Dal diario di una Cincia

 

2 aprile

  Sono giorni che vado svolazzando per parchi e giardini di Roma. Non che sia un’incontentabile, ma quando c’è di mezzo la prole occorre essere prudenti. Qualche albero che poteva fare al caso mio l’avevo adocchiato ma, scendendo tra i rami, o lo trovavo già occupato o  nei dintorni si aggiravano animali pericolosi oppure i vicini di ramo non mi davano molto affidamento. Noi cince siamo  diffidenti per carattere e non socializziamo facilmente. Però siamo anche attive, curiose e allegre; ma non sempre: ecco perché mi dà un gran fastidio sentirmi dare della cinciallegra. Se volete farmi un favore, chiamatemi solo Cincia.

11 aprile

  Credo di aver trovato la sistemazione che fa per me. Non è un parco, non è un giardino, ma una terrazza che gira tutt’intorno a un  appartamento, ed è così fitta di piante, alcune anche  alte parecchi metri, che sembra di stare in un lussureggiante giardino anziché a un ultimo piano. E non ci sono nemmeno cani o gatti! Naturalmente l’appartamento è abitato: sarebbe stato troppo bello. Però sono soltanto tre: marito, moglie e una figlia già grande. Mi sembra gente perbene, ma è meglio essere prudenti. Prima di costruire il mio nido, li terrò sotto osservazione per qualche giorno.

16 aprile

  Decisamente quei tre mi piacciono. Sono gentili, educati, allegri: si vede che si vogliono  bene. Spesso  viene a trovarli una signora, che la ragazza chiama zia Gloria. Ogni volta, la zia Gloria fa una suonatina sul pianoforte, e i tre le battono le mani, però se lo merita: modestamente, io di musica me ne intendo, e il mio canto è molto apprezzato.

 24 aprile

  Nonostante la mia prudenza, loro si sono accorti di me: per forza, non posso starmene zitta tutto il giorno, le mie cantatine debbo farle anch’io. Però sono molto discreti: li vedo incuriositi, ma nello stesso tempo rispettosi della mia privacy. L’unico inconveniente è che ho qualche difficoltà a reperire il materiale necessario alla costruzione del nido. Se mi fosse consentito di entrare in casa, non ci sarebbero difficoltà, ma noi cince, come ho già detto, siamo piuttosto diffidenti nei confronti degli umani, e qualche ragione ci dovrà pur essere, anche se non ne sono a conoscenza. Oltre tutto, potrei recare involontariamente danno a qualcosa cui loro tengono,  e farmi scacciare: il che non mi conviene.

27 aprile

  A forza di guardarmi attorno, ho notato che potrebbe fare al caso mio lo stuoino che sta all’esterno della portafinestra della ragazza, che ho saputo chiamarsi Flavia. Ho subito provato a estrarne qualche filamento col becco: un po’ faticoso, ma ce la posso fare. Magari la costruzione del nido andrà più a rilento del previsto, ma pazienza.

6 maggio

  Da qualche tempo mi sono accorta che in casa qualcosa è cambiato. Hanno tutti la faccia triste, e la zia Gloria, quando viene in visita, non fa più la sua suonatina. Soltanto Flavia è sempre allegra e sorridente, ma ho l’impressione che finga per tenere alto il morale dei genitori e della zia.

16 maggio

  Per una decina di giorni non ho più visto Flavia, ma ora è tornata e sta molto in casa: impossibile che non abbia notato le mie manovre per strappare qualche filamento dal suo stuoino, e oggi ne ho avuto la riprova: dopo aver aperto la portafinestra, Flavia ha appoggiato sullo stuoino una matassa di fili scuri, molto simili al colore dei suoi capelli, o almeno così mi sembrava di ricordare: infatti, da quando è tornata, porta sempre in testa un buffo cappellino, che non si leva mai, neanche a pranzo e cena. E non c’era dubbio che quella matassa fosse tutta per me, perché Flavia, rivolta al ramo dove mi poso più spesso e dove mi trovavo (fino a quel momento avevo creduto di passare inosservata tra il fitto del fogliame), ha detto: “Prendili tu, perché a me non servono più ”, ed è tornata in casa richiudendo la portafinestra.

  Allora mi sono avvicinata e ho esaminato da vicino quei fili: erano lunghi, morbidi e setosi. In poco tempo ho costruito un nido  confortevole come mai prima in vita mia e, quando si schiusero le uova delle mie piccole cince, ebbi modo di apprezzare ancora di più il regalo di Flavia, perché i miei figlioli furono talmente felici di abitare un nido così soffice e caldo, che faticai molto a spingerli fuori per insegnargli i primi rudimenti del volo.

