Francesca Comencini con “Amori che non sanno stare al mondo” firma una commedia sentimentale sull’amore oggi

Come aveva già fatto con “Un giorno speciale”, Francesca Comencini (da “Le parole di mio padre” a “Lo spazio bianco”) cambia registro sposando la commedia sentimentale “non d’amore ma sull’amore” e sul filo della sottile ironia, tratta dal suo romanzo omonimo “Amori che non sanno stare al mondo”, sceneggiata con Francesca Manieri e Laura Paolucci, presentata nell’agosto scorso al Festival di Locarno e ora, in anteprima italiana, al Torino Film Festival.

“Il titolo è quello del libro – esordisce l’autrice -, dato che mentre scrivevo prendevo appunti per la sceneggiatura; all’inizio erano quattro monologhi e appuntavo tutto quello che mi passava per la mia testolina. E’ un paradosso sulla fatica di stare nel flusso della quotidianità. Ho costruito romanzo e sceneggiatura contemporaneamente, poi la preziosa collaborazione di Francesca Manieri e Laura Paolucci ha aperto molto più il racconto portando anche l’ironia. E’ soprattutto un flusso di coscienza della protagonista che prima cerca di raccogliere i cocci, poi di ricostruire la storia, infine capisce perché questo amore non ha funzionato e se lo lascia alle spalle”.

Claudia (Lucia Mascino) e Flavio (Thomas Trabacchi) si sono amati a lungo e con grande passione. Ma ad un certo punto tutto è finito e per lei non è stato per niente facile. Dopo tanti anni il loro è un mondo alla deriva, disordinato. Lui ha furia e fretta di andare avanti, tornare a terra; lei non vorrebbe dimenticare mai. Un giorno però, Flavio incontra Giorgia (Camilla Semino Favro), con l’energia e la vitalità dei trent’anni, e basta un attimo tra loro perché decidano di sposarsi.

Invece, Claudia e Nina (Valentina Bellè) si conoscevano già, all’università, divise dal ruolo, dall’età, dall’idea che il rispetto non sarebbe mai diventato amore. Ma Nina non è solo bellissima, ma anche seducente e ha una potenza a cui non ci si può sottrarre. E Claudia capirà che è il momento di lasciarsi alle spalle il vecchio amore, finito da tempo, tanto “alla fine anche i Beatles si sono lasciati”.

Un film che probabilmente farà discutere, dato che quelli che l’hanno visto all’anteprima non sono tutti d’accordo, nemmeno le stesse donne perché probabilmente non tutte si identificheranno con questa donna, ossessiva e irritante, un po’ matta e polemica. Ma forse ritroveranno in lei qualche reazione emotiva in comune o una situazione per cui sono passate. Un’opera femminile, non femminista né contro i maschi. Una riflessione che invita a discutere sul tema, dato che sull’amore non si può generalizzare e raramente le reazione sono le stesse perché noi “siamo (tutti) uguali ma diversi”, Moretti dixit, soprattutto per quanto riguarda i sentimenti.

“I filmini di repertorio (fanno da contrappunto alla storia ndr.) – precisa la regista -. erano previsti per l’assurda lezione sulle età dell’amore e sulla donna nel mercato dell’amore (all’università ndr.), poi lavorando con la montatrice ho capito che quello che cercavo era una ragione sull’amore legato al momento in cui è vissuto. Rappresenta un panorama più vasto, dalle caratteristiche universali e legato al tempo – giammai ho pensato ad un rimpianto -, è solo uno scambio di battute, un vagheggiare sull’esistenza di un’età dell’oro, di fare i conti col tempo storico”.

“Il mio lavoro è al femminile – prosegue -, non inquisitorio contro gli uomini. Ciascuno reagisce in modo diverso, non credo di dare un giudizio, quello che determina l’amore è il tempo e l’età – in questo caso il secondo atto della vita -. Silvia (la professoressa di cui sopra ndr.) racconta l’età reale nel mercato reale dell’amore, rispetto al tempo che passa. Io ho scelto di raccontare non una vittima, ma una donna disperata, matta, ossessionata e un uomo giustamente impaurito come tanti, spesso distratti o intimoriti”.

