La rivincita dei ‘nonni’ sul grande schermo

  Sembra casuale, ma da un po’ di tempo gli anziani sono tornati protagonisti sul grande schermo, soprattutto in questo ultimo anno sono al centro di commedie brillanti e/o agrodolci, e in qualche dramma contemporaneo. E proprio nell’ultimo mese c’è una concentrazione di titoli che li vedono protagonisti assoluti.

  La nuova ondata è partita con il nuovo film di Gianni Amelio, “La tenerezza”, dove il grande caratterista del nostro cinema Renato Carpentiere è per la prima volta protagonista assoluto, di un riflessivo dramma di attualità. Un’opera che affronta non solo il rapporto padre-figli, ma soprattutto la solitudine (nella terza età) regnante nella società odierna e la mancanza o il rifiuto degli affetti. Non a caso il settantenne Lorenzo ha l’età del regista e, in questo modo, Amelio investe il protagonista del suo vissuto, della sua esperienza, della sua emotività di uomo a cavallo tra i due secoli, anche quando si ispira al romanzo “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone.

  Meno casuale è l’approdo della commedia “Insospettabili sospetti” di Zach Braff perché si tratta del rifacimento di una chicca della commedia hollywoodiana anni Settanta, “Vivere alla grande” di Martin Brest, allora interpretata da tre mostri sacri della recitazione come Art Cartney, George Burns e l’allora direttore dell’Actor’s Studio, Lee Strasberg. Stavolta, invece, vengono sostituiti da altri tre grandi del cinema anglo-americano come i premi Oscar: Michael Caine, Morgan Freeman e Alan Arkin, da oltre quarant’anni in prima linea, ma che hanno ottenuto – come di consueto – l’agognata statuetta soltanto superati o quasi i sessant’anni. Sono affiancati da un’altra ‘vecchietta’, che invece sembra ancora una cinquantenne, la rediviva e sempre fascinosa Ann Margret, già partner negli anni Sessanta di Elvis Presley e del nostro Vittorio Gassman. E, nel film, trova posto un altro illustre collega, il professore della trilogia di “Ritorno al futuro”, Christopher Lloyd, nel ruolo di un quarto coetaneo, colpito da Alzheimer.

  E, se il soggetto non è originale, lo sceneggiatore Theodore Melfi lo ha intelligentemente rielaborato e aggiornato col senno di poi, ovvero tenendo d’occhio i nostri tempi, dove le grande industrie e soprattutto le banche sopravvivono grazie a ‘truffe legalizzate’ a scapito dei piccoli risparmiatori. Infatti, Willie (Freeman), Joe (Caine) e Al (Arkin), amici e colleghi da una vita, scoprono da un giorno all’altro che la fabbrica per cui hanno lavorato per oltre trent’anni ha deciso di trasferirsi in Vietnam e ha utilizzato, con la complicità della loro banca, il fondo pensioni per pagare l’assicurazione aziendale, lasciando loro tre – ma non solo – sul lastrico e nell’impossibilità di sopravvivere degnamente. Tanto che i tre vecchi amici decidono di rapinare proprio la loro banca provocando una serie di gustosi equivoci.

  Però le donne anziane (e le attrici) – di solito relegate in ruoli da ‘nonne buttate sul divano davanti alla tivù’, come ha dichiarato Giuliana De Sio, a proposito del suo ruolo di nonna ‘diversa’ in “La verità vi spiego sull’amore” di Max Croci – hanno la loro rivincita in “Adorabile nemica” di Mark Pellington, sceneggiato dall’esordiente Stuart Ross Fink, che segna il ritorno da protagonista per l’inimitabile e indimenticabile Shirley MacLaine (Oscar per “Voglia di tenerezza”, anche lei dopo aver superato gli anta), accanto alla giovane Amanda Seyfried. E’ lei anima e corpo di questa commedia brillante-sentimentale che diventa un monumentale omaggio all’attrice e alla donna.

  Il film racconta dell’anziana Harriet Lauler, una milionaria dispotica e irresistibile, abituata ad avere sempre il controllo di tutto e tutti. Tanto che un giorno decide di voler controllare anche quello che si dirà di lei dopo la sua morte, perché persino il suo necrologio deve essere di suo gradimento. Allora, commissiona ad Anne, giovane giornalista ‘specializzata’, con ambizioni letterarie – lavora nel quotidiano locale che lei ha sostenuto per lungo tempo -, di scrivere la sua storia, provocando una sequela di situazioni esilaranti e imprevedibili. Infatti, all’inizio la giovane non troverà nemmeno una persona – inclusa la famiglia – che sprechi una parola di elogio per lei, però troverà la causa del suo atteggiamento. Ma tra le due donne nascerà un’amicizia sincera, bizzarra e conflittuale, chele aiuterà a scoprire se stesse.

  L’ultimo in ordine d’arrivo nelle sale italiane è “Tutto quello che vuoi” dello sceneggiatore-regista Francesco Bruni – già autore di “Scialla!” (2011) e “Noi 4” (2014) – con un sorprendente Giuliano Montaldo, il quale dopo un esordio come attore alla fine della Seconda guerra mondiale, è diventato un Maestro della regia cinematografica. Una commedia sentimentale agrodolce, che affronta il rapporto tra ‘giovani e vecchi’, ovverosia l’avvicinamento ‘forzato’ tramite la malattia (Alzheimer), di un giovane ignorante e turbolento e un anziano poeta che si trasforma in una sorta d’amicizia nipote-nonno. Uno scambio sentimental-culturale che per le nuove generazioni si è pressoché perso.

  “Ma l’aspetto più interessante – dice l’autore sul film, il quale ha vissuto personalmente l’esperienza di un padre colpito dal morbo di Alzheimer – era la progressiva regressione verso il passato nella sua mente: prendevano corpo persone e vicende dimenticate, la cui ‘presenza’ dava luogo a rivelazioni impreviste ed anche sconcertanti. L’episodio centrale di questo film – quello relativo alla fuga al seguito dei militari americani, ed al ‘regalo’ da loro ricevuto – è per l’appunto uno di questi, a cui mio padre aveva accennato in passato, ma che non aveva mai raccontato con la dovizia di particolari concessogli dalla malattia”.

  Negli ultimi decenni, infatti, questo scambio di idee e di esperienze permetteva ad entrambe le parti – non solo nel rapporto nonno/a-nipoti – uno scambio in cui i giovani acquisivano conoscenza e gli anziani davano loro la chiave per ritrovare non solo le origini della famiglia, ma anche di conoscere un passato storico-socio-culturale a loro quasi sconosciuto o negato. E non crediamo che internet possa  (ri)darci questo tipo di rapporto affettivo e culturale.

La lista dei film in cui gli anziani hanno un posto di rilievo continuano ad arrivare tra cui “Ritratto di famiglia con tempesta”, dove ‘la nonna’ non è protagonista ma ha un ruolo importante ed è quella che possiede una graffiante ironia. E addirittura Catherine Deneuve – che non ha mai smesso  di fare la protagonista – torna nel ruolo di una madre ‘terribile’ con l’età della nonna in “Quello che so di lei”.