Dino Risi

Dino Risi era un maestro della commedia cosiddetta all’italiana, ma in realtà universale. Il suo sguardo spietato ed ironico sull’Italia del boom, ma non solo. Quello che, a proposito dei suoi film, viene di solito definito cinismo, era in verità una corrosiva e lucida analisi della società contemporanea che raggiunse l’apice in “Il sorpasso”, il graffiante e amaro apologo dell’Italia anni Sessanta.

  Un capolavoro del cinema italiano amato e studiato in tutto il mondo perché contiene non solo la sua filosofia di vita, ma anche l’amara, se vogliamo disincantata, constatazione di una società retta sul “menefreghismo” e sulla corruzione, allora come oggi e, purtroppo, sempre e dovunque. Non è un caso se “Il divo” di Paolo Sorrentino ci ha fatto ripensare al suo cinema. Non è solo il modo di raccontare (sul grande schermo) la nostra realtà che conta, ma come, quando e perché.

  Ma, allora, la sua opera non era ancora considerata altro che “commedia all’italiana”, appunto, tanto che il premio alla regia lo ottenne in Argentina, al festival di Mar del Plata (1963), dove l’anno successivo realizzerà la coproduzione “Il gaucho” (Un italiano in Argentina), amara illustrazione del crollo del sogno (sud) americano. In Italia invece i premi (meritatissimi) – David di Donatello e Nastro d’Argento – sono andati a Vittorio Gassman per la sua grande performance, mentre Risi vinse, con Scola, il Nastro per il ‘Miglior Soggetto’.

  Come di consueto, il Risi autore è stato scoperto all’estero, prima di tutto in Francia dove, per dispetto o per andare controcorrente, hanno visto – giustamente – proprio nella “commedia all’italiana” lo specchio della nostra realtà, se volete distorto e cattivissimo, ma pur sempre specchio. Non è un caso se nel paese d’oltralpe è stato coniato l’aggettivo “dinorisianne” (dinorisiano) per definire qualcosa o qualcuno senza pregiudizi, anzi spregiudicato. E se oggi la commedia francese va a gonfie vele è perché il suo riferimento è la ‘commedia all’italiana’ degli anni d’oro.

  Infatti, nei film del giovane medico che abbandonò la specializzazione in psichiatria per il cinema, si vedono l’Italia e gli italiani, ma senza togliere di mezzo se stesso. Spesso i suoi personaggi hanno vizi e difetti comuni agli altri, ma anche all’autore stesso.

  Un autore che amava la vita e voleva godersela finché poteva, perciò appena compiuti gli ottant’anni aveva deciso di ritirarsi perché non ce la faceva ad andare avanti con gli acciacchi dell’età, di dover rinunciare non solo al lavoro, ma anche ai piaceri della vita quotidiana. Ne ha vissuti altri undici ma insofferente e stanco di quella – da lui definita – “porcheria che è la vecchiaia”. Infatti il 23 dicembre 2008 avrebbe compiuto 92 anni, già perché era nato a Milano nel 1916.

  Una carriera iniziata quasi in sordina, nel documentario e poi con “Vacanze col gangster” – col ragazzino Terence Hill, allora Mario Girottti -, che spiccò il volo dopo il successo di “Pane, amore e…” (1955), terzo capitolo della saga del “neorealismo rosa” (così è stato definito) che incassò allora più dei primi due. Sarà perché c’era la Loren al posto della Lollo (inizia proprio allora la loro rivalità), sarà perché a colori, o non sarà piuttosto per quell’ambigua cattiveria del regista. Sta di fatto che il terzo film della serie è più sensuale e graffiante dei primi due, senza toglier niente all’elegante ed incisivo Comencini.

  Subito dopo Risi firma “Il segno di Venere” (restaurato nel 2006), ancora con la Loren protagonista accanto a un’inimitabile Franca Valeri e un cast mozzafiato: De Sica, Sordi,Vallone, Pica, Arena e Peppino De Filippo.

  Popolarissimo divenne con “Poveri ma belli” che inaugurò la serie di “commedie all’italiana” sui giovani anni Cinquanta, bulli e belli a caccia di bellissime e di solito senza una lira né (anche allora) un’occupazione, anzi senza un “lavoro fisso” come si diceva. Anche qui sogni e bisogni del dopoguerra in un film scanzonato come i suoi protagonisti, poveri ma belli, squattrinati di belle speranze come l’extragrande maggioranza degli spettatori. E lancia Marisa Allasio con la quale realizzerà i successivi, “Venezia, la luna e tu”. Da non dimenticare quel gioiellino su misura per una perfida e insostituibile Tina Pica qual è “La nonna Sabella” (1957)

  L’incontro con Vittorio Gassman – grazie al produttore Mario Cecchi Gori – e la nascita del loro sodalizio (16 film) sconvolse le loro rispettive carriere. Reduce del “cambiamento di rotta” con “I soliti ignoti” di Mario Monicelli, l’attore è il protagonista del “Mattatore” (1959), ancora oggi sottovalutato e definito “farsesco”. Ma bisognerebbe dare uno sguardo alla cronaca o solo pensare al caso Wanda Marchi per capire quanto fosse vero e verosimile.

