Vittoria & Abdul

Tornato in patria da qualche anno, dopo la lunga permanenza a Hollywood, Stephen Frears ha firmato negli ultimi anni una serie di ritratti storici di sicuro successo, tanto che dopo i riusciti “The Queen” con Helen Mirren, “Florence” con Meryl Streep e “Philomena” con Judy Dench, ora ne firma un altro dramma storico, fra realtà e commedia, con la stessa attrice Premio Oscar, ancora in veste di regina: “Vittoria & Abdul”, sceneggiato da Lee Hall e tratto dal libro di Shrabani Basu. Stavolta ricostruisce la vicenda dimenticata (che la scrittrice ha scoperto leggendo i diari di entrambi) sulla vera amicizia tra la regina Vittoria col giovane scrivano indiano Abdul. Segno che i film in costume old british funzionano ancora.

Ottima, come di consueto, l’ambientazione fine Ottocento visto che gli inglesi, sia per il grande che per il piccolo schermo, ne sono maestri, mentre l’ironia – tipica dell’autore – rende più divertente, se si vuole irreverente, e vivace il racconto.

Ad Agra, in India, il giovane Abdul (bravo Ali Fazal) viene inviato al cospetto della Regina Vittoria per consegnarle una prestigiosa moneta cerimoniale. Il simpatico ed esotico suddito (l’India era ancora colonia britannica) conquista la sovrana, ormai alla fine del suo regnato, e ne nasce un’intensa casta amicizia che però fa gridare allo scandalo i benpensanti, mentre il principe attende la sua dipartita per salire sul trono. Sola, stanca e imprigionata nel suo ruolo (ormai non riesce a scendere dal letto e si addormenta agli eventi di corte), Vittoria trova in questo modo un’improvvisa ragione di vita, anzi una rinnovata voglia di vivere.

Frears trasforma questa storia in una sorta di favola moderna all’insegna dell’integrazione con cui vuol dimostrare quanto lo straniero, il diverso, non sia (quasi) mai quello che sembra e che non bisogna costruire nuovi muri ma abbattere antiche barriere. Infatti, in filigrana, in “Vittoria & Abdul” si può leggere un sottotesto contro stereotipi e luoghi comuni, classismo e razzismo, perché comunque i sentimenti valgono più delle parole, soprattutto quelle di politici e governanti, benpensanti e razzisti. Un gustoso scontro di classe e di culture.

Nel cast anche Tim Piggott-Smith (Sir Henry Ponsonby), Eddie Izzard (Bertie, Principe di Galles), Adeel Akhtar (Mohammed), Michael Gambon (Lord Salisbury), Paul Higgins (Dr. Reid), Olivia Williams (Lady Churchill) e Simon Callow (Puccini). L’impeccabile fotografia è firmata da Danny Cohen, i costumi da Consolata Boyle, le scenografie da Sarah Finlay e Adam Squires, mentre le musiche originali sono di Thomas Newman, ben 14 nomination però ancora nessun Oscar. Quindi, sono tutti probabili candidati.

Nelle sale italiane dal 26 ottobre 2017 distribuito da Universal International Pictures Italia