Personal Shopper

Un thriller dell’anima, dove si fondono reale e soprannaturale, attraverso il ritratto di una giovane donna che sta elaborando il lutto del fratello gemello, e in cui Olivier Assayas affronta il tema “dell’inconscio e della realtà della nostra mente”. Una sceneggiatura scritta proprio su e per Kristen Stewart, già sua musa – insieme a Juliette Binoche – in “Sils Maria”, per “stabilire cosa accade tra il visibile e l’invisibile”, come dice lui stesso, e prendendo spunto da una frase del precedente film.

Apparentemente un film di genere, “Personal Shopper” – Premio per la miglior Regia al Festival di Cannes 2016 -, indaga tra “una vita profonda, tangibile, essenziale e le aspirazioni spirituali, i nostri fantasmi, i sogni e l’immaginazione che sono più importanti del reale, del lavoro che facciamo”.

La giovane americana Maureen (Stewart) vive a Parigi e lavora come personal shopper di una star esigente di nome Kyra (Nora Von Waldstatten). Ha l’incarico di scegliere i vestiti giusti, con un budget stratosferico, ma al tempo stesso Maureen ha anche il dono di comunicare con gli spiriti. E cerca un contatto con l’aldilà per dare l’addio definitivo al gemello Lewis, da poco scomparso, e per riappacificarsi con la sua perdita. Ma ad un certo punto inizia a ricevere ambigui messaggi inviati da un mittente sconosciuto ed entra in contatto con una presenza spettrale, anche se non è sicura si tratti proprio di Lewis…

Assayas ci trasporta in due universi paralleli, quello della realtà in cui viviamo e quello della nostra mente, dell’inconscio e dei sogni, ovvero in quei momenti in cui crediamo di sognare ad occhi aperti, ma anche quando ad occhi chiusi sogniamo chi non fa più parte del mondo reale. Due mondi che, a volte, ci sembra che irrealmente s’incontrino.

“Reale e irreale – ammette il regista, a Roma per la presentazione stampa -, ma in modo diverso dal film di genere, soprattutto americani, dove il visibile è buono e l’invisibile cattivo; volevo che nel mio film l’invisibile potesse far paura, ma al tempo stesso essere benefico e creativo. Perciò parlo della pittrice Hilma Af Klint e di Victor Hugo che, nella realtà, ha esplorato in maniera seria e profonda il contatto con l’aldilà, ma questa mia visione è contemporanea. Non sono interessato alla tecnologia in sé, ma ci ha trasformato, siamo sempre connessi ad un network, una vita diversa da quella umana solitaria di prima”.

All’inizio della sua carriera critico cinematografico, Assayas ammette di essere stato influenzato dal cinema di John Carpenter, David Cronenberg, Wes Craven e Dario Argento, che considera un genio. Ma visivamente, dice, il film “l’immaginavo come un quadro astratto, volevo utilizzare colori, linee ed elementi del genere, come il rosso su un quadro. E dato che il cinema di genere stabilisce un rapporto fisico col pubblico, a me interessava che lo spettatore si identificasse fisicamente con Maureen, e solo in questo modo era possibile farlo”.

Kristen Stewart è davvero l’anima del suo film, il personaggio di una giovane che ha bisogno di finire qualcosa prima di iniziare un’altra, e che, solo alla fine, “può cominciare a trovare una risposta nel suo inconscio, dentro se stessa”.

“Avevo l’impressione che mi permettesse di fare quel che volevo – conclude a proposito della protagonista – che il suo modo di recitare sarebbe stato più fisico, reale e semplice da rendere il soprannaturale, e che io avrei dato a lei la possibilità di improvvisare, inventare e creare che non ha nel cinema hollywoodiano. Non ho inventato un’attrice geniale, ma ho detto a una persona di costruire su se stessa il personaggio”.

Infatti, si tratta di una donna alla ricerca di se stessa, tra vivi che sembrano fantasmi e fantasmi che sembrano vivi; una donna che si raddoppia e si rispecchia, forse, alla ricerca della sua vera identità, diventata più fragile e confusa per la perdita del suo doppio (maschile). E i messaggi (sms, chat, whatsap, skype e via dicendo) che riceve? Da dove provengono? Dall’aldilà dove si trova il fratello o da questo mondo, freddo e sofisticato, dove si aggirano modelle e commesse, corteggiatori e killer? Difficile trovare una risposta e, forse, la trova Maureen alla fine, ma resta nella sua mente, anzi nel suo inconscio e/o in quello di ogni spettatore.

Nel cast anche Lars Eidinger (Ingo), Sigrid Bouaziz (Lara), Anders Danielsen Lie (Erwin), Ty Olwin (Gary), Hammou Graia (il poliziotto), Benjamin Biolay (Victor Hugo), Audrey Bonnet (Cassandre), Pascal Rambert (Jérome).

“Personal Shopper”, presentato anche nelle selezioni ufficiali del Toronto International Film Festival e al New York Film Festival, è distribuito in Italia da Academy Two.