Il calvario di Lucia Annibali, aggredita con l’acido dal suo ex, in un TV MOVIE d’impegno civile stasera su RAI 1: “Io ci sono” di Luciano Manuzzi

Un tv movie d’impegno civile, un dramma che mette in primo piano il femminicidio, il cosiddetto ‘amore malato’, questo e altro è “Io ci sono” di Luciano Manuzzi, tratto all’omonimo libro di Lucia Annibali e Giusi Fasano – il cui sottotitolo recita “La mia storia di non amore” -, ricostruzione del calvario della giovane e affascinante avvocatessa di Pesaro, vittima di un’aggressione all’acido da parte del suo ex che l’ha sfregiata per sempre sul viso e nell’anima.

Un film tv – che Rai1 propone oggi, 22 novembre, in prima serata in occasione della Giornata Contro la Violenza sulle Donne – per riflettere ed ‘imparare’ da una donna che ha avuto il coraggio di lottare per la sua vita, per la libertà e per gli altri; un film contro il femminicidio, ma anche un messaggio di speranza per tutte le donne, e un altro per gli uomini perché l’amore non significa possesso, ma condivisione, né ha bisogno di sacrifici, casomai di auto sacrificio. Non sarà mai amore quello imposto con la violenza o l’annullamento dell’altra.

Pesaro, la sera del 16 aprile 2013 Lucia Annibali (Cristiana Capotondi) apre la porta del suo appartamento per rientrare in casa. Un uomo incappucciato la sta aspettando sulla soglia e le lancia addosso del liquido e scappa via: Lucia sente la pelle che brucia e si deforma, pochi attimi e smette anche di vedere.

Da questo fatto parte il racconto, andando avanti e indietro nel tempo, per ricostruire la tormentata storia di questo ‘amore malato’, appunto, con il collega Luca Varani (Alessandro Averone), fatto di alti e bassi, appuntamenti e menzogne, ospedale e tribunale.

“Un po’ mi ha ucciso – dichiara Lucia Annibali alla presentazione stampa -, il viso che ho conosciuto e che hanno conosciuto i miei genitori non mi sarà mai più restituito. Sul pianerottolo mi sono trovata di fronte alla morte, ma ho scelto di reagire per la vita e per sempre. Certo, in ospedale (è stata in isolamento e sottoposto a diverse operazione di chirurgia estetica ndr.) ti senti sola con te stessa, mi sentivo risucchiare ancora nel baratro ma sono riuscita a bloccare ancora una volta quella sensazione fisica, e risvegliare il mio attaccamento alla vita. E’ faticoso portare il peso di un’esperienza tragica ma l’importante è imparare qualcosa di positivo, emanciparsi dal brutto della vita per poter dare un aiuto agli altri. Dal mio punto di vista si tratta di un dono, di generosità non solo verso le donne, anche agli ustionati e a chi ha vissuto delle tragedie simili, far capire loro che la vita vale sempre la pena di essere vissuta, si ha la possibilità di amare, di una vita migliore. Sono affezionata a questo mio nuovo volto, gli voglio bene e andiamo avanti insieme”.

“La caratteristica che rende particolare, ed esemplare Lucia – afferma il regista Manuzzi -, è il coraggio con cui si è mostrata, col suo volto deturpato, facendo di se stessa il testimonial più eloquente del silenzio che va spezzato: per denunciare come l’idea del possesso del corpo della donna sia per molti maschi italiani (e purtroppo non solo ndr.) una realtà anche nel nuovo millennio. Quanto avremmo voluto che la nostra civiltà avesse fatto dei giri in avanti sulle lancette della storia e che il rispetto per gli elementari diritti umani fosse ormai faccenda acquisita! Non è così”.

“Un ruolo ingrato – ribatte Averone che è un credibile Luca Varani -, ma sono felice di averlo fatto, perché possa servire agli uomini che guarderanno questa storia, a capire che il concetto di amore non comprende l’idea di possesso, ma la possibilità di restituirlo, che possa continuare a splendere senza limitare la libertà né la persona”.

“Una donna con un dolore enorme dentro – confessa Cristiana Capotondi -, per me Lucia è un eroe, ha superato il dolore con una costanza e in maniera ironica, che è difficile riscontrare in altri. Ha ritrovato il suo sorriso come un’eroina di guerra contemporanea. Un ruolo come questo è un’occasione unica per un’attrice; la storia di Lucia mi ha messo molto dentro il tema, una donna col desiderio di far capire il cambiamento delle donne agli uomini che sono i nostri compagni di vita, raccontar loro chi siamo”.

Nel cast anche Mariella Valentina (Lella, madre Lucia), Denis Fasolo (Giacomo), Gianni Bissaca (Luciano, padre Lucia), Federica De Cola (Giorgia), Sara D’Amario (Monica Garulli, PM), Federica Martinelli (Silvia Ricci), Silvia Gavarotti (Elena), Ettore Nicoletti (Stacchini), e con Eleonora Giovanardi (Marta) e con la partecipazione di Gioele Dix (il prof. Edoardo Caleffi). Prodotto da Angelo Barbagallo per Bibi Film Tv con RaiFiction, “Io ci sono” è stato sceneggiato dallo stesso Manuzzi e Monica Zapelli con la collaborazione della giornalista Giusi Fasano, co-autrice del libro (Rizzoli Libri).

In onda martedì 22 novembre alle 21.15 su Rai1