Baby Driver – Il genio della fuga

Reduce del successo al botteghino in America e da una grande promozione italiana arriva un mix esplosivo di generi, dalla commedia al thriller, dal crime movie all’action film, dalla favola al musical tutto questo e altro nello scoppiettante “Baby Driver – Il genio della fuga”, sceneggiato e diretto dal britannico Edgar Wright (da “L’alba dei morti dementi” a “La fine del mondo”), con un bel cast capeggiato dal giovane Ansel Elgort (della nuova saga “Divergent”) e che vanta due premi Oscar come Kevin Spacey (“American Beauty” e “I soliti sospetti”) e Jamie Foxx (“Ray”). Il tutto a ritmo di pop music e con adrenalinici inseguimenti in macchina e anche a piedi.

Fallito il progetto di “Ant-Man” con la Marvel, Wright – ha dichiarato a Roma “serviva per fare questo film perché il copione esisteva già” – torna alle sue opere ‘libere e indipendenti’ piene di citazioni e riferimenti, spesso omaggiando classici di generi a lui congeniali, ma non solo: dalla New Hollywood anni Settanta al musical; da William Friedkin a Quentin Tarantino. E, secondo il nostro parere, “Baby Driver” è più musical – anche gli inseguimenti in auto sono delle vere e proprie coreografie – del sopravvalutato “La La Land”. A qualcuno, forse, darà fastidio l’eccesso citazionista, ma il film è efficace e coinvolgente per ogni tipo di pubblico, mentre è la musica a dare il ritmo frenetico alle corse in macchina così come agli intervalli romantici, mai sdolcinati. Personaggi credibili e divertenti, soprattutto quello del ragazzo protagonista, che tenta di fuggire da un mondo ostile e ingiusto rifugiandosi in uno tutto suo, favolistico, fatto di bene, fiducia e generosità.

Baby è rimasto un adolescente che sotto l’apparente spensieratezza che gli dona la musica (è costantemente con gli auricolari nelle orecchie) nasconde un tormentato passato, non parla ma è un pilota eccezionale che il misterioso e sofisticato boss, Doc (Spacey), costringe a fare d’autista alla sua banda di rapinatori di banche, finché non salderà un intero vecchio debito (dopo ogni colpo riceve soltanto una sorta di ‘rimborso spese’). O almeno così sembra.

E’ cresciuto col padre affidatario, dopo il grave incidente stradale in cui sono rimasti uccisi i genitori, e che gli ha procurato un perenne ronzio all’udito che solo la musica riesce a coprire. Ma, dato che il suo tutore afroamericano è muto, Baby comunica con lui tramite la lingua dei segni e riesce a leggere ottimamente il labiale. Tra un colpo e l’altro, Baby si innamora – ricambiato – di una cameriera, Debora (Lily James, la “Cenerentola” di Kenneth Branagh), che riesce a tenere all’oscuro dalla sua vera occupazione, sperando di saldare presto il suo ‘debito’. Ma, arrivato il momento, capisce che non è facile lasciare il mondo del crimine ed è obbligato a ritornare in campo.

Se prima era stato costretto – e fino ad un certo punto credeva non ci fossero state vittime -, ora è ricattato e accetta soprattutto per allontanare dal pericolo e proteggere il suo ormai anziano tutore e la sua dolce ragazza. Ma il motore è partito – stavolta dovrà davvero sporcarsi le mani – e sarà difficile divincolarsi, anche perché non sempre i criminali di turno si fidano di lui, spesso lo provocano e lo sfidano come Bats (Foxx), uno che spara per un nonnulla. Però, come tradizione insegna, il delitto non paga.

Nel cast Jon Bernthal (Griff), anche tra gli interpreti di “La fratellanza” che esce in Italia in contemporanea; John Hamm (Buddy), dal televisivo “Mad Men” a “The Town”; Eiza Gonzalez (Darling), CJ Jones (Joseph), Hal Whiteside (Cook)¸ Lanny Joon (JD) e il musicista e compositore Flea (Eddie), già componente dei Red Hot Chili Peppers. Nella colonna sonora cinquant’anni di successi, da Simon & Garfunkel (il cui tema dà titolo al film) ai Queen; dai Beach Boys ai Blur, e tantissimi altri, tutti amati dal regista.

Nelle sale italiane dal 7 settembre distribuito da Warner Bros. Entertainment Italia