Tanna

Una storia vera – su una giovane coppia d’innamorati già proclamati “I Romeo e Giulietta del Pacifico” – diventa un film, ma non si tratta di un documentario, sebbene ambientata nei luoghi dove è successa, a Yakel, villaggio dell’isola di “Tanna” (titolo dell’opera cinematografica), nella Repubblica di Vanuatu (nord est dell’Australia). E’ in questo arcipelago incontaminato, casa di una delle ultime società tribali al mondo, che è stato girato da Martin Butler e Bentley Dean. Storia dell’amore contrastato tra due giovani aborigeni, in una società dove i matrimoni sono ancora combinati. Un film dalla ineguagliabile bellezza incontaminata come il posto in cui è arrivata per la prima volta una troupe cinematografica per raccontare una storia realmente accaduta, ‘ricostruita’ con un cast locale di non professionisti che non aveva mai visto una pellicola in vita sua.

Presentato alla 72a. Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia, nell’ambito della Settimana della Critica (Premio del Pubblico e alla Miglior Fotografia), e candidato all’Oscar 2017 come Miglior Film Straniero, “Tanna” non può non ricordare il vecchio “Tabù” di Friedrich W. Murnau e Robert Flaherty (1931), ambientato a Bora Bora – anche se Murnau aveva privilegiato la finzione contro il parere di Flaherty -, ma (ri)conferma il fatto che anche in ‘Paradiso’ regnano ancora assurde regole e tabù, duri a morire anche nella nostra società contemporanea. Basta ricordare i tragici casi delle ragazze musulmane e ragazzi cristiani, non solo.

Sceneggiato da Butler e Dean, con John Collee in collaborazione con la stessa popolazione di Yakel, il film rappresenta la prima incursione nel mondo della finzione cinematografica del duo di documentaristi per portare sul grande schermo una delle tribù che vive ancora oggi seguendo i propri usi e costumi, lontani anni luce da quelli occidentali. Infatti, i registi si sono concentrati sul contributo della popolazione locale, con cui hanno convissuto per sette mesi durante le riprese. Una tribù che va ancora a caccia con arco e frecce, costruendo i propri vestiti (che coprono soltanto le parti intime) e le abitazioni con i materiali trovati nella foresta e che non aveva mai visto prima nemmeno una cinepresa.

Però “Tanna” non parla soltanto di usi e costumi, tradizioni e tabù, ma anche di sentimenti e scelte, guerra e pace (fra tribù), e lo fa attraverso la freschezza e la naturalezza dei suoi ‘attori’ non professionisti che divertono ed emozionano, conquistano e commuovono.

Insieme agli innamorati, Dain (Mungau Dain) e Wawa (Marie Wawa), è protagonista una natura incontrastata – fotografata dallo stesso Bentley Dean -, con il verde lussureggiante, le sue acque cristalline e l’incombente monte Tukosmerail, un vulcano in piena attività; inoltre, si tratta del primo film della storia in nauvhal, lingua diffusa a sud ovest dell’isola. Nell’inedito cast bisogna segnalare la piccola Marceline Rofit nel ruolo di Selin, la sorellina e complice di Wawa, una vera rivelazione, del resto come i protagonisti. E approda nelle sale italiane in versione originale con sottotitoli in italiano, distribuito da Tycoon Distribution.