Assassinio sull’Orient Express

Kenneth Branagh firma ed è protagonista (nelle vesti di un ‘prosciugato’ Hercule Poirot) della nuova, sobria ed elegante, versione cinematografica del più celebre giallo di Agatha Christie “Assassinio sull’Orient Express”, assecondato da un cast stellare, ma non davvero “all stars” come quella diretta da Sidney Lumet nel 1974, anch’essa uscita allora per le feste natalizie. C’erano una Ingrid Bergman da Oscar (vinto), Albert Finney nel ruolo di Poirot, e poi Lauren Bacall, John Gielgud, Vanessa Redgrave, Sean Connery, Jacqueline Bisset, Anthony Perkins, Richard Widmark, Jean-Pierre Cassel (padre di Vincent) e via dicendo.

Il nuovo cast, comunque, non sfigura perché si tratta pur sempre di bravi attori, vecchi e giovani, però non ancora diventati tutti popolarissimi. I veri divi sono la grande Judi Dench, la principessa Dragomiroff; il camaleontico Johnny Depp, il presunto commerciante di tappeti Edward Ratchett; una sempre affascinante Michelle Pfeiffer, la signora ‘agée’ Caroline Hubbard, un insolito Willem Dafoe nella parte di un professore tedesco, Gerhard Harman; il sempre impeccabile Derek Jacobi, capotreno Edwar Henry Masterman, e un’opaca Penelope Cruz nel ruolo della missionaria Pilar Estravados.

Il romanzo uscì una prima volta a puntate sull’americano The Saturday Evening Post nel 1933, e fu raccolto in un unico volume un anno dopo dall’editore inglese Collins Crime Club. Sceneggiato (senza vivacità) da Michael Green , il film si apre con un prologo a Gerusalemme – davanti al muro del pianto – dove Poirot, risolve l’ennesimo caso, ma quando si appresta a prendersi una vacanza, viene richiamato a Londra per indagare su un altro ed è costretto a prendere l’Orient Express. Però anche sul treno, accade un misterioso omicidio di cui è vittima Ratchett, proprio quando la locomotiva viene sorpresa da una valanga. Tutti hanno qualcosa da nascondere ma la verità la scoprirà soltanto il famoso investigatore belga. Comunque, non sveliamo altro, per chi ancora non conosce la storia nei particolari, tanto c’è sempre qualcosa da scoprire. Il giallo – è sempre un po’ teatrale – funziona perché non ci sono allungamenti né tempi morti, tranne un cadavere. Peccato manchino brividi ed emozioni.

Ottima, come di consueto nel cinema britannico, l’ambientazione nei primi anni Trenta del Novecento, con un’accurata scelta di oggetti e costumi. Quindi una splendida cornice firmata dal direttore della fotografia Haris Zambarloukos, dagli scenografi guidati da Rebecca Alleway (production design di Jim Clay) alla costumista Alexandra Byrne. Le musiche originale sono di Patrick Doyle.

Dopo le diverse serie televisive sui suoi personaggi più famosi, da Poirot a Miss Marple (non solo), ora la celebre scrittrice inglese riconquista il grande schermo, tanto che è da poco uscito “Mistero a Crocket House” di Gilles Paquet-Brenner, e sono già annunciati una nuova rivisitazione di “Testimone d’accusa”, diretta e interpretata da Ben Affleck (in quella di Billy Wilder era Tyrone Power, affiancato da un’ambigua Marlene Dietrich e da un inimitabile Charles Laughton) e un nuovo “Assassinio sul Nilo”, sempre di e con Branagh. E, probabilmente – visto che al cinema in questo periodo proliferano i biopic su scrittori e artisti -, verrà rifatto anche “Il segreto di Agatha Christie” di Michael Apted (1979), in cui la Redgrave interpretava proprio la scrittrice – morta tre anni prima -, nella versione romanzata della sua misteriosa ‘scomparsa’, per 11 giorni, nel 1926. Era da poco morta la madre e il marito aveva chiesto il divorzio.

Nelle sale dal 30 novembre distribuito da 20th Century Fox Italia