Tirrenia Città del Cinema

A PALAZZO BLU DI PISA, DAL 23 MARZO AL 1° LUGLIO, IN MOSTRA UN IMPORTANTE CAPITOLO DEL GRANDE SCHERMO: “TIRRENIA CITTA’ DEL CINEMA – PISORNO-COSMOPOLITAN 1934-1969”

  La mostra “Tirrenia città del cinema. Pisorno-Cosmopolitan 1934-1969” a Palazzo Blu di Pisa – dal 23 marzo al 3 luglio 2016 – rispolvera un capitolo importante della storia del cinema italiano – e del nostro Paese –, per ricordare un periodo d’oro del cinema nostrano prima (e dopo) la Seconda Guerra Mondiale e uno stabilimento cinematografico fondato prima della nascita di quella che diventerà prima la città del cinema del regime e dopo, nei favolosi anni Sessanta, la Hollywood sul Tevere ovvero Cinecittà. L’importante ed esaustiva esposizione, curata da Giulia Carluccio, è organizzata dalla Fondazione Palazzo Blu di Pisa in collaborazione con il Museo Nazionale di Cinema di Torino e costruisce un percorso in cui le vicende del nostro cinema si intrecciarono, in un costante dialogo, con quelle della storia italiana.

  Dalla fondazione della città e degli stabilimenti, ricostruita attraverso tavole, progetti, assonometrie e documenti originali, alla ricchezza della macchina-cinema, mostrata attraverso costumi, macchinari, sceneggiature, brochure pubblicitarie, ritratti di divi, foto di scena e manifesti, le diverse stagioni di Tirrenia, città del cinema, prendono corpo insieme ai protagonisti di questa avventura, agli artefici, agli interpreti e ai testimoni. Grazie a preziosi materiali originali provenienti da collezioni pubbliche e private e dagli archivi del Museo Nazionale del Cinema (per un 40 per cento), la mostra offre anche una riflessione sui mestieri del cinema celebrando artisti riconosciuti e celebri, tra cui Renato Guttuso, di cui saranno esposti disegni originali e inediti, tra i quali quelli realizzati per “I sequestrati di Altona” di Vittorio De Sica, e nomi meno noti eppure importanti, come quello del fotografo Emilio Gneme. Seicento documenti su oltre quarant’anni di storia e circa 160 film prodotti (di molti mancano documenti, altri sono stati forse soltanto un progetto).

  A partire dagli anni Trenta fino agli anni Sessanta un importante capitolo della storia del cinema italiano, appunto, venne scritto all’ombra della pineta di Tirrenia. Nel 1934, per volontà di Giovacchino Forzano, drammaturgo, regista e librettista di successo, furono costruiti gli studi cinematografici Pisorno, nome che univa idealmente le città di Pisa e Livorno, vicine e antiche rivali. Si trattava di uno stabilimento modernissimo, progettato da Antonio Valente, tra i primi in Italia ad essere attrezzato adeguatamente per affrontare la più grande sfida dell’epoca: la produzione di film sonori. Una città del cinema che poi verrà eclissata dalla leggendaria Cinecittà romana.

  Cominciò così una storia appassionante che viene ora raccontata nella “Il cinema a Tirrenia, fra gli anni Trenta ed i Sessanta del secolo scorso, è un fenomeno nel quale confluiscono molti elementi della nostra storia di quegli anni –dice il Presidente della Fondazione Palazzo Blu Cosimo Bracci Torsi – non solo di storia del cinema, ma di quella che si usa chiamare la grande storia e di storia del costume. Tutto questo, con la collaborazione di Giulia Carluccio e del Museo del Cinema di Torino, abbiamo voluto raccontare, per ricordare agli storici ed agli appassionati di cinema di tutta Italia un pezzo non disprezzabile della sua storia, ed ai nostri concittadini di questa costa toscana, specialmente ai più giovani, che Tirrenia non è stata soltanto la spiaggia di Pisani e Livornesi, ma un bel sogno, del quale rimangono purtroppo poche e dimenticate macerie”.

  “La storia del cinema italiano – afferma il Direttore del Museo Nazionale del Cinema Alberto Barbera  – si presenta sin dalle origini come una vicenda discontinua, sottoposta alle tensioni ricorrenti fra una persistente tentazione centripeta e sporadiche, ma rilevanti, aspirazione di natura centrifuga. Con la nascita dei primi centri di produzione cinematografica, nel decennio immediatamente successivo all’invenzione dei fratelli Lumière e alla sua rapidissima diffusione, le principali città italiane tra cui Torino, Roma e Milano, offrirono contributi significativi alla creazione delle basi di quella che poi sarebbe divenuta una fiorente industria d’arte e d’intrattenimento di massa”.

