La fratellanza

“La fratellanza” (Shot Caller), sceneggiato, prodotto e diretto da Ric Roman Waugh – terzo film di una trilogia di Prison Movie iniziata con “Felon” e proseguita con “Snitch – L’infiltrato” – è un crime thriller duro e crudo che narra l’odissea di uomo comune che, per uno sbaglio altrettanto comune, finisce in galera costretto a convivere e sopravvivere fra pericolosi criminali di ogni sorta. Una storia raccontata dal regista in modo realistico e credibile, dato che due anni prima ha fatto una vera e propria ricerca sul campo. Un film a tratti agghiacciante, a tratti sconvolgente e, quindi, coinvolgente, teso ed emozionante, fra impotenza e vendetta, rabbia e violenza.

Finito in carcere per aver causato accidentalmente la morte del suo miglior amico in un incidente stradale (era alla guida quasi ubriaco), un brillante uomo d’affari di Pasadena, Jacob ‘Money’ Harlon (sorprendente il danese Nikolaj Coster-Waldau, da “A Second Chance” di Susanne Bier a “Il Trono di Spade”), lotta per sopravvivere ai pericoli della prigione e alle ostilità tra bande rivali. Infatti, Money è costretto a schierarsi con la ‘fratellanza ariana’, la quale, quando l’uomo viene rilasciato per buona condotta, lo costringe a dirigere un crimine per proteggere la moglie e suo figlio. Ma è una strada senza via uscita e Money dovrà prendere una drastica decisione per salvarli una volta per sempre. E, in qualche modo, vendicarsi delle gang.

Uno dei mali della giustizia, il sovraffollamento nelle carceri e la cattiva gestione di esse (americane ma non solo), nelle quali spesso comuni cittadini, colpevoli di ‘omicidio stradale colposo’ (ma anche di reati minori) finiscono a fianco di veri criminali, comuni anch’essi ma non troppo, anzi assassini, spacciatori, trafficanti e boss.

“Per riuscire a comprendere meglio la realtà delle prigioni – afferma l’autore – e delle gang che sono a capo di queste istituzioni, ho lavorato, sotto copertura, come agente volontario in California. Quella che è iniziata come una semplice ricerca è diventata un’odissea di due anni in cui ho avuto accesso in maniera sempre più profonda a quel mondo violento”.

“Nessuno sapeva che io fossi un regista – aggiunge Waugh – Mi vedevano solo come un poliziotto alle prime armi, non mi hanno risparmiato nulla. Quello che ho imparato subito è che le guardie possono anche controllare i cancelli e le porte ma, dentro le prigioni, comandano le gang. E comandano anche nelle strade, direttamente dalle prigioni. ‘Shot Caller’ (titolo originale ndr.) è uno sguardo autentico sulle nostre gang e i nostri poliziotti, i quali controllano questi gruppi dall’interno delle mura e gli danno la caccia sulle strade”.

Nel cast Lake Bell (la moglie Kate), Jon Bernthal (Frank ‘Shotgun’ Costello), interprete anche di “Baby Driver”; Jeffrey Donovan (Bottles), Omari Hardwick (Kutcher), Evan Jones (Chopper), Holt McCallany (The Beast/La Bestia), Jessy Schran (Jennifer), Emory Cohen (Howie) e Benjamin Bratt (sceriffo Sanchez), da “Traffic” a “Law & Order – I due volti della giustizia”, e tanta tivù.

Nelle sale italiane dal 7 settembre distribuito da Notorious