Il caso Spotlight

Ritorna in gran forma il cinema civile americano, sulla scia di “Tutti gli uomini del Presidente” di Alan J. Pakula (1976) sul Watergate – almeno nella struttura -, per ricostruire la vera storia dell’inchiesta sugli abusi sessuali commessi da più di settanta sacerdoti cattolici nella sola diocesi di Boston. E’ “Il caso Spotlight” di Tom McCarthy – già attore e poi autore dell’apprezzato “L’ospite inatteso” -, sceneggiato con Josh Singer e premiato con il Writers Guild of America, con un ottimo cast – Sag Award – e candidato a ben sei premi Oscar.

Narra le vicende del team di giornalisti investigativi del ‘Boston Globe’ chiamato Spotlight (titolo originale del film), che nel 2002 ha sconvolto la città (e il mondo cattolico) con le sue rivelazioni sulla copertura sistematica da parte della Chiesa (non solo) degli abusi sessuali commessi su minori da oltre 70 preti locali, in un’inchiesta (nel libro “Tradimento” del Boston Globe Staff – Piemme edizioni) premiata col Premio Pulitzer.

Un dramma contemporaneo – forse tradizionale, anzi classico, formalmente ma lucido e obiettivo, coinvolgente e amaro per riflettere su fede e istituzione, fra dubbio e giustizia, verità e menzogna. Un tema scottante, purtroppo, sempre presente in ogni ambiente ma ancora più orribile quando specula su fiducia e abuso di potere, e le cui vittime sono i più deboli e indifesi.

Appena arrivato da Miami, il neodirettore Marty Baron (Liev Schreiber) del Globe, nell’estate del 2001, per prima cosa incarica i giornalisti dello Spotlight di indagare sulla notizia di un sacerdote accusato di aver abusato sessualmente di decine di giovanissimi parrocchiani nell’arco di trent’anni. Consapevoli dei rischi cui vanno incontro mettendosi contro un’istituzione come la Chiesa Cattolica di Boston, il caporedattore del team, Walter “Robby” Robinson (Michael Keaton), i cronisti Sacha Pfeiffer (Rachel McAdams) e Michael Rezendes (Mark Ruffalo) e lo specialista in ricerche informatiche Matt Carroll (Brian d’Arcy James) cominciano a indagare sul caso.

Man mano che i giornalisti della squadra di Robinson parlano con l’avvocato delle vittime, Mitchell Garabedian (Stanley Tucci), intervistano adulti molestati da bambini e cercano di accedere agli atti giudiziari secretati (o scomparsi), viene fuori in modo sempre più evidente che l’insabbiamento dei casi di pedofilia nel clero è sistematico e che si tratta di un fenomeno molto più grave ed esteso di quanto si potesse credere.

“Sono i giornalisti i veri eroi della storia – afferma Michael Keaton (da “Batman” a “Birdman”), a Roma per presentare il film -, noi siamo ora qui a godere dei loro frutti. Non solo per Boston, ma per il mondo, visto che il lavoro di quel gruppo continuò poi su molte altre diocesi, non solo americane, con effetti deflagranti”.

Ma si tratta di un giornalismo che oggi non è quasi più possibile fare. Infatti, Walter Robinson – venuto in Italia insieme a Keaton che lo interpreta sullo schermo – dichiara: “Siamo tutti giornalisti, solo che ad alcuni capitano tra le mani storie importanti, ad altri no. Oggi una battaglia del genere non sarebbe possibile, il giornalismo investigativo è ormai attaccato ad un respiratore, stanno tagliando tutti i fondi. Ma è una follia, perché il vero motivo per cui la gente ancora compra i quotidiani è proprio l’inchiesta”.

E sul cardinale Bernard Law, allora arcivescovo di Boston, conferma: “E’ qui dal 2002, ma non ha più parlato con i giornalisti. Credo che sia stato spostato dal Papa da Santa Maria Maggiore al Palazzo della Cancelleria. Nutro moltissima speranza su Papa Francesco, quando è stato negli Stati Uniti si è voluto privare della limousine, e ha grande attenzione ai bisogni dei fedeli. Sono onorato di essere qui per il film e di essere stato interpretato da uno dei più grandi attori del mondo. Non potevo aspettarmi di meglio”.

“Comunque c’è un messaggio universale nel film – aggiunge -, che riguarda tutti, nessuno escluso. Ogni giorno, ciascuno di noi è testimone di una grave ingiustizia ma non la vede. A volte non sa neanche che è proprio dentro la persona che gli sta a fianco. Non le vediamo per diverse ragioni. In questo caso, noi perdemmo di vista un sacco di indizi, perché c’era una grave interferenza da parte della Chiesa, è vero, ma non solo. Soprattutto perché noi vediamo loro come leader morali, come icone e per noi era inimmaginabile che la Chiesa Cattolica fosse direttamente coinvolta, e in maniera così massiccia, nella copertura dei crimini sessuali dei suoi ministri sui minori. Chi lo avrebbe mai creduto? Noi perdemmo i segnali, ma oggi posso dirvi che in ogni città degli Stati Uniti ci sono sempre una grande chiesa e un grande giornale e in ogni città ogni giornale ha perso gli indizi su quanto stava accadendo. E probabilmente questo succede in ogni città del mondo. Noi abbiamo spezzato il codice di omertà. Ma ci sono anche moltissime altre ingiustizie e non bisognerebbe mai lasciarle passare inosservate”.

PS: Poi “Il caso Spotlight” vinse due Oscar su sei, per il Miglior Film e per la Migliore Sceneggiatura originale (Tom McCarthy e Josh Singer).