Sils Maria

SILS MARIA

  Arriva nelle sale italiani – stavolta per fortuna non un anno dopo – il film presentato in anteprima nella selezione ufficiale dell’ultimo Festival di Cannes, nuova, sorprendente, opera scritta e diretta dall’imprevedibile Olivier Assayas, autore di film non dimenticati, da “Desordre” a “Qualcosa nell’aria”.

  “Sils Maria” è sempre un intenso dramma, tutto al femminile, con un insolito trio di attrici come quello formato dall’affermatissima (anche a Hollywood) Juliette Binoche, un’inedita Kristen Stewart, l’ex Bella della saga “Twilight”, e la giovanissima e ormai eclettica Chloe Grace Moretz.

  Un film (e una lucida riflessione) sul tempo che passa, quindi sul passato, sulle relazioni che abbiamo avuto in gioventù, su quello su cui siamo cresciuti e maturati, sia personalmente che professionalmente. Tra realtà e finzione, una storia che parla anche di rapporti intergenerazionali (a tratti riecheggia ‘Eva contro Eva’), nel pubblico e nel privato, ma pure del teatro e del cinema, in un gioco di specchi e di rimandi, dove i ruoli ‘si scambiano’ o ‘si rivivono’ col senno di poi.

  All’apice di una carriera internazionale (è stata la super-eroina di un blockbuster), a Maria Enders (Binoche) viene chiesto da un giovane regista di recitare alla messa in scena della commedia che l’aveva resa famosa vent’anni prima. Allora interpretava il ruolo di Sigrid, un’affascinante ragazza che finisce per spingere al suicidio il suo capo, Helena. Mentre ora, ovviamente, dovrebbe interpretare proprio l’altro personaggio, la quarantenne Helena.

  Così, Maria parte assieme alla sua assistente Valentine (Stewart) per recarsi a Sils Maria, un remoto paese delle Alpi svizzere dove risiede l’autore della commedia, e, dopo aver ritirato un premio a suo nome, prepararsi per il ruolo. Nel frattempo, dovrebbe incontrare la giovane star hollywoodiana in ascesa – con una spiccata propensione per gli scandali, leggi gossip -, Jo-Ann Ellis (Moretz), che nterpreterà il ruolo di Sigrid, rilegando Maria dall’altra parte dello specchio, faccia a faccia con una donna ambiguamente affascinante: un inquietante riflesso di se stessa.

  Prendendo spunto dal vero commediografo tedesco, Wilhelm Melchior (1935) – di Amburgo che negli anni Sessanta prese la nazionalità svizzera -, e al fenomeno conosciuto nell’Engadina come il ‘Serpente del Maloja’ (quando l’aria umida sale, trasformandosi in una nuvola, viene trasportata verso il passo del Maloja), scoperto nel documentario di Arnold Fanck (1889-1974) “Cloud Phenomena of Maloja (1924), Assayas costruisce un ambiguo e coinvolgente ritratto di una donna alle prese con il tempo che non si ferma ma lascia tracce indelebili, tant’è che nemmeno il teatro – come invece il cinema riesce a fare – può fermarlo.

  “Sì, certamente, il teatro è la vita – ha dichiarato il regista. E’ anche un po’ meglio, perché svela la grandiosità nel momento migliore delle situazioni, e anche nel peggiore, in ciò che è triviale e nei nostri sogni”.

  Perciò l’ambientazione, il paesaggio stesso, è senza età e senza tempo. “Il confronto tra il passato e il presente di un paesaggio – conferma l’autore – mi sembrava un’ambientazione ideale per una commedia (o per un dramma, a seconda del punto di vista che si sceglie) su un’attrice che si tuffa nell’abisso del tempo, sia per ragioni professionali che morali, ma non per suo personale desiderio. Quando fissiamo questo vuoto, esso non riflette molto, a parte la nostra immagine, che è congelata nel momento presente. E’ questa l’immagine alla base di Sils Maria”.

  Nel cast la non dimenticata Angela Winkler (Rosa Melchior), attrice nota del Nuovo Cinema Tedesco anni ’70, soprattutto per Volker Schloendorff, da “Il caso Katharina Blum” a “Il tamburo di latta”; Lars Eidinger (Klaus Diesterweg), tra gli interpreti del nuovo film di Peter Greenaway “Goltzius and the Pelican Company”; Johnny Flynn (Chrisopher Giles), Aljoscha Stadelmann (Urs Kohler) e Hanns Zischler (Henryk Wald), notissimo sul piccolo ma attivo anche sul grande schermo (da “A torto o a ragione” di Istvan Szabò a “Munich” di Spielberg).

 José de Arcangelo

(3 ½ stelle su 5)

Nelle sale italiane dal 6 novembre distribuito da Good Films