“Wonder Woman” tra Mito e Storia, Femminismo e Grande Guerra

Finalmente è arrivata al cinema “Wonder Woman”, visto che è la prima volta sul grande schermo per una supereroina che ha compiuto i 75 anni ma non li dimostra, meglio dei suoi colleghi che hanno dovuto subire continui aggiornamenti, tranne il primo Capitan America.

Dal personaggio creato da William Moulton Marston per DC Comics, lo sceneggiatore Allan Heinberg ha ripreso l’ironia e la fantasia che merita, recuperando il sottile femminismo dell’originale che la regista Patty Jenkins (da “Monster” al televisivo “The Killing”) ha portato sullo schermo con il tono giusto – oltre al tocco femminile che si sente -, senza retorica né eccessi di azione (che comunque c’è) e utilizzando gli effetti speciali digitali nel modo migliore Tanto che, l’ormai finale pirotecnico, è più sobrio del solito, senza dimenticare lo spettacolo preteso dagli spettatori adolescenti di oggi.

E sceneggiatore e regista si sono dichiarati onorati di portare sul grande schermo un personaggio che li ha accompagnati fin dall’infanzia e del quale sono appassionati ancora oggi.

“I supereroi hanno fatto parte della vita di molti di noi – dichiara la Jenkins -; è quella specie di fantasia che ci fa dire ‘come sarebbe se io fossi così potente e invincibile e se io potessi vivere un’esperienza così eccitante e compiere azioni eroiche? Avevo sette anni quando ho letto per la prima volta ‘Superman’, e mi ha sconvolto la vita perché io mi sentivo Superman. Il personaggio ha catturato esattamente quello in cui credevo allora e in cui credo ancora oggi: cioè che c’è una parte in ogni essere umano che desidera riuscire a migliorare il mondo”.

“Poi è arrivata ‘Wonder Woman’ – confessa -. Ho visto la serie televisiva (anni Settanta, con Lynda Carter ndr.) e lei era tutto ciò che una ragazza può aspirare a diventare: forte e gentile, eccitante e di stile, potente e risoluta oltre che combattiva come un uomo. Una tosta ma che si batte per l’amore, il perdono e la benevolenza in un mondo molto complicato. Per me è stato un grande onore poter realizzare un film su una supereroina che crede in questi valori importanti”.

“Wonder Woman è da sempre stata la mia supereroina preferita – ribatte Heinberg che aveva scritto nel 2006-07 per la DC i fumetti -, già da quando andavo in prima elementare e guardavo alla televisione Super Friends (i cartoni animati ndr.), il sabato mattina a Tulsa, Oklahoma. Avere avuto anche il più piccolo dei meriti nel portarla sul grande schermo – e averlo fatto con un gruppo creativo di cui fanno parte anche Patty Jenkins e Geoff Johns (uno dei produttori esecutivi ndr.) – è il sogno di una vita che si è avverato”.

Infatti, potenza e grazia, saggezza e meraviglia sono le caratteristiche intrinseche di uno dei personaggi più famosi nel mondo, un rinomato e durevole archetipo della DC Comics oltre che simbolo globale di forza e uguaglianza. E il film racconta l’attesa storia delle origini della mitica Diana, unica figlia dell’isola di Themyscira, donata al popolo direttamente da Zeus. Principessa delle Amazzoni,  è la figlia di Ipolita e nipote di Antiope, che l’addestra contro il volere della regina.

Anche se Marston l’ha presentata ai lettori in piena Seconda Guerra Mondiale, il film (una volta tornati nel nostro mondo) è ambientato nel 1918, verso la fine della Grande Guerra. “Ci è sembrato interessante contrapporre questo personaggio femminile ma forte, che proviene da una razza di donne indipendenti, con le suffragette della prima ora. Inoltre, da un punto di vista visivo, le sfumature dell’epoca danno un tocco di orrore tipico delle guerre moderne. Era la prima guerra in cui si combatteva sia in scenari aperti a medio raggio che corpo a corpo, dove per sparare a qualcuno bisognava essere relativamente vicini per affrontare il nemico. Si bombardava senza neanche avere un’idea di come potesse essere il nemico, o anche chi stavi per andare a uccidere. Tutto ciò rendeva le uccisioni molto più ‘facili’ da eseguire. Volevamo che le nuove dinamiche di questa guerra fossero sconosciute per il nostro personaggio, Wonder Woman, perché lei era abituata a combattere contro guerrieri conosciuti, mentre ora combatte una guerra dove non ci sono eroi, perché non si può essere eroi se non si sa contro chi si sta combattendo”.

“Adoro la purezza d’animo di Wonder Woman – spiega il produttore Zack Snyder -. Non ha un passato burrascoso, non cerca vendetta contro chi l’ha diffamata e non proviene da un luogo oscuro. Ha avuto un’infanzia idilliaca e le sono stati insegnati i valori della vita. Lei è un’eroina che proviene da un mondo dove si fanno semplicemente le cose giuste, che è un fatto meraviglioso, e poi penso che Patty e Gal abbiano trovato la maniera migliore per far trasparire tutto ciò nel film”.

L’attrice Gal Gadot (già Miss Israel), la protagonista, che dimostra di non avere solo le fisique du role, ha detto: “Ciò che mi ha attratto di questo personaggio, è che coesistono diversi aspetti e tutti meravigliosamente positivi. E visto che questa è la prima volta che viene raccontata al cinema, la storia di questa icona, io e Patty abbiamo affrontato diverse conversazioni creative al riguardo. Lei è la più grande guerriera del mondo dei fumetti, ma può essere a volte vulnerabile, sensibile, fiduciosa e confusa… e tutto allo stesso tempo. E poi non nasconde mai la sua intelligenza o le sue emozioni”.

E proprio per questo mix di mitologia e storia (moderna), azione e sentimenti, che il ‘blockbuster’ funziona e si rivela originale e interessante, perché recupera il gusto per l’avventura di una volta senza bisogno di esagerare con l’azione e gli effetti speciali, anche quando ci sono entrambe le versioni 2D e 3D.