American Horror Story, un suggestivo viaggio nella “Mitologia moderna dell’immaginario deforme” di Montigiani & Saracino

Tutto quello che avreste voluto sapere su “American Horror Story” e non avete mai osato chiedere o vedere, lo troverete nel libro omonimo – sottotitolo “Mitologia moderna dell’immaginario deforme” – di Eleonora Saracino e Daniel Montigiani (Viola Editrice). Un saggio ‘diverso’, frutto di un’approfondita e appassionata ricerca sul serial cult dell’ultimo decennio, rivoluzionario nella forma e nei contenuti.

Montigiani e Saracino analizzano il fenomeno televisivo sia visivamente sia culturalmente (ri) scoprendo riferimenti culturali e religiosi, storici e cinematografici, visto che il serial – creato da Ryan Murphy e Brad Falchuk – parte da un genere ormai classico come quello Horror (fuso con grottesco, mélo e camp) che a sua volta prende spunto dal lato oscuro dell’uomo e della società che lo genera.

Un viaggio, se vogliamo metaforico, negli orrori americani sviluppatisi insieme a una società che ‘vampirizza’ i suoi cittadini e quelli altrui creando e distruggendo miti. E la cosa migliore per raccontarli è attraverso i vari topoi che affronta nei diversi ‘capitoli’ – anche essi provenienti dal genere – quali la casa, l’asylum (manicomio, il cui riferimento è “Il corridoio della paura de Samuel Fuller, non solo), l’antro delle streghe, il circo (il richiamo a “Freaks” non è casuale) e l’hotel antico e fatiscente, almeno stando alle prime cinque stagioni, prese in esame (la sesta, Roanoke prende spunto dall’orrore quotidiano tinto di paranormale, mentre l’annunciata settima serie sarà dedicata alla politica, non a caso sotto Trump).

Murphy, uno degli autori, infatti afferma – citato nell’introduzione – “Sono sempre stato attratto dalle cose più oscure (in genere lo siamo tutti, o quasi ndr.) e American Horror Story celebra davvero il nostro amore per l’horror, quella passione che nutrivamo fin da piccoli e che rappresenta uno dei punti di riferimento della cultura popolare della nostra giovinezza”.

Infatti, nata come una miniserie a sé stante, “American Horror Story” divenne uno dei maggiori successi della tivù americana, per cui è stato aggiunto successivamente il sottotitolo “Murder House” alla prima stagione.

Saracino e Montigiano si sono infatti divisi le stagioni per raccontarcele, comunque in modo omogeneo nello stile e nella forma. “Murder House” e “Coven – Il tempo delle streghe”, la prima;  “Asylum – La lucida follia del male” e “Hotel – Un incubo Art Déco”, il secondo, mentre “Freak Show – La feroce attrazione” l’hanno scritto a quattro mani.

Non vengono dimenticati attori e attrici, a loro volta riferimenti e icone della cinematografia mondiale, dalla mitica Jessica Lange a Kathy Bates, da Angela Bassett a Dylan McDemott, da Joseph Fiennes a Matt Bomer, dalla rivelazione Lady Gaga, ai tanti giovani in ascesa, noti e meno noti. Ma sono tanti gli argomenti e i temi che gli autori (e il serial) affrontano: dalla famiglia alla maternità, dal potere all’ossessione (non solo d’amore), dal razzismo al sessismo, dalla presenza femminile alla mecca del cinema, rievocata attraverso divismo e mito.

Merito del bel saggio del duo di critici cinematografici è quello di invogliare il lettore ad andare avanti – anche quello che non è appassionato del genere o no ha mai visto nemmeno un episodio della serie -, a conoscere, scoprire e saperne di più, dato che Montigiano e Saracino informano e spiegano usando un linguaggio colto ma comprensibile a tutti, senza far inutile sfoggio del loro talento di ottimi narratori, quella capacità spesso assente proprio in maestri e insegnanti.