“La febbre del sabato sera” torna dopo 40 anni sul grande schermo

Dopo quarant’anni torna nei cinema italiani (da ieri per un mese) il cult dei cult “La febbre del sabato sera” di John Badham (1977), che lanciò nel firmamento cinematografico John Travolta, eccezionale attore e ballerino, tanto che l’anno successivo uscì l’altro cult-musical “Grease” di Randal Kleiser, girato da Travolta e Olivia Newton John poco prima. Restaurato sotto la supervisione dello stesso regista dall’attivissima Cineteca di Bologna, nell’ambito del progetto Cinema Ritrovato, “La febbre del sabato sera” torna in una magnifica versione 4K ricavata dal negativo originale (Badham ha lavorato con la Paramount che lo produsse), rimasterizzando il missaggio del sound per restituire all’antico splendore la celeberrima colonna sonora dei Bee Gees.

Un’occasione unica per vedere o rivedere un film simbolo della fine degli anni Settanta – tratto da “Tribal Rites of the New Saturday Night” di Nik Cohn e sceneggiato da Norman Wexler -, specchio di una società che già preannunciava la crisi delle ideologie, dominata ancora dalle tensioni sociali, dal razzismo e dalla discriminazione delle minoranze. E allora la discoteca (e la nascente disco music) diventava per i giovani una sorta di sfogo e/o di riscatto. Infatti, il non ancora ventenne italo-americano Tony Manero trionfa nella mitica 2001 Odissey diventano il re della pista da ballo, e di Brooklyn.

Travolta stesso, da un giorno all’altro, divenne il divo di turno e l’idolo di milioni di ragazzi in tutto il mondo, tanto che lo stesso film e la colonna sonora divennero campioni di incassi ovunque, e “Saturday Night Fever” e il suo protagonista influenzarono artisti e registi dell’intero pianeta fino a oggi. Dalle imitazioni italiane (allora erano un genere a se stante), ai film d’autore come “Tony Manero” del cileno Pablo Larrain, così come centinaia di citazioni e riferimenti.

Per Travolta fu l’inizio di una scalata a Hollywood non solo nel musical, da “Staying Alive”, sorta di sequel firmato dal collega Sylvester Stallone a “Perfect” di James Bridges con Jamie Lee Curtis; da protagonista per Brian De Palma in “Blow Out” – con cui aveva lavorato in una piccola parte in “Carrie lo sguardo di Satana” – alla commedia (“Senti chi parla” 1, 2 e 3). E quando i ruoli importanti cominciarono a scarseggiare o i suoi film diventavano dei flop, è arrivato improvviso il rinnovato successo con “Pulp Fiction” (1994) di Quenti Tarantino, in cui si riproponeva come straordinario ballerino, non solo. Ancora attivo, dopo il serial “American Crime Story”, lo rivedremo prossimamente al cinema protagonista di “Gotti” di Kevin Connolly

Il regista John Badham (da “Dracula” a “Wargames”), invece, dopo “Incognito” (1997) è tornato al piccolo schermo – da cui proveniva – ed è ancora attivissimo. La sue ultime regie, 9 episodi di “Supernatural” (2016-17).

In occasione del 40° anniversario, arriva anche in libreria “La febbre del sabato sera” – 40 anni del film icona della disco music”, a cura di Stefano Cocci (Edizioni Ultra).