  Palazzo Blu è uno storico edificio acquistato e restaurato da un’istituzione bancaria per restituirlo, tramite la Fondazione, alla città di Pisa e ai cittadini come luogo di arte e cultura. Infatti, oltre all’esposizione permanente della propria collezione d’arte, ogni anno vengono proposte al pubblico due mostre. Una, autunno-invernale dedicata alla pittura e dal respiro internazionale (è stata appena conclusa un’esposizione dedicata alla pittura del Novecento, da Modigliani a Kandinskij), l’altra primaverile per scoprire le radici storiche, sociali, culturali e artistiche locali e nazionali, ma entrambe con lo scopo di avvicinare i giovani all’arte, dato che Pisa, come città universitaria, ospita oltre cinquantamila studenti, italiani e stranieri.

  “Il cinema a Tirrenia – esordisce Cosimo Bracci Torsi, Presidente Fondazione Palazzo Blu, alla presentazione romana alla Casa del Cinema -, fra gli anni Trenta e Sessanta del secolo scorso, non è stato un fatto solo locale; esso è stato un fenomeno nel quale sono confluiti molti elementi della nostra storia di quel periodo; non solo di storia del cinema, ma di quella che si usa chiamare la grande storia e di storia del costume”.

  “Tirrenia è stata infatti – prosegue -, come Littoria (successivamente Latina), Sabaudia o Carbonia, una delle città nuove del regime nate secondo un preciso piano urbanistico e con specifici statuti e strumenti amministrativi, adottando spesso uno stile architettonico uniforme, legato ad un progetto e teso a dare un’immagine di modernità”.

  “Nell’avventura di Pisorno (acronimo di Pisa e Livorno ndr.), la città del cinema italiano, sono presenti altri due importanti elementi della politica fascista: l’autarchia (Pisorno fu uno stabilimento a ciclo completo, che non aveva bisogno di complementi esterni) e l’interesse per il cinema, la decima musa che permette di far giungere alle masse un messaggio propagandistico, in maniera suggestiva ed efficace. Il cinema d’altra parte, come la radio e l’organizzazione del tempo libero (ricordiamo l’Opera Nazionale Dopolavoro fascista, il Kraft durch Freude nazista, il Komsomol e le altre organizzazioni sovietiche), è stato sempre oggetto di una cura particolare da parte dei regimi totalitari”.

  “Tombolo, la grande pineta che si stende sui tomboli sabbiosi alle spalle di Tirrenia – conclude -, è divenuto più tardi, con i suoi disertori, borsari neri e ‘segnorine’, un sinonimo di degrado sociale e morale dell’Italia del ’46, ricordato anche da alcune pellicole di quel tempo”.

  Quindi sogno e realtà, divertimento e tragedia, storia e finzione sono passati e spesso confusi da quelle parti dove possiamo affermare sono nati i ‘generi’ cinematografici che poi – tra gli anni Cinquanta e Settanta – rappresentarono una grossa fetta (di mercato anche internazionale) del nostro cinema e proliferarono parallelamente al neorealismo, alla commedia italiana e al cinema d’autore.

  “Il caso degli studi di produzione Pisorno di Tirrenia, poi ribattezzati Cosmopolitan con l’arrivo di Carlo Ponti all’inizio degli anni Sessanta, è tra le esperienze storicamente più rilevanti di decentramento della produzione cinematografica italiana – aggiunge Barbera -. La mostra, curata da Giulia Carluccio con passione e competenza, si propone come un’occasione importante per riaccendere i riflettori su un’esperienza che soltanto una colpevole disattenzione aveva sinora incomprensibilmente relegato tra le pagine minori scritte dall’avventurosa storia del cinema italiano”.

  “L’avventura produttiva degli stabilimenti di Tirrenia – afferma Carluccio, curatrice della mostra e Professore ordinario di Storia del Cinema all’Università di Torino – riguarda alcuni decenni cruciali del Novecento. Ripercorrendo la storia degli stabilimenti Pisorno si ha l’occasione di ripercorre tutti i grandi snodi del cinema italiano sonoro del secolo scorso, sullo sfondo della Storia, degli eventi politici, delle modificazioni sociali e del costume degli italiani. La mostra ha voluto raccontare il cinema di Tirrenia incrociando la prospettiva locale con quella nazionale, attraverso una molteplicità di documenti che affrontano questa peculiare vicenda produttiva a 360°. Lettere, sceneggiature, scenografie, bozzetti, costumi, fotografie, macchine, film, manifesti illuminano il lavoro di tutta la filiera produttiva di Tirrenia città del cinema, attraverso il riferimento ai registi, ai divi, alle maestranze e ai generi che, in modi diversi e variegati, hanno reso grande il nostro cinema”.

