Mal di Pietre

Strano destino degli scrittori italiani e misteri dell’editoria. La storia del secondo romanzo di Milena Agus “Mal di pietre” – ristampato in occasione dell’uscita del film francese omonimo, diretto da Nicole Garcia e con Marion Cotillard protagonista, da cui è tratto – ha qualcosa di semplice e magico. L’opera edita – allora (2006) come oggi, da Narrativa Nottetempo (119 pagine, 14.00 Euro) – in una piccola tiratura di 800 copie, conquistò il pubblico d’oltralpe e per effetto dell’attenzione che la stampa straniera riservò alla travolgente storia d’amore con il Reduce, finì per tramutarsi in un successo anche in Italia.

Una storia in gran parte autobiografica, visto che la protagonista è la nonna dell’autrice, e la sua storia viene narrata dalla nipote. Ne viene fuori il ritratto di una donna appassionata e ribelle, soprannominata ‘la pazza’ ma che in realtà cerca in modo disperato l’Amore, in una società che – attraverso il pregiudizio, l’ipocrisia e il falso moralismo – l’ha sempre negato, in primis alle donne.

La vita, il matrimonio tardivo con un uomo che, ospitato dalla famiglia, si sdebita sposandola e, finalmente, l’amore sognato – anche da chi intorno a lei non l’ammette – che arriva inatteso durante una cura termale del ‘mal di pietre’, i calcoli renali, che diventa mal d’amore e trascina l’eroina in una vicenda di passione e felicità mai conosciute né vissute: un Reduce, zoppo e sposato, che soffre dello stesso male.

Andando avanti e indietro nel tempo – l’autrice per ovvie ragioni racconta anche la storia dei suoi genitori e di se stessa -, la narrazione cresce e coinvolge il lettore in un susseguirsi di misteri e fantasia, di realismo e immaginazione. E l’enigma di questo grande amore verrà svelato solo nel finale.

Mal di Pietre era il secondo romanzo di Milena Agus – dice l’editrice Ginevra Bompiani che lo scoprì tra una pila di manoscritti – che nottetempo pubblicava, dopo il bellissimo Mentre dorme il pescecane che era passato inosservato. Il giorno in cui uscì in Francia, tutti i giornali ne parlarono. Sulle colonne de La Stampa, qualcuno notò che un libro di cui nessuno parlava in Italia era diventato un caso letterario per i francesi”.

Solo allora, infatti, la febbre dilagò anche da noi e Milena Agus ebbe il riconoscimento che meritava: “vinse cinque premi, entrò nella cinquina dello Strega e del Campiello e, in quel primo anno, solo in Italia, vendette circa 150.000 copie”. E il successo del libro contagiò così tutto il mondo tanto che oggi conta ben 18 traduzioni.