Le periferie di Catania nel duro e crudo film di Giovanni Virgilio: “Malarazza” con Stella Egitto

Un film per riflettere e ‘non dimenticare’ perché la vita nelle periferie italiane (non solo) è ancora difficile, e se la speranza è dura a morire, bisogna aiutarla e lottare perché continui ad esistere. Questo e molto altro è “Malarazza – Una storia di periferia”, opera seconda di Giovanni Virgilio (“La bugia bianca”) con Stella Egitto, Paolo Briguglia, David Coco, Cosimo Coltraro, Antonino Frasca Spada e Lucia Sardo, dal 9 novembre nelle sale italiane distribuito da Mariposa Cinematografica in 35 copie

Tommasino Malarazza (Coco) è un boss ormai in declino del quartiere Librino, a Catania. E’ sposato con la giovane Rosaria (Egitto), che è la sua vittima e da lei ha avuto un figlio, l’adolescente Antonino (l’esordiente Frasca Spada). Stanca di angherie e divieti del marito, Rosaria non solo sogna un futuro diverso per il figlio, lontano dalla vita di strada che offre il quartiere, ma può contare solo sull’aiuto di suo fratello Franco (un bravo e inedito Briguglia), anche lui emarginato, travesti e residente a San Berillo. Infatti la donna, prima decide di lasciare il tetto coniugale – ma Tommasino si riprende il figlio –, poi sogna di fuggire con lui a Genova. Quando Tommasino uscirà di scena, si aprirà una possibilità di cambiamento per tutti, ma la libertà spesso si paga a caro prezzo.

“Un film duro – dichiara il regista – che ci fa riflettere su quanto le periferie siano parte integrante delle città e che lo stato di degrado in cui sono lasciate non fa altro che aumentare ingiustizie e microcriminalità. ‘Malarazza’ è una denuncia delle condizioni delle periferie urbane al fine di riflettere sulla crisi della legalità nelle aree più marginali dei territorio, anche se spesso localizzate nei quartieri più centrali. Territori che domandano bellezza, giustizia e sicurezza per garantire un futuro e una speranza ai cittadini che vogliono affrancarsi dalla criminalità e dall’esclusione che logorano le loro vite. Sulla base della mia diretta esperienza ritengo che le amministrazioni locali facciano molto per ricucire gli strappi fra le periferie e il resto della città, ma purtroppo molte altre istituzioni restano a guardare. Come scriveva Italo Calvino, anche le più drammatiche e le più infelici tra le città hanno sempre qualcosa di buono. Quel qualcosa, però, dobbiamo scoprirlo e alimentarlo. Solo così avremo città migliori”.

“Abbiamo tentato di portare la realtà al cinema – ribatte Egitto -, ed è stato faticoso emotivamente entrare nel ruolo di questa donna che non ha nessuno che l’aiuti. Tommasino interviene nella maniera più violenta togliendole il figlio, la cosa più preziosa. Quella è l’ennesima goccia che fa traboccare il vaso e lei cerca asilo dal fratello ghettizzato. Un quartiere che ho conosciuto e ne sono stata colpita nel vivo. Ho sentito la necessità e la responsabilità di raccontare la sua ribellione, una storia in parte ispirata a fatti veri che è importante che tutti conoscano”.

“Ho scoperto tutta un’altra vita che non ho mai vissuto – ribatte il debuttante Antonino nel ruolo omonimo del figlio -; è stata un’esperienza completamente diversa, perché vivo da sempre nel quartiere anche se non condivido la loro esistenza. E’ stato bello perché ho conosciuto persone nuove che mi hanno dato fiducia”.

“Quando Giovanni (Virgilio) mi ha offerto la parte – confessa Briguglia nel ruolo del fratello ‘travesti no trans’ – mi sono spaventato perché era un ruolo difficile da rendere credibile, ma ho pensato che sarei riuscito a farlo solo se andavo dove vivono loro. Incontrai le transgender, già travestito, nella loro casa radunate intorno ad una stufetta perché faceva molto freddo. Volevo conoscere la loro vita, sapere come facevano, e tra loro c’era Marina che aveva scritto un libro. Hanno voluto darmi un nome d’arte e mi hanno battezzato Scilla, il loro preferito. Volevo costruire dei frammenti emotivi, dare al personaggio l’atteggiamento viscerale  dei catanesi – io sono palermitano – e in questo modo ci sono riuscito. Ringrazio Giovanni per la lungimiranza e la visione”.

“Il mio ruolo è assolutamente una novità – chiosa Cosimo Coltraro nel ruolo del boss in ascesa Pietro, detto U Porcu -, la sua è una vera storia d’amore (è innamorato del travestito Franco ndr.), costretto all’annichilamento di un sentimento perché porta avanti una doppia vita. Durante la scena del bacio appassionato con Paolo, sul set ridevano tutti quanti, ero entrato troppo nel personaggio, e capì che le risatine diventavano anche consenso”.

Quindi un film coinvolgente, volutamente duro, una sorta di tragedia greca contemporanea che a prima vista può sembrare datata, ma che in realtà esaspera certe situazioni perché ultimamente i media se ne occupano sempre meno, tranne nei casi in cui c’è un morto al giorno. Però mafia e criminalità stanno sempre dietro le quinte.

“Certo vent’anni fa non si poteva passare nemmeno in macchina perché si usciva col parabrezza – conclude il regista -, oggi dopo il lavoro fatto dalle associazioni e dall’amministrazione locale la situazione è cambiata, ma bisogna ancora andare avanti e migliorare”.

“La colonna sonora di “Malarazza” è firmata dal compositore Giuliano Fondacaro e abbraccia numerosi generi musicali, dal rap alla bossanova, fino al neomelodico, la musica più ascoltata nelle periferie di Catania. Poi ci sono Arisa che canta per la prima volta in portoghese il brano “O pensamento de voçé”, scritto dallo stesso Fondacaro, con le chitarre di Claudio Fassiolo; il rapper Mirko Miro con “Crisantemi e rose”: “Na vita” interpretata da Paolo Briguglia; Matteo Milazzo con “Senz’e te”.

Nel frattempo il regista Giovanni Virgilio ha curato la regia di un anno di lavoro del Team G124, durante il quale i progettisti coinvolti da Renzo Piano (che ha deciso di destinare il suo stipendio di parlamentare alla realizzazione di un progetto a favore delle periferie) hanno interagito con i residente nel quartiere, ma anche con istituzioni, scuole, attori sociali ed economici. Il lavoro di Virgilio restituisce i momenti più significativi di un complesso, ma anche appassionante progetto di intervento di rigenerazione urbana. Così è nato il documentario “Librino Express” (in post-produzione), scritto a quattro mani da Carlo Colloca (docente di Analisi sociologica e metodi per la progettazione del territorio dell’Università di Catania e consulente del Team G124 per la città) col regista.

A proposito di “Malarazza”, Virgilio cita Italo Calvino: Ci sono frammenti di città felici che continuamente prendono forma e svaniscono, nascosti nelle città infelici. (da “Le città invisibili”)