Hitchcock/Truffaut

Chi ama il cinema e non riesce a farne a meno non deve perdere il documentario “Hitchcock/Truffaut”, diretto da Kent Jones e sceneggiato con Serge Toubiana, che ricostruisce lo storico incontro/intervista dei due grandi maestri, il veterano Alfred Hitchcock – soprannominato il ‘mago del brivido’ e poi ‘maestro della suspense – e il suo giovane ‘allievo’ François Truffaut nel 1962 da cui nacque un libro diventato da allora un testo unico e inimitabile sul cinema mezzo di espressione artistica e di comunicazione di massa: la Bibbia del cinema data alle stampe per la prima volta cinquant’anni fa.

Infatti, proprio allora Truffaut convinse Hitch a sedersi con lui per un’intervista – nei suoi uffici dell’Universal – lungo un’intera settimana, durante la quale il grande autore britannico condivise col giovane ammiratore francese i segreti del suo cinema. Ma non solo. Sulla base delle registrazioni di questi incontri ne uscì “Hitchcock/Truffaut” che il giovane regista amava chiamare “Hitchbook”.

Le conversazioni tra i due uomini con la macchina da presa cambiarono profondamente la critica nei confronti del cinema di Hitchcock (non a caso tra i più amati dagli autori della “Nouvelle Vague” formatisi nei Cahiers du Cinema, con in testa Claude Chabrol e Truffaut, appunto). E lo stesso concetto di “cinema” in generale fu sconvolto.

Il film ripropone quella che è ed è stata la più grande lezione di cinema di tutti i tempi e ci catapulta direttamente nel mondo dell’autore di “Psycho”, “Gli uccelli” e “La donna che visse due volte” (ma anche degli altri, da “Il sospetto” a “Notorious”). E la singolare visione del vecchio caro Hitch viene rianimata dalle dichiarazioni dei più grandi registi contemporanei: Martin Scorsese, David Fincher, Arnaud Desplechin, Kiyoshi Kurosawa, Wes Anderson, James Gray, Olivier Assayas, Richard Linklater, Peter Bogdanovich e Paul Schrader.

Il primo incontro tra i due avvenne nell’inverno del 1954, quando Truffaut era ai Cahiers du cinema, e otto anni dopo, nell’aprile del 1962 (aveva firmato da regista l’opera prima capolavoro “I 400 colpi” (Miglior regista e premio OCIC al Festival di Cannes), “Tirate sul pianista” e preparava “Jules e Jim”), scrisse una lettera a Hitchcock in cui diceva: “Da quando anch’io sono diventato un regista, la mia ammirazione per Lei non è diminuita, al contrario, è diventata più forte e ha cambiato dimensione. Ci sono molti registi che amano il cinema, ma ciò che Lei possiede è un amore proprio della celluloide, ed è per questo che vorrei parlarle. Vorrei che Lei mi dedicasse un’intervista registrata dalla durata di circa 8 giorni e 30 ore. Lo scopo finale poi non sarebbe una serie di articoli ma un intero libro che verrà pubblicato contemporaneamente a New York e a Parigi, e poi, più in là, nel resto del mondo”.

Nonostante, Truffaut avesse fatto tradurre la lettera a Helen Scott, sua interprete e complice “senza le quale non avrebbe mai tentato un’avventura simile”, Hitchcock rispose con un telegramma dalla California, in francese: “Gentile Sig. Truffaut, la sua lettera mi ha fatto venire le lacrime agli occhi e sono molto grato di aver ricevuto un tale tributo da lei.”

Da allora, ogni volta che Hitchcock si recava a Parigi, Truffaut organizzava una cena in suo onore, invitando amici (tra gli altri Jeanne Moreau, Catherine Deneuve, Michel Piccoli, spesso protagonisti dei suoi film ‘Hitchcockiani’). Hitchcock invece gli inviava le sceneggiature che più gli interessavano, chiedendo consigli. I due mantennero una corrispondenza regolare per più di vent’anni.

Negli Stati Uniti, Truffaut fu invitato a parlare a una cena in onore del grande regista che segnalava, in ritardo, il riconoscimento del suo genio artistico. Nel 1979  Truffaut rese omaggio a Hitchcock in diretta televisiva davanti a milioni di americani: “In America avete rispetto per lui perché gira delle scene d’amore come fossero scene di un omicidio; noi lo rispettiamo perché gira delle scene di omicidio come fossero d’amore.”