24 luglio

  Occupata com’ero a provvedere alla mia prole, avevo un po’ perso di vista i miei ospiti. Quando anche l’ultima delle cince si congedò da me per andare alla ricerca di un luogo di suo gradimento per costruirsi il suo nido, rimasta sola gettai uno sguardo all’interno dell’appartamento. Vidi i genitori di Flavia di nuovo felici e contenti, insieme a Flavia che non aveva più in testa il buffo cappellino. C’era anche la zia Gloria, che fece la sua solita suonatina, ma con più energia delle altre volte.

29 luglio

  Ora che avevo più tempo a disposizione, cominciai a pensare che mi sarebbe piaciuto contraccambiare il bellissimo regalo che mi aveva  fatto Flavia. L’idea mi venne riordinando il primo piumaggio delle mie cince, così leggero e impalpabile  che un respiro appena avrebbe potuto disperdere. Profittando di un’assenza di tutta la famiglia, nonché della dimenticanza di una finestra aperta, portai una alla volta le piume delle mie cince sul cuscino di Flavia, disponendole secondo un disegno che a me parve carino

30 luglio

  Era tardi e mi ero addormentata, quando mi risvegliò uno strillo di Flavia. Aveva visto il mio regalo. Lei corse a chiamare il babbo e la mamma, e fu tutto un coro di meraviglie e apprezzamenti. Il giorno dopo arrivò anche la zia Gloria, convocata per ammirare il mio dono (quella notte Flavia aveva dormito nella camera degli ospiti per non sciuparlo) e anche lei se ne uscì con grandi esclamazioni, poi sembrò che proponesse qualcosa che non arrivai a sentire, e tutti le batterono le mani. Dev’essere proprio una persona straordinaria, questa zia Gloria, per essere applaudita anche quando parla soltanto.

9 agosto

  Oggi sono  quasi caduta dal mio ramo preferito, per la sorpresa e il piacere: gettando come al solito uno sguardo dentro casa per accertarmi che tutto continuasse a filare per il verso giusto, scoprii che le piume delle mie cince, esattamente come le avevo disposte  sul cuscino di Flavia, erano state messe in cornice e il quadro si trovava collocato al posto d’onore, proprio sopra il pianoforte, e la zia Gloria, quando fa la sua solita suonatina, non smette mai di guardarlo.

  Sono giorni che vado svolazzando per parchi e giardini di Roma. Non che sia un’incontentabile, ma quando c’è di mezzo la prole occorre essere prudenti. Qualche albero che poteva fare al caso mio l’avevo adocchiato ma, scendendo tra i rami, o lo trovavo già occupato o  nei dintorni si aggiravano animali pericolosi oppure i vicini di ramo non mi davano molto affidamento. Noi cince siamo  diffidenti per carattere e non socializziamo facilmente. Però siamo anche attive, curiose e allegre; ma non sempre: ecco perché mi dà un gran fastidio sentirmi dare della cinciallegra. Se volete farmi un favore, chiamatemi solo Cincia.

11 aprile

 Credo di aver trovato la sistemazione che fa per me. Non è un parco, non è un giardino, ma una terrazza che gira tutt’intorno a un  appartamento, ed è così fitta di piante, alcune anche  alte parecchi metri, che sembra di stare in un lussureggiante giardino anziché a un ultimo piano. E non ci sono nemmeno cani o gatti! Naturalmente l’appartamento è abitato: sarebbe stato troppo bello. Però sono soltanto tre: marito, moglie e una figlia già grande. Mi sembra gente perbene, ma è meglio essere prudenti. Prima di costruire il mio nido, li terrò sotto osservazione per qualche giorno.

16 aprile

 Decisamente quei tre mi piacciono. Sono gentili, educati, allegri: si vede che si vogliono  bene. Spesso  viene a trovarli una signora, che la ragazza chiama zia Gloria. Ogni volta, la zia Gloria fa una suonatina sul pianoforte, e i tre le battono le mani, però se lo merita: modestamente, io di musica me ne intendo, e il mio canto è molto apprezzato.

24 aprile

  Nonostante la mia prudenza, loro si sono accorti di me: per forza, non posso starmene zitta tutto il giorno, le mie cantatine debbo farle anch’io. Però sono molto discreti: li vedo incuriositi, ma nello stesso tempo rispettosi della mia privacy. L’unico inconveniente è che ho qualche difficoltà a reperire il materiale necessario alla costruzione del nido. Se mi fosse consentito di entrare in casa, non ci sarebbero difficoltà, ma noi cince, come ho già detto, siamo piuttosto diffidenti nei confronti degli umani, e qualche ragione ci dovrà pur essere, anche se non ne sono a conoscenza. Oltre tutto, potrei recare involontariamente danno a qualcosa cui loro tengono,  e farmi scacciare: il che non mi conviene.

