Io danzerò

Arriva nei cinema italiani – dopo la presentazione a Une Certain Regard del Festival di Cannes e l’anteprima al recente Biografilm Festival di Bologna, “Io danzerò” della regista Stéphanie Di Giusto con una sorprendente Soko nel ruolo protagonista. Un biopic a passo di danza fra esistenza e arte, passione e ballo (rivoluzionario), espressione (corporale) e sentimenti (veri), sacrificio e successo.

La vita dell’americana Loïe Fuller, grande protagonista dell’affascinante ville lumière dei primi del Novecento. Coperta da lunghi veli di tulle e seta, e aiutandosi con lunghe bacchette, circondata di luci elettriche (degli albori) e colori, Loïe reinventava il suo corpo per ogni performance, sorprendendo il pubblico parigino con la sua ipnotica e celeberrima ‘serpentine dance’. Diventata in breve tempo il simbolo di una generazione, la Fuller avrebbe fatto qualsiasi cosa per perfezionare la sua arte, incurante tanto della sua salute che dell’effimero successo. Ma il seducente incontro con Isadora Duncan avrebbe cambiato presto e per sempre tutte le carte in tavola fra giovinezza e maturità, amicizia e rivalità, passione e arte.

E la regista Di Giusto ha testardamente lavorato alla preparazione del film con la stessa ammaliante passione con cui Loïe creava i suoi spettacoli, elaborando lei stessa i propri costumi con maniacale precisione, così come le scenografie, sempre disposta a cambiare, anche i minimi particolari, di giorno in giorno, di serata in serata. Uno sforzo fisico sovrumano e pericoloso per la sua salute, sopportato con stoicismo nel corso di tutta la sua carriera. Una forza della natura, una rivoluzionaria del lavoro, una stakanovista dell’allenamento (estenuante) che sostituivano la mancanza del fisique du role e dell’agilità dell’allora giovanissima connazionale Isadora (perfetta Lily-Rose Depp) la quale, portò avanti la sua rivoluzione, scippandole molti dei meriti e della notorietà fra i posteri.

Il loro è stato un rapporto in bilico fra seduzione e adorazione, come quello di una fan sfegata verso il suo idolo (vedi “Eva contro Eva”), che l’autrice mette in risalto senza eccessi  né retorica, ricostruendo con intelligenza il percorso di un’ossessione che faceva prevedere la caduta di una stella della danza, sopraffatta dalla facilità con cui la giovane e algida rivale riusciva in quello che a lei costava bruciature agli occhi e un corpo da (re)inventare ogni volta fra lividi e ferite, fatica e dedizione.

Sceneggiato dalla regista con Sarah Thibau, “La danseuse” (titolo originale) è un sofferto e suggestivo dramma in musica che riesce a coinvolgere lo spettatore offrendogli emozioni e sorprese attraverso la fatica e il sudore di una donna che arrivò alla cima della sua arte senza possederne un totale talento naturale. Sullo sfondo il rapporto con l’assistente – adorante e  protettiva – di una vita, Gabrielle (una intensa Mélanie Thierry), fra amore e sconforto, sempre disposta a consolare. Ma anche con un giovane benestante, Il Conte Louis D’Orsay (Gaspard Ulliel), sempre pronto a sostenerla e amarla. Forse.

Nel cast anche François Damiens (Edouard Marchant), William Houston (Rud), Louis-Do de Lencquensaing, Amanda Plummer, David Bowles, Denis Ménochet, Tamzin Merchant.

Nelle sale italiane dal 15 giugno distribuito da I Wonder Pictures