Nebbia in agosto

Presentato e premiato al Giffoni Film Festival con il CGS Award, approda nelle sale in occasione della Giornata della memoria, un film su un’altra storia vera – tanto disturbante quanto vergognosa – del nazismo rimasta sepolta per decenni, disumano precedente della shoah. Uno dei tanti episodi tragici venuto alla luce solo nel 2008 grazie al romanzo di Robert Domes, ispirato alle ricerche del professor von Cranach,“Nebbia in agosto” (Nebel im August), ora diventato film omonimo del tedesco Kai Wessel (Miglior regista al Bavarian Film Award), sceneggiato da Holger Karsten Schmidt.

Primi anni Quaranta nel sud della Germania: Ernst (la rivelazione Ivo Pietzcker), tredicenne tedesco jenisch (rom) orfano di madre, intelligente ma disadattato, viene giudicato ‘ineducabile’ da case famiglie e istituti, e finisce confinato in un’unità psichiatrica a causa della sua natura ribelle. Tra amicizie e inimicizie scoprirà man mano che alcuni pazienti – soprattutto bambini handicappati o malati incurabili – vengono uccisi sotto la supervisione del dottor Walter Veithausen (Sebastian Koch, da “La vita degli altri” a “In nome di mia figlia”) che prima si era dimostrato gentile e comprensivo.

Il ragazzino decide allora di opporre resistenza aiutando gli altri pazienti con ogni mezzo, mentre progetta la fuga insieme all’amata Nandl (Jule Hermann), che corre grave pericolo perché epilettica. Ma a quel punto anche Ernst, nonostante sia completamente sano, rischia la vita perché ora è la dirigenza stessa della clinica a decidere sulla vita dei bambini – non più Berlino – e lui si è troppo esposto.

Un dramma illuminante e toccante al punto giusto, senza retorica né falso moralismo, che disegna ottimamente il ritratto psicologico dei protagonisti, tutti credibili, divisi tra etica e passione, vita e morte; un’ambiguità che solo alcuni metteranno in dubbio seppur a caro prezzo, come suor Sophia (perfetta Henriette Confurius), altri invece resteranno rassegnati testimoni rendendosi complici dell’orribile sterminio di massa degli innocenti.

Infatti, oltre 200mila persone (tra cui 5mila bambini) furono uccise nelle cliniche psichiatriche tedesche tra il 1939 e il 1944, come risultato del programma di eutanasia (non come l’intendiamo oggi, ma si trattava di veri e propri omicidi di massa): un capitolo della storia tedesca che per molto tempo è stato cancellato dalla cultura commemorativa. Il Professor Michael von Cranach, direttore della Clinica Psichiatrica Kaufbeuren (dove è ambientato il film, e oggi in parte museo della memoria) dal 1980 al 2006, ha contribuito a gettare luce sui crimini della cosiddetta ‘eutanasia’, ha fornito assistenza alla produzione in veste di consulente.

L’allora vero direttore della Kaufbeuren (nel film sono stati cambiati i nomi, tranne al giovane protagonista), il dottor Valentin Falthauser, è stato anche ‘l’inventore’ della dieta della fame, a base di tre razioni giornaliere di un brodo di verdure stracotto, quindi senza sostanze nutritive né vitamine, destinato soprattutto agli adulti e usato successivamente nei lager. Nel dopoguerra ha avuto una condanna irrisoria, così come altri suoi ‘collaboratori’, tra cui l’infermiera ‘angelo della morte’ che dopo qualche anno di carcere è tornata a fare addirittura la puericultrice. Una storia terribilmente inquietante, soprattutto perché vera e raccontata con disarmante realismo e fluidità.

Peccato che nel finale, Weiss si prenda, forse, troppe licenze poetiche, oltre all’unico personaggio inventato (Nandl, la ragazzina), rischiando che lo spettatore meno attento concluda ‘è solo un film’, mentre questa vicenda deve indurre a riflettere su episodi storici che non debbono assolutamente ripetersi, anche se purtroppo la realtà quotidiana ci smentisce: sono ancora i bambini a pagare il prezzo più alto di guerre e persecuzioni. Ma la speranza risiede proprio nella figura di questo ragazzino indomito che lotta per la sopravvivenza dei suoi simili in un mondo ingiusto e indifferente. Un film necessario. Nelle sale italiane dal 19 gennaio distribuito da Good Films.