27 aprile

  A forza di guardarmi attorno, ho notato che potrebbe fare al caso mio lo stuoino che sta all’esterno della portafinestra della ragazza, che ho saputo chiamarsi Flavia. Ho subito provato a estrarne qualche filamento col becco: un po’ faticoso, ma ce la posso fare. Magari la costruzione del nido andrà più a rilento del previsto, ma pazienza.

6 maggio

 Da qualche tempo mi sono accorta che in casa qualcosa è cambiato. Hanno tutti la faccia triste, e la zia Gloria, quando viene in visita, non fa più la sua suonatina. Soltanto Flavia è sempre allegra e sorridente, ma ho l’impressione che finga per tenere alto il morale dei genitori e della zia.

16 maggio

  Per una decina di giorni non ho più visto Flavia, ma ora è tornata e sta molto in casa: impossibile che non abbia notato le mie manovre per strappare qualche filamento dal suo stuoino, e oggi ne ho avuto la riprova: dopo aver aperto la portafinestra, Flavia ha appoggiato sullo stuoino una matassa di fili scuri, molto simili al colore dei suoi capelli, o almeno così mi sembrava di ricordare: infatti, da quando è tornata, porta sempre in testa un buffo cappellino, che non si leva mai, neanche a pranzo e cena. E non c’era dubbio che quella matassa fosse tutta per me, perché Flavia, rivolta al ramo dove mi poso più spesso e dove mi trovavo (fino a quel momento avevo creduto di passare inosservata tra il fitto del fogliame), ha detto: “Prendili tu, perché a me non servono più ”, ed è tornata in casa richiudendo la portafinestra.

  Allora mi sono avvicinata e ho esaminato da vicino quei fili: erano lunghi, morbidi e setosi. In poco tempo ho costruito un nido  confortevole come mai prima in vita mia e, quando si schiusero le uova delle mie piccole cince, ebbi modo di apprezzare ancora di più il regalo di Flavia, perché i miei figlioli furono talmente felici di abitare un nido così soffice e caldo, che faticai molto a spingerli fuori per insegnargli i primi rudimenti del volo.

24 luglio

  Occupata com’ero a provvedere alla mia prole, avevo un po’ perso di vista i miei ospiti. Quando anche l’ultima delle cince si congedò da me per andare alla ricerca di un luogo di suo gradimento per costruirsi il suo nido, rimasta sola gettai uno sguardo all’interno dell’appartamento. Vidi i genitori di Flavia di nuovo felici e contenti, insieme a Flavia che non aveva più in testa il buffo cappellino. C’era anche la zia Gloria, che fece la sua solita suonatina, ma con più energia delle altre volte.

29 luglio

  Ora che avevo più tempo a disposizione, cominciai a pensare che mi sarebbe piaciuto contraccambiare il bellissimo regalo che mi aveva  fatto Flavia. L’idea mi venne riordinando il primo piumaggio delle mie cince, così leggero e impalpabile  che un respiro appena avrebbe potuto disperdere. Profittando di un’assenza di tutta la famiglia, nonché della dimenticanza di una finestra aperta, portai una alla volta le piume delle mie cince sul cuscino di Flavia, disponendole secondo un disegno che a me parve carino.

30 luglio

  Era tardi e mi ero addormentata, quando mi risvegliò uno strillo di Flavia. Aveva visto il mio regalo. Lei corse a chiamare il babbo e la mamma, e fu tutto un coro di meraviglie e apprezzamenti. Il giorno dopo arrivò anche la zia Gloria, convocata per ammirare il mio dono (quella notte Flavia aveva dormito nella camera degli ospiti per non sciuparlo) e anche lei se ne uscì con grandi esclamazioni, poi sembrò che proponesse qualcosa che non arrivai a sentire, e tutti le batterono le mani. Dev’essere proprio una persona straordinaria, questa zia Gloria, per essere applaudita anche quando parla soltanto.

9 agosto

  Oggi sono  quasi caduta dal mio ramo preferito, per la sorpresa e il piacere: gettando come al solito uno sguardo dentro casa per accertarmi che tutto continuasse a filare per il verso giusto, scoprii che le piume delle mie cince, esattamente come le avevo disposte  sul cuscino di Flavia, erano state messe in cornice e il quadro si trovava collocato al posto d’onore, proprio sopra il pianoforte, e la zia Gloria, quando fa la sua solita suonatina, non smette mai di guardarlo.