Birdman

BIRDMAN

  Alejandro Gonzalez Iñarritu (da “Amores perros” a “Biutiful”) ritorna con il film della sua vita, metacinema per antonomasia il cui riferimento – conscio o inconscio – è Robert Altman, soprattutto quello di – non a caso – “Anche gli uccelli uccidono” (Brewster McCloud) e principalmente nell’atmosfera, capolavoro anni Settanta, forse, presto dimenticato di uno dei maestri della ‘Nuova Hollywood’.

  Cinema e teatro, dunque, alto (d’autore) e basso (blockbuster), il mestiere dell’attore e la celebrità, la realtà e il sogno (e la finzione) tutto si incontra e si scontra, si mescola e si confonde e in esso il protagonista. Un attore in declino – Riggan Thomson, dimenticato perché inghiottito dal mitico supereroe che l’ha reso popolare, quello del titolo del film -, alle prese con le difficoltà e gli imprevisti della messa in scena di uno spettacolo a Broadway che dovrebbe rilanciarne il successo e riconfermare che si tratta sempre di un ‘vero’ attore. Una tre giorni – in attesa  della sera della prima – in cui dovrà fare i conti con un alter ego irriducibile (proprio l’Uomo uccello) e gli sforzi per salvare la sua famiglia, la carriera e se stesso, anzi ritrovare la sua vera identità.

  Infatti, intorno a lui la figlia/assistente di scena, Sam (Emma Stone); un attore celebre, Mike (Edward Norton), provocatorio ed egocentrico; la protagonista femminile, Lesley (Naomi Watts) che gliel’ha consigliato; l’ex moglie Sylvia (Amy Ryan) di passaggio e l’amante, Laura (Andrea Riseborough);  l’agente Jake (Zach Galifianakis) e altri ancora.

  Iñarritu – anche sceneggiatore con Alexander Dinelaris e gli argentini Armando Bo (figlio e nipote d’arte, di Victor Bo, attore, e dell’omonimo nonno, attore e regista) e Nicolas Giacobone – coinvolge, travolge e sconvolge, allontanandosi dai drammi cupi e fortemente esistenziali (firmati con Guillermo Arriaga), per sposare la graffiante commedia della vita reale e quella della finzione, filtrandola in una sorta di critica/omaggio a quel magico mondo (del grande schermo e dintorni) che nasconde dietro il sipario insoddisfazione e rivalità, incertezze e presunzione, successi e sconfitte, solitudine e rapporti umani (conflittuali). Insomma lacrime e sorrisi, battute al vetriolo e sogni infranti.

  Alcuni (pochi) l’hanno trovato ambizioso, presuntuoso e ridondante, insomma sopravvalutato, noi crediamo invece che si tratti di una provocazione da parte di certa critica o un sentirsi in qualche modo toccati dal fatto che il protagonista diventa, non solo, specchio dell’attore (un grandissimo Michael Keaton diventato famoso come primo “Batman” per Tim Burton), ma anche dell’intero mondo del cinema e del teatro, per cui non è poi così difficile identificarsi – se non proprio in lui –in qualcuno degli interpreti/personaggi che lo circondano.

  Il tutto montato come si trattasse di un lungo piano sequenza – in realtà sono tanti collegati attraverso ‘tagli’ impercettibili: una porta si chiude, o si apre, o addirittura resta aperta per lasciare passare la mdp, anzi la telecamera digitale. Un risultato portato alle estreme conseguenze delle sperimentazioni di Alfred Hitchcock (“Nodo alla gola”) e di Michelangelo Antonioni (soprattutto “Professione reporter”) messe insieme. Azzeccato l’uso della voce fuori campo dell’Uomo uccello che lo assilla e lo spinge a lasciar perdere, così come la colonna sonora, tamburo jazz, eseguita anche in diretta da Antonio Sanchez, o gli inserti onirici e/o surreali, sogni ad occhi aperti e visioni del protagonista.

  Comunque, “Birdman” – candidato a ben nove Oscar, tra cui film, attore protagonista, sceneggiatura e regia -, mostra luce e ombra dell’esistenza, visto che anche gli attori hanno un’anima o forse tante, quante i personaggi interpretati, e come del resto ognuno di noi. E, al momento della resa dei conti, vince sempre la più forte. O no? Peccato l’incerto finale, meglio se restava in sospeso, anzi in volo visto che si tratta sempre di “Birdman”.

  Nel cast anche Jeremy Shamos (Ralph), Katherine O’Sullivan (costumista), Damian Young (Gabriel), Lindsay Duncan (Tabhita).