  Ritorno ad Alberto Sordi per “Il vedovo”, realizzato nello stesso anno, per passare poi a storie più drammatiche come “Un amore a Roma” (1960) – in mezzo, il giallo in commedia “A porte chiuse” (1961) – e “Una vita difficile” (1962), ancora con Sordi, dove il mix commedia e tragedia raggiunge un raro equilibrio. Un film amaro e disincantato che commuove e diverte al tempo stesso.

  Ed ecco “La marcia su Roma” (1962), che precede “Il sorpasso” e mette insieme Gassman e Tognazzi, una “coppia che scoppia” al botteghino e mette in mostra difetti e debolezze dell’italiano medio. Forse per questo viene ancora definito “caricatura” o “satira barzellettiera”?

  Dopo i riconoscimenti internazionali (“Il segno di Venere” era stato in concorso a Cannes, “Il mattatore” a Berlino e “Il sorpasso” premiato a Mar del Plata), Risi viene ormai riconosciuto un maestro del “genere” anche da noi e sbanca al botteghino con “I mostri” feroce e spietata galleria (a episodi) di personaggi dell’italica nazione, ancora con Gassman-Tognazzi, insieme o ‘da soli’. Racconti indimenticabili e corrosivi, dove il (vero) mostro ha le fattezze dell’uomo “normale”.

  Ancora un mix di dramma e commedia quotidiana in “Il giovedì” (1964) con un inedito Walter Chiari, a cui seguono gli episodi di “Le bambole” (“La telefonata” con Manfredi), “I complessi” (“Una giornata decisiva” sempre con Manfredi), entrambi del 1965, e “I nostri mariti” (“Il marito di Attilia” con Tognazzi), del 1966. Nino Manfredi, Risi lo incontrò in Argentina, dove era in tournée con “Rugantino”, e decise, lì per lì, di inserire per lui il personaggio dell’immigrato che non aveva “fatto l’America” nel “Gaucho”. Così iniziò la loro collaborazione.

  Dopo “L’ombrellone” (1965), illustre precedente dei vari “Sapore di mare” anni Ottanta, un altro enorme successo è “Operazione San Gennaro” con un grande Manfredi ‘napoletano’, assecondato da un cast internazionale (Totò, Senta Berger, Mario Adorf, Harry Guardino, l’ex Bond girl Claudine Auger), anche questo liquidato come una commedia italiana in salsa americana con “qualche trovata”. Risi stesso invece diceva che era una sorta di aggiornamento de “I soliti ignoti” di Monicelli.

  Due sarcastici ritratti per Vittorio Gassman in “Il profeta” e “Il tigre”, segni del tempo e che “vitelloni e bulli” erano ormai maturi, anzi cominciavano a invecchiare, ed entrambi co-interpretati dall’ex go-go girl Ann Margret.

  Un’altra americana trasferitasi in Italia, ovvero Pamela Tiffin (ottimamente doppiata), è l’inimitabile protagonista – tra Manfredi e Tognazzi – della commedia, diventata con gli anni un vero cult, “Straziami ma di baci saziami” (1968). Un gioiello (capolavoro) della commedia che fonde con maestria e graffiante satira, fotoromanzo e fumetti, feuilleton e melodramma kitsch.

  Più “serio” è invece “Il giovane normale” (1969), un non del tutto riuscito ritratto di ragazzo in cammino verso gli anni Settanta.

  L’attualità viene subito trasformata in commedia in “Vedo nudo”, sette episodi ancora con Manfredi, e “La moglie del prete” con la coppia Loren-Mastroianni. Temi scottanti allora come il sesso e la castità, affrontati in tutte le sue sfumature, in un paese ancora moralistico, repressivo e sessofobico. Sullo stesso argomento Risi ritornerà con “Sessomatto” (1973), una miriade di episodi brevi con la coppia Giannini-Antonelli.

  “In nome del popolo italiano” (1971) è invece un altro, amaro e cupo, ritratto della politica italiana, che mette di nuovo a confronto Gassman e Tognazzi. Monica Vitti diventa invece “mattatrice” in “Noi donne siamo fatte così” (1971) con ben 12 episodi su misura, mentre “Mordi e fuggi” con Oliver Reed – il cinema italiano attirava e contrattava allora attori da tutto il mondo -, è un tentativo discontinuo di commedia “ideologica”, non privo di fascino.

  Ed ecco il film della nomination all’Oscar (per la sceneggiatura di Ruggero Maccari) e della Palma d’oro a Cannes per Gassman, “Profumo di donna” (1974) con Agostina Belli e lo sfortunato Alessandro Momo (reduce di “Malizia”, e morto subito dopo le riprese in un fatale incidente con la sua moto). Tratto dal romanzo di Giovanni Arpino “Il buio e il miele”, il film è un’amara riflessione sulla vecchiaia e sull’amore, rifatto in America, “Scent of a Woman”, nel 1992 con Al Pacino, che ottenne il premio Oscar, dopo tante nomination per film più belli e ‘originali’.