  Il primo film girato ai Pisorno uscì nel 1935, si intitolava “Campo di maggio”, diretto dallo stesso Forzano. Negli anni successivi i set, le strade e le spiagge di Tirrenia si popolarono di attori, maestranze e divi dello schermo: da Doris Duranti a Gino Cervi, dai fratelli De Filippo a una giovane Virna Lisi, da Amedeo Nazzari ad Alida Valli. Nei nuovi moderni stabilimenti si alternarono alla regia e ai ruoli tecnici ‘veterani’ del cinema muto e giovani destinati a segnare le fortune del cinema a venire, come Mario Monicelli. Il sogno di espandersi fino a creare una vera Hollywood sul Tirreno si infranse davanti alle difficoltà finanziarie e alla concorrenza di Cinecittà, fondata a Roma nel 1937.

  A Tirrenia, tuttavia, si girarono più di settanta film prima che la realtà della guerra irrompesse sui set. Quando la produzione riprese, al termine del conflitto, Forzano tentò il rilancio chiamando a Tirrenia il regista Joseph Losey per girare “Imbarco a mezzanotte” (1952), ma il film non ebbe successo. Per celebrare la voglia di rinascita e leggerezza si puntò allora soprattutto sui ‘musicarelli’, in molti casi interpretati da cantanti amati come Claudio Villa e Luciano Tajoli. Negli anni Sessanta approdò il produttore Carlo Ponti, rilevando gli stabilimenti e ribattezzandoli Cosmopolitan, tentando la strada del rilancio. Arrivarono a Tirrenia Sophia Loren, Marcello Mastroianni, Vittorio De Sica, Ugo Tognazzi, Marco Ferreri e persino Fred Astaire. Fu un breve momento prima della successiva crisi e della chiusura definitiva: “L’assoluto naturale” di Mauro Bolognini (1969) è l’ultimo film girato in studi ancora in piena attività. La struttura andò lentamente in rovina. Se ne ricordarono negli anni Ottanta i fratelli Taviani che proprio lì ricostruirono la Hollywood del loro film “Good Morning Babilonia” (1987).

  Raccontare “Tirrenia città del cinema” significa gettare uno sguardo unico non solo su oltre trent’anni di cinema italiano, ma anche sulle politiche del regime fascista prima, sulle tragiche conseguenze della guerra poi e, infine, sulla rivoluzione di costume che segnò gli anni Sessanta.

  E la mostra, divisa in quattordici sezioni, è ricca di arte, contenuti e curiosità, di fotografie, film e documenti: Tirrenia, dalle paludi alla Città del Cinema; Gli studi di Antonio Valente (foto, disegni e progetti dell’architetto e scenografo); Il progetto di Giovacchino Forzano (intellettuale eclettico, regista teatrale e cinematografico, fondatore e gestore della Pisorno); Si gira a Tirrenia; L’arma più forte: l’ideologia, il cinema del fascismo, il cinema di guerra; Tirrenia come Hollywood: divi e attori negli anni ‘30/’40; Guerra e primo Dopoguerra: nazisti, americani e l’inferno di Tombolo (requisiti dai tedeschi e trasformati in depositi passarono poi nelle mani degli americani, mentre in pineta si rifugiavano contrabbandieri, disertori e prostitute); Il rilancio: Imbarco a mezzanotte; Ripresa in musica; Sophia Loren e Carlo Ponti: l’era Cosmopolitan; I registi e gli autori; I sequestrati di Altona; Aria di rivoluzione; Nuovi generi, nuovi divi.

  “Oggi gli studi sono in rovina – chiude Carluccio -, era una proprietà molto ampia che, una volta cessate le attività, non è stata mai più utilizzata. Negli anni, sono state presentate diversi progetti, seguite da una lottizzazione molto selvaggia e contrastata e, infatti, è stata utilizzata soltanto una parte dell’area. Per gli ‘studios’ ancora non è stato deciso niente ma si pensa di farne un museo”. L’ennesimo.

  Per i visitatori che vorrebbero vedere anche i film, lo storico cineclub Arsenal di Pisa organizzerà una rassegna delle pellicole prodotte, realizzate e distribuite dalla Pisorno di Tirrenia.

José de Arcangelo