All’Opera di Roma un Don Chisciotte dei nostri giorni

  Gran novità al Teatro dell’Opera di Roma: si apre con la danza (dal 15 al 23 novembre, tutti i giorni eccetto il 20), e precisamente con “Don Chisciotte”, balletto amatissimo da coreografi, ballerini e pubblico, per la sua capacità di unire   insieme i balli del folklore di Spagna con i passi della danza classica: nessun altro balletto è capace di tanto.  Andò in scena per la prima volta al Teatro Bolshoi di Mosca  il 26 dicembre 1869 con la coreografia di Marius Petipa e la musica di Aloisius Minkus, e da quel momento le repliche non si contano, insieme ai rifacimenti di coreografi e ballerini, tra cui Nureyev e Barysnikov, anche se l’impianto e la musica rimangono sempre gli stessi.

  Che l’ispiratore sia  Cervantes lo si vede sin dalle prime scene, con Don Chisciotte che, nel suo studio stracolmo di storie cavalleresche, lascia correre la fantasia. Va da sé che lui al balletto regala solo il titolo, dal momento che  è il solo a non danzare. Però quando, insieme al fido Sancho Panza, si mette in viaggio per affrontare le imprese sognate, sarà il pretesto di luoghi dove non si può che danzare nonché di personaggi che non possono far altro che danzare. I più scatenati sono Kitri, figlia dell’oste della piazza di mercato di Barcellona, e il barbiere Basilio, innamorati contrastati e gelosi. In Kitri Don Chisciotte individua Dulcinea, ed ecco la bella spagnola deporre ventagli e tamburelli per trasformarsi in una eterea creatura “en blanc”. Non manca un fascinoso torero,  danzatrici di strada, zingari, giganti, un ragno enorme, giardini incantati e altro ancora.

  La coreografia è dell’étoile e coreografo francese Laurent Hilaire, attualmente direttore dello Stanislavsky Ballet di Mosca, che l’ha mediata dalla versione originale di Michail Baryshnikov (col suo consenso e approvazione, e il pubblico che ha presenziato alla prima l’ha visto di persona, distinto signore di mezz’età in smoking e occhiali da miope).  La rilettura, con scene pop e costumi dal sapore fumettistico, ricrea una Spagna più vicina ai nostri giorni, meno insistita nel folklore, con sullo sfondo palazzoni (disegnati a matita), come se ne vedono in tutte le grandi città del mondo. Nell’allestimento circola una gustosa ironia che prende di mira soprattutto Don Chisciotte e quel suo sognare imprese come soltanto i bambini sanno immaginare. Non a caso, per sottolineare il lato fanciullesco che è in lui, il Ronzinante su cui intraprende il viaggio alla ricerca di avventure non è altro che un cavalluccio, ancorché gigante, come quelli  ritagliati da un foglio di carta piegato in due.  Non c’è dubbio che un Don Chisciotte così non si era mai visto prima. Tra gli interpreti principali Iana Salenko, Isaac Hernandez,  Angelo Greco. Scene e costumi di Vladimir Rudunsky. Orchestra e corpo di ballo del Teatro dell’Opera, direttore David Garforth.

Ivana Musiani