François Ozon ci presenta a Roma “Una nuova amica”

Torna a Roma François Ozon per presentare il suo nuovo thriller dei sentimenti, presentato al Festival di Cannes 2014, “Una nuova amica”, che lo stesso regista ha adattato e sceneggiato dal racconto di Ruth Rendell, in uscita nelle sale italiane nei prossimi giorni.

Un’idea che Ozon aveva già ai tempi del  suo  esordio, infatti ne voleva trarre un cortometraggio ma poi, non avendo trovato i mezzi per produrlo, l’ha lasciata in un cassetto e ne ha realizzato un altro “Vestito estivo”, una vicenda di travestimento. “Fatto allora – confessa – sarebbe stato molto fedele al racconto originale che finiva con un omicidio, comunque è rimasta questa storia ma non avevo più voglia di farne una tragedia, volevo raccontare una storia d’amore”.

“Mi ha convinta la singolarità della storia d’amore e poi anche l’idea che faccia nascere una donna nuova – afferma la protagonista Anais Demoustier sulla sceneggiatura -, che per il personaggio è una vera e propria emancipazione. Bello, anche se ne avevo poche informazioni; una donna silenziosa che, attraverso una storia d’amore, trova cose nuove”.

Infatti, il film narra la storia di Claire (sorprendente Demoustier che cresce e cambia a vista d’occhio) caduta in depressione, perché da poco è morta – dopo aver dato alla luce una bambina – la sua amica d’infanzia, Laura (Isild Le Besco), a cui era legatissima, e la giovane non è ancora stata in grado di reagire.

Decisa ad uscire dall’incubo del lutto, Claire fa una sconcertante scoperta sul marito dell’amica, David (Romain Duris, in ‘doppio’ ruolo perché è anche Virginia) le restituisce la gioia di vivere, la libertà e un susseguirsi di emozioni e sentimenti contrastanti (e finora repressi) che le impediscono di tenere sotto controllo la situazione…

Certo, in questi ultimi vent’anni la società è molto cambiata, ormai ‘sembra’ senza pregiudizi, ma in questa vicenda in particolare sono i dubbi ad assalire i protagonisti, il non voler accettare emozioni, sentimenti e desideri considerati trasgressivi, ‘anormali’, ambigui, appunto. E chi continua a non accettare l’ambiguità dell’essere umano e spesso la propria identità (soprattutto sessuale), probabilmente, rifiuterà anche l’opera di Ozon che prosegue con le sue costanti, in primis ambiguità, amore e morte.

“Non avevo nessuna intenzione di fare una denuncia sull’argomento – riprende l’autore -, ma proprio in quel periodo ci sono state manifestazioni, molto aggressive, in Francia contro i matrimoni gay e contro la famiglia allargata, e mi sono accorto di toccare un tema ancora molto scottante. Ho deciso di non andare contro questa gente ma aiutarla a capire che ci sono altri tipi d’amore, di famiglia, che nel libro non c’erano. Ho voluto farne un rapporto più idealizzato, come fosse una fiaba contrapposta alla realtà, perciò il finale un po’ alla vissero tutti felici e contenti”.

“Invito D&G a venire a vedere film – dice a proposito della polemica scoppiata per la loro dichiarazione sulle adozioni da parte dei gay, e poi aggiunge sul riferimento a Hitchcock -, ho lavorato sulla sceneggiatura creando un nuovo personaggio sulla scia di ‘La donna che visse due volte’, c’erano dei riferimenti, e ho cambiato l’idea del lutto. In Hitch è la morte, l’oggetto del desiderio muore, mentre lui guarisce della vertigine. Invece qui si ‘guarisce’ da un lato e dall’altro. Ovvero entrambi i protagonisti”.

“Non si può fare l’amore con l’opera d’arte? Era divertente perché doveva essere la scena lesbica più bella del cinema francese, e pensai devo fare meglio di ‘La vita di Adèle’, dove le lesbiche non si erano riconosciute, dicono che quella del mio film sia più sensuale, va in quella direzione, e l’ho fatta in maniera diversa”.

“Non volevo un ambiente realistico – a proposito degli esterni in Canada – ma stilizzato, era molto più adatta l’America del nord, non somiglia per niente a quella di Parigi e dintorni, anche perché volevo che la storia avesse un’universalità”.