 

 

“Leggendo la sceneggiatura ho avuto una specie di folgorazione – chiosa Lucia Mascino che è Claudia, la protagonista -, è un racconto dall’interno e in modo frammentario, sono stata assorbita alla prima lettura. Negli incontri non cerco mai di fare le scene né rappresentarle ma entrare in contatto col punto di vista del regista, infatti, abbiamo più parlato che provato per condividerlo. Raramente mi capita un personaggio così travolgente, sono incantata, rarissimo trovare una sceneggiatura così bella; ringrazio Francesca, la Fandango (produttrice con Rai Cinema ndr.), soprattutto per l’idea che una persona da sola ha diritto di esistere. E’ un sorta di trattato, fra commedia e dramma, che ha fatto impazzire i russi, tanto che molti ci baciavano, ci abbracciavano. Ridi ma vieni trafitta, io prima durante e dopo. Toccante”.

“Flavio è un uomo che non sa stare nell’amore – ribatte Trabacchi -, cosa fa allora? Si spoglia nudo, perché l’amore glielo fa fare, ma dovrebbe rinunciare al suo potere, un fatto che noi maschi non siamo abituati a fare. Allora rinuncia all’amore perché destabilizza. Ci sono tantissimi uomini sui cinquant’anni che costruiscono altri nuclei famigliari con delle donne giovanissime, io lo trovo vergognoso. Un vecchio che non si accontenta mai e succhia un’energia che non gli appartiene”.

“In questa mia stagione mi capitano tutte storie di amica o amiche – precisa Carlotta Natoli che è l’amica del cuore, Diana –, infatti esiste per ognuno uno spazio, nel mio caso è un po’ il contrappunto, spesso è l’altro ruolo che mi capita nella vita, sono appoggiata spesso in amiche così, e nel film ho il compito di riportarla all’interno di un sorriso. E’ una grandissima qualità sollevare il tema e farsi delle domande sull’amarezza e sui punti dell’amore. Riuscire a farlo nello stesso film da noi è una rarità, soprattutto sul rapporto affettivo negli ultimi anni”.

“Ho amato la sceneggiatura – concorda Bellè – in ognuna di queste donne così vere mi sono ritrovata in qualcosa. E’ stato bello far parte di questa ‘squadrona’ di donne, il film racconta una storia d’amore in cui vedevo anche tantissime cose comiche e ironiche”.

 “Con questo film – spiega la regista nelle note – ho cercato di raccontare con gioia e allegria un disordine amoroso e un dolore, perché quando si soffre per amore, quando si cercano le parole per rovesciare l’assetto delle cose, quando ci si lancia come delle Don Chisciotte impazzite contro la fine degli amori, si è disperate ma anche molto buffe. Ho cercato di creare un personaggio femminile non vittima, seppure sofferente, un personaggio irritante e tenero, scomodo, combattivo. Con lei, intorno a lei, tanti altri personaggi femminili, tasselli di uno stesso mosaico, donne che cercano un altro modo possibile di stare al mondo. In mezzo un uomo, affascinante, che sembra vicino, vicinissimo, ma è ancora lontano: troppo impaurito, troppo guardingo di fronte a tanto disordine e a tanto cercare. Ho voluto ardentemente fare questo film, perché credo sia una delle grandi utopie del nostro tempo quella che si nasconde dietro tutto questo disordine. C’è un tesoro nascosto dentro quel rincorrersi, dentro tante incomprensioni, tanti belligeranti nottate: un modo differente per gli uomini e le donne di stare assieme senza pagare il prezzo, ormai irricevibile eppure ancora moneta corrente, del silenzio delle une e del dominio degli altri”.

Nel cast la partecipazione straordinaria di Iaia Forte (Anchor Woman) e Filippo Dini (Lucio). La fotografia è firmata da Valerio Azzali, il montaggio da Ilaria Fraioli e le musiche originali da Valerio Vigliar.

Nelle sale italiane dal 29 novembre distribuito Warner Bros. Pictures in 120 copie