I film della Festa del Cinema che vedremo e non: da “Borg – McEnroe” a “The Movie of My Life”

I film della selezione ufficiale della 12.a Festa del Cinema di Roma erano in gran parte, nel bene o nel male, interessanti; alcuni per l’autore, altri per l’argomento trattato, non ultimi quelli che prendevano spunto da una ‘una storia vera’ – diventate sempre più spesso tema di film e fiction -, oppure tratti da libri, molti di essi ispirati alla realtà. Nella maggior parte in uscita ora o prossimamente nelle sale italiane, ma purtroppo altrettanti senza ancora una distribuzione italiana.

Uscirà, per Lucky Red, l’ultima fatica di Steven Soderbergh,”Logan Lucky” con Channing Tatum e Daniel Craig – ovvero l’ultimo James Bond della lista -, una gustosa commedia poliziesca a metà tra i fratelli Coen e i suoi “Ocean Eleven”. Il tema, la consueta grande rapina progettata e portata a buon fine dai fratelli Jimmy (Tatum) e Clyde Logan (Adam Driver), durante la Charlotte Motor Speedway, con l’aiuto dell’esperto in esplosivi Joe Bang che però è ancora in carcere.

Lo scopo è risollevare le sorti della famiglia, ma se tutto sembra aver funzionato a meraviglia c’è un colpo di scena e un enigma da non rivelare. Personaggi bizzarri e/o ‘stupidi’ come i fratelli di Bang-Craig che sembrano proprio “Scemo più Scemo”.

Poi c’è stato “The Movie of My Life” (O filme da minha vida – Il film della mia vita) del brasiliano Selton Mello con Johnny Massaro e Vincent Casel, tratto dal romanzo di Antonio Skàrmeta, “Un padre da Film” (A Distant Father). Ottima l’ambientazione anni Cinquanta, dal Cile al Brasile, per un dramma sui toni della commedia di vita per una sorta di romanzo di formazione attraverso l’assenza di un padre e la passione per il cinema (il più citato “Il Fiume Rosso – Red River” di Howard Hawks). “The Movie of My Life”, infatti, regala emozioni e sorrisi senza appellarsi alla nostalgia.

Anche “The Only Living Boy in New York” di Marc Webb, è un racconto di formazione, ma questa volta c’è un padre presente ma al tempo stesso assente. Infatti, narra la vicenda di Thomas Webb (la rivelazione Callum Turner), giovane appena laureato, alla ricerca del suo posto in società. Fa amicizia con un misterioso nuovo vicino, un eccentrico scrittore (Jeff Bridges) che in poco tempo diventa il suo mentore. Gradevole ma convenzionale e prevedibile commedia sentimentale. Nel cast anche Pierce Brosnan (il padre) e Kate Beckinsale (l’amante).

Ottimo invece “I, Tonya” di Craig Gillespie con la sorprendente rivelazione Margot Robbie, nel ruolo della pattinatrice Tonya Hardind, protagonista nel 1994 di uno dei più grandi scandali sportivi nella storia degli Usa. La celebre atleta è stata accusata di essere responsabile dell’aggressione della rivale Nancy Kerrigan. Un ritratto spietato di una ragazza tanto brava quanto sfrontata e rozza, costretta dalla madre-padrona a pattinare fin dai 4 anni (e poi da un ex marito violento), ma anche quadro del mondo sportivo americano, in cui si viene discriminati persino per la classe sociale a cui si appartiene. Il tutto raccontato con sana ironia e intervallo da ‘finte’ interviste ai protagonisti della storia, col senno di poi.

Deludente, per certi versi, l’ultimo lavoro di Paolo Genovese “The Place”, adattamento (di Genovese e Isabella Aguilar) del serial “Booth At The End”, dramma corale e claustrofobico, che racconta di un misterioso uomo (Valerio Mastandrea, angelo o diavolo?) che sempre allo stesso tavolo di un ristorante (The Place, appunto) riceve delle svariate persone (8) che gli chiedono di esaudire i più grandi desideri. Ma quanto saranno disposti a spingersi per realizzarli? Con Marco Giallini, Alba Rohrwacher, Vinicio Marchione, Silvia D’Amico, Rocco Papaleo, Vittoria Puccini, Alessandro Borghi, Giulia Lazzarini, Silvio Muccino e Sabrina Ferilli (la cameriera). Quindi, teatrale e quasi televisivo, nonostante il regista tenti di prendere ‘aria’ con inquadrature inconsuete, ma non troppo. Film di chiusura della Festa e già nelle sale.

“NYsferatu – Symphony of a Century” di Andrea Mastrovito immagina, attraverso l’animazione e a novant’anni di distanza, un remake del “Nosferatu” di Friedrich Wilhelm Murnau (uscito nel 1922 e ispirato al “Dracula” di Bram Stoker), ambientandola nella New York del 2017, ma col vecchio look. Hutter vive sereno e dimentico del mondo con la moglie Ellen finché viene inviato ad Aleppo dal suo capo, lo spietato broker immobiliare Knock, per vendere una proprietà al Conte Orlock. Arrivato in Siria, Hutter conosce suo malgrado gli orrori della guerra, e la storia si ripete. Un esperimento riuscito, grazie anche alle musiche di Simone Giuliani (compositore e pianista), accompagnato dalla voce solista di Bisan Toron.

Infine, “Borg . McEnroe” di Janus Metz – presentato in anteprima italiana, Premio del Pubblico, e ora al cinema -, che affronta per la prima volta la storia della celebre rivalità sportiva tra l’algido e composto Bjorn Borg (Sverrir Gudnason, non solo somigliantissimo) e l’irascibile e sanguigno John McEroe (un inedito Shia La Beouf). Un doppio ritratto avvincente ed emozionante di due indiscussi protagonisti della storia del tennis e il racconto epico di una finale diventata leggenda: Wimbledon 1980.

 

.