita”.

Nel cast anche Elettra Mallaby (Enora) e la partecipazione di Andrea Jonasson (Melissa). La fotografia è firmata da Federico Schlatter (A.I.C. – Imago), mentre il montaggio è di Consuelo Catucci, la scenografia di Sonia Peng e i costumi di Mariano Tufano.

Nelle sale italiane dal 6 dicembre presentato da Vision Distribution in 400 copie