“Teneramente folle”

Presentato ai Festival di Toronto, Torino e Sundance, “Teneramente folle” è un dramma sui toni della commedia scritto e diretto da Maya Forbes, alla sua opera prima autobiografica, interpretato da un Mark Ruffalo in stato di grazia – nomination all’Oscar 2015 -, assecondato da una sempre brava Zoe Saldana.

Narra la tenera storia di una famiglia un po’ folle: un padre bipolare e un po’ imbranato  cerca di riconquistare la moglie accettando di badare a tempo pieno alle loro due figlie adolescenti. Ma le due scatenate ragazze non gli renderanno vita facile.

Una storia vera raccontata con la giusta delicatezza, in raro equilibrio fra divertimento e commozione, realtà e finzione, che riesce a coinvolgere lo spettatore riproducendo sentimenti e situazioni veri senza retorica né eccessi. E che ci fa riflettere e capire che, a volte in maniera del tutto inaspettata, genitori e figli possano arrivare a salvarsi a vicenda, basta che anche l’amore sia vero e sincero.

Boston, 1978: Mentre la maggior parte dei padri trascorre le loro giornate al lavoro, Cam Stuart (Ruffalo) passa il suo tempo a caccia di funghi, a cucinare pasti elaborati, o lavorando a uno dei suoi tanti geniali e strampalati progetti mai finiti. La sua famiglia sopravvive grazie all’aiuto economico dei facoltosi genitori di Cam, il quale soffre di disturbo bipolare e ha difficoltà a costruirsi una vita ‘normale’.

Con la moglie Maggie (Saldana) ha avuto una grande storia d’amore da cui sono nate due bambine, ma poi si sono separati a causa della sua inaffidabilità, ma Cam spera di riconquistarla. Però Maggie deve trovarsi un lavoro e si iscrive alla scuola di economia della Columbia University ma deve trasferirsi a New York.

Ed è a quel punto che lui accetta di occuparsi delle figlie, anche quando sa di non essere all’altezza perché non è un padre come gli altri, ma nei 18 mesi successivi, mentre la moglie si affanna per completare gli studi, l’impacciato Cam, pieno di una carica vitale straordinaria, impara a prendersi cura delle sue amatissime figlie, oltre che di se stesso. Dopo anni trascorsi a cercare il suo posto nel mondo, Cam potrebbe aver trovato finalmente la sua dimensione.

“Amo i film personali – dice l’autrice – e idiosincratici sulle famiglie: i film che ci mettono in connessione l’uno con l’altro e con la nostra umanità. Eppure, ho lavorato a Hollywood instancabilmente come sceneggiatrice, per quindici anni, senza mai scrivere il tipo di film che preferivo. Finché, nel 2007, non mi decisi a finire una sceneggiatura basata sulla mia infanzia”.

“Quando terminai di scrivere – conclude la Forbes – la sceneggiatura di ‘Infinitely Polar Bear’ (titolo originale) sapevo quello che volevo vedere: un film che fosse divertente, triste, autentico e pieno di calore. Il calore era molto importante per me. Volevo vedere un film umano sugli effetti della malattia mentale su una famiglia. Volevo vedere dei bambini reali. Volevo vedere un film sull’amore e sulle scelte difficili che le persone devono prendere ogni giorno”.

E, per fortuna, la Forbes ha capito che per riuscirci doveva dirigerlo lei stessa, anche se ci ha messo quasi sette anni, ne è valsa la pena perché il risultato coinvolge e conquista, emoziona e diverte, perché ogni spettatore ci trova un pezzetto della propria vita e della propria famiglia. Non a caso il film ha avuto il premio del pubblico in ogni festival, e tre premi e 9 nomination.

Nel cast Imogene Wolodarsky (Amelia) e Ashley Aufderheide (Faith), le figlie; Nekhebet Kum Juch (Kim), Manoeh Angelo (Thurgood), Muriel Gould (Gaga), i veterani Beth Dixon (Pauline Stuart) e Keir Dullea (Murray Stuart), i genitori di Cam.

Nelle sale italiane dal 18 giugno 2015 distribuito da Good Films