La Tenerezza

A quattro anni da “L’intrepido” e a tre dal documentario “Felice chi è diverso”, Gianni Amelio torna al cinema di finzione con “La tenerezza”, un dramma contemporaneo sul rapporto padre-figli, ma soprattutto sulla solitudine (nella terza età) e sulla mancanza o il rifiuto degli affetti. Ispirato al romanzo “La tentazione di essere felici” di Lorenzo Marone, sceneggiato dal regista con Alberto Taraglio, il film mantiene le atmosfere e la struttura del libro, però adatta i personaggi allo stile e al pensiero dell’autore de “Il ladro di bambini” e “Il primo uomo”.

Ed è proprio sulla tenerezza ritrovata, in questi nostri tempi in cui sembra evitata, quasi fosse una vergogna, oppure un sinonimo di debolezza. Spesso ci manca, ma non l’accettiamo né la cerchiamo.

Un padre settantenne (ha l’età dell’autore), Lorenzo (un grande Renato Carpentieri, per la prima volta protagonista assoluto ma quasi ignorato nella locandina), ‘famigerato’ avvocato reduce di un infarto, e i suoi due figli non amati, Saverio (Arturo Muselli), indaffarato per l’apertura di un locale musicale, ed Elena (Giovanna Mezzogiorno), interprete in tribunale, sempre in conflitto fra loro.

Tornato a casa, anzi scappato dall’ospedale, Lorenzo incontra davanti alla porta la giovane Michela (una raggiante Micaela Ramazzotti) che si è chiusa fuori ed è costretto ad aiutarla facendola entrare dal cortile condiviso dai loro appartamenti. La donna, con la sua voglia di vita, finisce per conquistare quell’uomo brusco ed egoista, il quale finisce per diventare quasi uno di famiglia anche per il marito, Fabio (Elio Germano), ingegnere navale del nord, e i loro due figlioletti. E tra passeggiate, cene e giochi, Lorenzo riesce a ritrovare i sentimenti, quell’affetto che nega ai figli adulti e ai quali non è mai stato vicino da bambini.

Infatti, ora rifiuta persino il riavvicinamento della figlia, accetta solo la compagnia del nipotino Francesco, che sottrae di nascosto alla scuola per educarlo alla sua maniera. Ma una sera, tornando a casa per cenare dai suoi estroversi e simpatici vicini scopre un’inspiegabile tragedia.

La tenerezza è una storia di sentimenti inquieti – dice Amelio – tra padri e figli, tra fratelli e sorelle, tra persone in apparenza serene. I sentimenti sono la cosa più forte e più fragile che abbiamo, sono a rischio e ci mettono a rischio. L’amore non ci aiuta più quando è finito, ci fa sbagliare ancora, si trasforma in un malessere che fa perdere la ragione. Non ci sono buoni o cattivi in questa storia, solo esseri umani che non ce la fanno a crescere sui propri errori, anche quando la vita sembra metterli al riparo, e invece rende ogni loro gesto azzardato e punitivo. Qui l’amore si accompagna alla paura, non solo alla paura di non essere amati ma alla paura di non sapere amare nel modo giusto, di non essere in grado di farlo. Ci si può perdere per troppo amore come per aridità, ma nessuno trova un punto di equilibrio, se mai esiste nei rapporti umani”.

Un dramma che offre emozioni e sentimenti, in cui ognuno si può identificare o può ritrovare situazioni già vissute o sentite perché parla di disagio e malessere nelle relazioni e nei rapporti che riguardano tutti noi. E, come dice ancora l’autore, bisogna “ostinarsi a voler bene, nonostante tutto”.

Nel cast anche la rediviva Greta Scacchi (Aurora), Giuseppe Zeno (Giulio), Maria Nazionale (Rossana), Renato Carpentieri Jr. (Francesco), Bianca Panicci (Bianca), Giovanni Esposito (Davide), Salvatore Cantalupo (Satriano). Una Napoli inedita, lontana dalle periferia, ottimamente fotografa da Luca Bigazzi e una giusta colonna sonora firmata da Franco Piersanti.