  Riconoscimento tardivo anche dalla Mostra d’Arte Cinematografica di Venezia che gli consegnò solo nel 2002 il Leone d’oro alla carriera, quando ormai il regista aveva pressoché abbandonato il mestiere e, secondo lui, l’esistenza stessa.

  Certo, Risi ha avuto la fortuna di avere sceneggiatori del calibro di Age e Scarpelli, Ettore Scola e Ruggero Maccari, maestri della scrittura cinematografica e coautori dei capolavori suoi e di altri registi di quelli anni, segno che il nostro cinema di allora era frutto di un vero lavoro di squadra, per di più affiatata.

  Riflessione, nostalgia e malinconia saranno invece il filo conduttore di quasi tutti i film successivi, tranne qualche intervallo comico-amaro quali “Telefoni bianchi” (1976) con Agostina Belli, “I nuovi mostri” (1977), “Sono fotogenico” (1980) con Renato Pozzetto, fino al “Commissario Lo Gatto” (1986) con Lino Banfi. Da “Anima persa” (1976) con Gassman e Catherine Deneuve, a “La stanza del vescovo” (1977) con la coppia Ugo Tognazzi-Ornella Muti  e “Fantasma d’amore” (1981) con Mastroianni e Romy Schneider, da “Primo amore” (1978) ancora con Tognazzi-Muti a “Scemo di guerra” (1985) con Beppe Grillo e “Tolgo il disturbo” (1990), film testamento di Gassman.

  Ma non è tutto perché l’instancabile Risi ci proverà con la fiction televisiva donandole quel “tocco” che la distingue-accomuna col grande schermo, dirigendo prima la star del momento Carol Alt (in tre tv-movie), firmando il rifacimento di “La Ciociara”, con la stessa Loren, e tenendo a battesimo la Monica Bellucci attrice in “Vita coi figli” (1990).

  Al cinema tornerà quasi costretto per ‘l’aggiornamento’, rivisto e corretto, “Giovani e belli” (1996), ovvero “Poveri ma belli” cinquant’anni dopo, e per l’episodio di “Esercizi di stile”, dello stesso anno. Però stanchezza, insofferenza e disillusione per la vecchiaia già si (intra) vedono.

José de Arcangelo

FILMOGRAFIA

1946 I bersaglieri della signora (doc.); Barboni (cm, doc.)

1947 Verso la vita (cm); Trigullio minore (doc.); Strade di Napoli (cm, doc.); Pescatorella (doc.);

Cuore rivelatore (cm)

1948 Segantini, il pittore della montagna (doc.); Il grido della città (doc.); Cortili (cm, doc.); La

città dei traffici (cm, doc.); Caccia in Brughiera (doc.); Buio in sala (cm); 1848 (doc.)

1949 Il siero della verità (doc.); Seduta spiritica (doc.); La montagna di luce (cm)

1950 L’isola bianca (cm, doc.); Fuga dalla città (cm)

1951 Vacanze col gangster

1953 Amore in città; Viale della speranza

1955 Pane, amore e…; Il segno di Venere

1956 Poveri ma belli

1957 Belle ma povere; La nonna Sabella

1958 Venezia, la luna e tu

1959 Il mattatore; Poveri milionari; Il vedovo

1960 Un amore a Roma

1961 A porte chiuse; Una vita difficile

1962 La marcia su Roma; Il sorpasso

1963 I mostri

1964 Il gaucho; Il giovedì

1965 Le bambole (episodio); I complessi (ep.); L’ombrellone

1966 I nostri mariti (ep.); Operazione San Gennaro

1967 Il profeta; Il tigre

1968 Straziami, ma di baci saziami

1969 Il giovane normale; Vedo nudo

1970 La moglie del prete

1971 In nome del popolo italiano; Noi donne siamo fatte così

1972 Mordi e fuggi

1973 Sessomatto

1974 Profumo di donna

1976 Anima persa; Telefoni bianchi

1977 I nuovi mostri (co-regia con Monicelli e Scola); La stanza del vescovo

1978 Primo amore

1979 Caro papà

1980 I seduttori della domenica (ep.); Sono fotogenico

1981 Fantasma d’amore

1982 Sesso e volentieri

1984 Dagobert; …e la vita continua (tv)

1985 Scemo di guerra

1986 Il commissario Lo Gatto

1987 Teresa; Carla. Quattro storie di donne (tv); Il vizio di vivere

1988 La ciociara (tv)

1990 Tolgo il disturbo; Vita coi figli (tv)

1992 Missione d’amore (tv)

1996 Giovani e belli; Esercizi di stile (ep.)

2002 Le ragazze di Miss Italia (tv)