The Square

Palma d’Oro al Festival di Cannes (e candidato all’Oscar per la Svezia) per un sorprendente film scandinavo (produzione Svezia-Danimarca-Francia-Germania) attraverso il quale riaffiora una riflessione sulla nostra società e sull’arte contemporanea. “The Square” dello svedese Ruben Östlund, si sviluppa fra pregiudizio e moralismo, provocazione e grottesco, impegno e indifferenza, inquietudine e potere, vizi (tanti) e virtù (poche) del nostro mondo attuale. Uno spietato quadro in cui, forse, non si salva nessuno.

Infatti, un mondo senza equilibrio sociale né culturale che riguarda tutti noi e, ovviamente, il protagonista, Christian (perfetto Claes Bang), egocentrico e ‘ingenuo’ come un bambino, curatore del museo di arte moderna e contemporanea di Stoccolma che parla di bellezza e altruismo, ma si chiude nel suo ‘quadrato’ fatto di privilegi e cinismo imperante. Non a caso è responsabile dell’imminente mostra/installazione dell’artista argentino Julian Diaz che mette al centro dello spazio-piazza un ‘quadrato sacro’ delimitato da un perimetro luminoso in cui tutti hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri, ovvero “un santuario di fiducia e altruismo”, quel nostro spazio che non dovremmo conquistare perché ci appartiene già. Ma se tutti dichiarano (votano) di avere fiducia negli altri, nella realtà quotidiana nessuno si fida di nessuno e pensa prima di tutto a se stesso.

Infatti, fra contraddizioni e pregiudizi, satira e ironia, quel Christian rappresenta un po’ la società contemporanea, tanto indifferente e spregiudicato che, quando si ferma per le urla di una donna che chiede aiuto, decide di intervenire per scoprire subito dopo che gli hanno rubato portafogli e cellulare. A questo punto, il suo squilibrio prende il sopravvento e persino lui con una reazione tanto inaudita quanto esagerata – irresponsabile e classista – per recuperarli provoca una serie di eventi a catena che metteranno a nudo l’intera società, quel modello di apparente benessere e felicità (che nasconde ancora il più elevato numero di suicidi) della Svezia che pian piano sta diventando, negativamente, universale.

Lo squilibrio totale regna sul nostro mondo attuale, tanto che sembrano ritornare a galla le classi sociali sempre più (de)marcate di prima, non solo conseguenza di una nuova povertà che si in(s)contra con quella nuova di mendicanti, immigrati e zingari che a loro volta generano una sorta di ‘razzismo di classe’, persino tra loro stessi. Quindi, lo squilibrio non è più solo economico ma anche culturale, sociale (e religioso). Ed è probabilmente (e volutamente) squilibrata persino l’opera di Östlund – già autore di “Forza maggiore” -, a partire da una durata (eccessiva) di quasi due ore e mezza, nei toni e nei contrasti portati all’esasperazione (ma non troppo). In un film di questa ‘dimensione’ l’interpretazione è aperta perché ognuno può (ha il diritto e il dovere) farne una, proprio come nel ‘quadrato’.

Inquietante, a volte persino disturbante, “The Square” coinvolge e disarma lo spettatore costringendolo a guardare anche dentro e fuori se stesso, tanto nel pubblico quanto nel privato, dove scopriremo, forse, una parte di noi che ci accomuna a Christian, che non è cattivo, ma è pur sempre un essere ‘umano’, con vizi e virtù. E’ il nostro specchio, distorto ma non troppo.

Nel cast  Dominic West (Julian, l’artista), Elisabeth Moss (Anne, la giornalista), Terry Notary (Oleg, l’uomo scimmia), Linda Anborg (Linda), Annika Lilijeblad (Sonja), Christopher Laeso (Michael).

Nelle sale italiane dal 9 novembre distribuito da Teodora Film in 73 copie