Lady Macbeth

Ispirato al romanzo breve di Nikolaj Leskov “Lady Macbeth del Distretto di Mcensk”, che Šostakovič nel 1934 trasformò in una celebre opera, questa neo “Lady Macbeth” segna il sorprendente debutto nel lungometraggio di William Oldroyd, uno dei maggiori registi teatrali inglesi, che ha conquistato pubblico e critica. Un sobrio melodramma che unisce rigore e sensualità, suspense e riflessione morale.

Nell’Inghilterra del 1865, in campagna, la diciassettenne Katherine (la rivelazione Florence Pugh) è costretta a un matrimonio senza amore con un uomo più grande. Soffocata dalle rigide norme sociali dell’epoca, inizia una relazione clandestina con il giovane stalliere Sebastian (Cosmo Jarbis) alle dipendenze del marito – continuamente assente -, ma l’ossessione amorosa la spingerà in una spirale di violenza dalle conseguenze sconvolgenti.

Applaudito all’ultimo Torino Film Festival e osannato dalla critica internazionale, “Lady Macbeth” è al tempo stesso suggestivo e sconvolgente: il ritratto di una giovane donna che si ribella alle leggi arcaiche di una società che la sottomette e la reprime, la isola e la imprigiona, ma per farlo è costretta ad usare l’odio e la violenza con la stessa spietatezza e freddezza degli uomini. E da vittima diventa carnefice di chi le ostacola la strada, anche se il prezzo da pagare sarà altissimo: la totale rinuncia ai sentimenti. E se, come diceva Genet, ogni uomo uccide ciò che ama, anche Katherine finirà per farlo.

“Nella letteratura di quel tempo – afferma Oldroyd sul testo originale -, donne come Katherine di solito soffrono in silenzio, nascondono i loro sentimenti o si tolgono la vita. Ma in questa vicenda abbiamo una giovane protagonista che combatte per la sua indipendenza e decide il proprio destino, anche attraverso la violenza”.

E la cornice di quest’opera – in concorso al Festival di Toronto e Premio Fipresci a San Sebastian – è un’atmosfera grigia e selvaggia, opprimente e ostile che mette in risalto la figura di Katherine che si staglia come un quadro gotico dell’epoca vittoriana (ottimamente fotografato da Ari Wegner) su uno sfondo fatto di ombre e luci, fra natura e vita, istinto e ragione, ossessione e passione. Il tutto messo in risalto dalle musiche del compositore Dan Jones (da “L’ombra del vampiro” al documentario “My Scientology Movie”). Nel azzeccato cast anche Christopher Fairbank (Boris, lo suocero), Naomi Ackie (Anna, la cameriera), Bill Fellows (Dr. Bourdon), Ian Conningham (detective Logan), Golda Rosheuvel (Agnes) e Paul Hilton (Alexander, il marito).

Nelle sale italiane dal 15 giugno distribuito da Teodora Film

HANNO DETTO

“Immaginate ‘Cime tempestose’ diretto da Hitchcock e avrete un’idea di questo film straordinario”
Indiewire

“Un’opera di assoluta genialità”
The Guardian

“Girato e interpretato in modo superbo”
Screen International

“Potente, misterioso, assolutamente magnifico”
Elle

“Un dramma a porte chiuse di devastante crudeltà sui rapporti di classe e la violenza del patriarcato”
Le Nouvel Observateur

“Imperdibile”
The Economist