“Egon Schiele”

Come sempre più spesso accade ai film sull’arte e ai biopic sui grandi artisti, anche “Egon Schiele (Tod und mädchen) di Dieter Berner, arriva nelle sale con un’uscita evento. Un ritratto personale e, se vogliamo sobrio, che mette in risalto la sua grande passione per l’arte. “L’arte non si può comprare, l’arte non ha prezzo”, affermava. Non amava i soldi, voleva solo quelli che gli permettevano di sopravvivere. Infatti, giovane, seduttore, provocatorio e affascinante, agli inizi del XX secolo, Schiele (interpretato dall’intenso e sorprendente Noah Saavedra), è stato tra gli artisti più controversi della Vienna del Novecento. La sua arte è ispirata da nudi femminili affascinanti e disinibiti – la prima modella è stata l’amata sorella sedicenne Gerti, che nel film rievoca la sua vita e la sua carriera dal 2010 al 2018, quando lui a 28 anni si trova sul letto di morte, a causa dell’influenza spagnola.

In un’epoca che si avvia alla fine con l’avvento della Grande Guerra, due donne in particolare condizioneranno davvero la sua vita e la sua espressione artistica. Sua sorella e sua prima musa, Gerti (Maresi Riegner), appunto, con cui aveva un rapporto quasi morboso e la diciassettenne Wally (Valerie Pachner), forse l’unico vero grande amore della sua vita, immortalata nel celebre dipinto “La morte e la fanciulla” (sottotitolo originale del film) esposto al viennese Leopold Museum.

Mentre i dipinti di Schiele creano scandalo nella società viennese, portando l’artista anche in tribunale con l’accusa di abuso su una minorenne e di ‘pornografia’ – accuse poi cadute ma che non gli risparmiano un mese di carcere -, collezionisti lungimiranti (ma avari) e artisti tra i più acclamati come Gustav Klimt – attraverso il loro rapporto conosce Wally -, iniziano a riconoscere l’eccezionale valore della provocatoria e tormentata arte di Schiele. Quando lo scoppio della Prima guerra mondiale minaccerà la sua ricerca e la sua libertà artistica, Schiele sceglierà di sacrificare alla sua arte, l’amore e la vita stessa, facendo del dolore e del suo disagio esistenziale la cifra stilistica che lo consacrerà tra i maggiori interpreti dell’Espressionismo. Non a caso lui diceva “non esiste ‘art noveau’ ma nuovi artisti”.

Il 31 ottobre prossimo, ricorrerà il centenario della sua morte, infatti, Egon Schiele
aveva solo 28 anni quando è morto – vittima della febbre spagnola che quell’anno fece milioni di vittime in tutta Europa -, eppure ha lasciato circa 300 dipinti a olio e oltre 2000 fra disegni e acquerelli. Le sue opere, oggi, valgono milioni di euro, spesso decine di milioni.

Per il giovane artista fu un’esistenza devastante, e su quei vent’anni, si basa il biopic, tradizionale nella forma e coinvolgente nella narrazione, diretto da Berner e ispirato al libro “Tod und Mädchen: Egon Schiele und die Frauen” di Hilde Berger, sceneggiatrice col regista. I premi ricevuti: Miglior attore esordiente (New Faces Award – Germania) a Noah Saavedra, che aveva debuttato con un piccolo ruolo in “Spectre”;  Miglior attrice all’Austrian Film Award per Valerie Pachner; Miglior attrice e Miglior attore – sempre Pachner e Saavedra -, Miglior Sceneggiatura, Migliori produttori a Franz Novotny e Alexander Glehr, al Romy Gala (Austria).

Nel cast Elisabeth Umlauft (Adele Harms), Marie Jung (Edith, la moglie), Larissa Breidbach (Moa Mandu), Thomas Schubert (Anton Peshka, il cognate), Daniel Strasser (Dom Osen) e Cornelius Obonya (Gustav Klimt). Ottima la cornice grazie alla fotografia di Carsten Thiele, al montaggio di Robert Hentschel e alle musiche originali di André Dziezuk.

Nelle sale italiane il 27, 28 e 29 novembre 2017 distribuito da Draka Distribution di Corrado Azzollini in collaborazione con Twelve Entertainment