“Mi sono detta Claire è una donna un po’ rinchiusa – dichiara la protagonista -, col marito conduce un’esistenza un po’ noiosa, tanto che la relazione con la miglior amica d’infanzia, forse, era così forte perché vissuta nell’ombra dell’altra, e quando questa muore, nonostante sia un fatto sconvolgente, le offre l’opportunità di avere un suo posto nella vita. E, quando vede che David si traveste scopre la stessa voglia di libertà”.

“Sono attratta da ruoli complessi – confessa -, poter rappresentare le tante sfaccettature della femminilità, dato che in molti film popolari le donne vengono rappresentate come cliché”.

“Ho lavorato molto anche sui costumi – riprende il regista -, quello di Claire è quasi virile all’inizio, poi molto femminile, indossa addirittura un vestito rosso. Inoltre mi piaceva la femminilità di Virginia, un po’ caricaturale, parrucca bionda, tacchi a spillo, in parallelo un cammino più sottile più vicino a quello di tutti noi”.

E sulla scelta del protagonista maschile/femminile, Ozon dichiara: “In realtà ho fatto dei provini a tanti attori che si dimostrarono imbarazzati, mentre Romain (Duris) si vedeva molto a suo agio, in un ruolo che voleva fare, la cosa bella è trovare piacere in fare queste cose, c’era molta gioia in lui nel farlo, ma senza perversione. L’evoluzione di un personaggio all’inizio caricaturale, in una visione schematica, poi invece si comporta come tutte le mamme che vanno a prendere il figlio a scuola. E volevo mantenere un po’ del caricaturale, infatti lui appare vestito di rosa”.

“E’ un luogo comune pensare che i travestiti siano omosessuali – prosegue -, ma in realtà l’80 per cento sono eterosessuali, sono pochi quelli che vogliono andare con un uomo, il travestito ama la donna, la femminilità, e quindi anche sessualmente”.

“Non ha dovuto chiedere nessun consiglio a me – ribatte Anais/Claire -, piuttosto io mi sono nutrita della sua gioia, il maschera è stato un consiglio di François”, mentre quello di “mettere il rimmel sull’occhio sinistro con la mano sinistra me l’ha detto un travestito però non funziona, forse è una cavolata”, aggiunge Ozon.

“Per la scena nel cinema – confessa il regista sul suo cameo – mi sono chiesto ‘chi prendiamo per il pervertito?’ e i miei collaboratori dissero ‘perché non lo fai tu?’ Abbiamo fatto così anche se non sono un attore, però abbiamo preso ugualmente un attore e girato una con me e una con lui. Ma Roman reagiva meglio con me che non con l’attore. E lui disse: ‘Tu mi toccavi davvero, mi premevi veramente forte”.

“In Francia è stato un successo – conclude -, non credo ci siano dei problemi, anche se in Italia, forse, è più complicato, soprattutto perché interpretato da un ‘macho’ come Duris. Poi c’è un distributore coraggioso (Officine Ubu ndr.), io spero il pubblico italiano sia prontissimo per questo tipo di storia. Anche perché mi sono reso conto che la maggior parte dei film che amavo trattavano di travestitismo, a causa di costrizioni esterne, in primis ‘A qualcuno piace caldo’, ma anche ‘Victor Victoria’ e ‘Tootsie’. Queste circostanze esterne hanno permesso al pubblico di identificarsi con i personaggi e godere del travestitismo senza sensi di colpa o disagio. Ma nella mia storia, il personaggio ha un radicato desiderio di travestirsi ancor prima di farlo effettivamente”.

E chiude sui personaggi: “Li ho fatto liberi da problemi economici (sono di estrazione borghese ndr.), perché altrimenti il problema d’identità non avrei potuto idealizzarlo, in un  ambiente operaio sarebbero subentrati altri problemi, in questo modo invece ho potuto mostrare attraverso la suocera l’ipocrisia perché disposta ad accettare tutto purché non si venga a sapere fuori dalle mura di casa. La morte di Laura provoca la nascita di Virginia e la rinascita di Claire, in realtà si fa rinascere un fantasma di una storia d’amore del passato. E nel finale è lo spettatore che interpreterà il seguito della vicenda”.

Nel cast anche Raphael Personnaz (Gilles, il marito di Claire), Aurore Clément (Liz, la madre di Laura), Jean-Claude Bolle-Reddat (Robert, il padre), Bruno Pérard (Eva Carlton), Claudine Chatel (la tata) e un cameo dello stesso Ozon (l’uomo del cinema).

Nelle sale italiane dal 19 marzo 2015 distribuito da Officine Ubu in 50 copie