Memling Rinascimento Fiammingo

UN’OCCASIONE UNICA A ROMA PER IL PUBBLICO ITALIANO: SCOPRIRE “MEMLING – RINASCIMENTO FIAMMINGO” ALLE SCUDERIE DEL QUIRINALE

Un’ambiziosa iniziativa delle Scuderie del Quirinale – dall’11 ottobre 2014 al 18 gennaio 2015 – ci porta alla scoperta di un pittore eccelso, Hans Memling, protagonista assoluto del Rinascimento fiammingo, che ha ottenuto il giusto riconoscimento dopo la mostra dedicatagli da Bruges, in occasione del cinquantenario della sua morte nel 1994. E per farlo le prestigiose Scuderie ci offrono, per la prima volta in Italia, l’occasione unica di una grande mostra dedicata a Memling, appunto, l’artista che nella seconda metà del Quattrocento, dopo la morte di Rogier van der Weyden sotto le cui ali si era formato, divenne il pittore più importante di Bruges, cuore commerciale e finanziario delle Fiandre e centro di produzione artistica tra i più avanzati dell’area fiamminga.

  Una monografica mai realizzata prima nel nostro Paese che mette in luce le eccellenti qualità di un protagonista assoluto della storia dell’arte. L’esposizione prende, ovviamente, in esame ogni aspetto della sua opera, dalle pale monumentali d’altare ai piccoli trittici portatili (‘riunite’ per l’occasione), oltre ai celeberrimi ritratti, genere in cui Memling seppe perfezionare lo schema campito (lo sfondo dal colore uniforme) su uno sfondo di paesaggio, che ebbe una fortissima influenza anche su numerosi artisti italiani del Rinascimento.

  “La mostra si propone inoltre di approfondire le forme di mecenatismo che fecero da propulsore per la carriera dell’artista. Più di tutti i suoi contemporanei, Memling divenne il pittore preferito della potente comunità di mercanti e agenti commerciali italiani a Bruges, diventando l’erede dei venerati maestri fiamminghi ormai scomparsi, Jan Van Eyck e lo stesso van der Weyden. Fin dall’inizio della sua attività indipendente come pittore di tavole, Memling riuscì a creare una sintesi dei notevoli risultati di entrambi i suoi maestri, già tenuti nella più alta considerazione dalla nobiltà italiana e dalle élite urbane che ne fecero il loro pittore di riferimento”.

  Infatti, molti dei suoi capolavori si trovano in Italia ed altri non sono mai arrivati come il Trittico del Giudizio universale di Danzica, ‘saltato’ all’ultimo momento nella mostra perché il Museo di Danzica che, in un primo momento l’avevo concesso, ha dato forfait. L’opera, commissionata allora dal banchiere fiorentino Angelo Tani, dopo una razzia dei pirati, non era mai arrivata in Italia ma finita a Danzica anziché a Firenze, e da allora non è mai uscita, anzi arrivata al committente.

  La causa del gran rifiuto da parte della Polonia sembra dovuta a ragioni di conservazione e, almeno nel primo periodo della mostra dunque, niente Giudizio Universale – ma un pannello digitale che lo sostituisce e riproduce -, anche se le trattative continuano. Non sarà che si teme una presunta vertenza perché il capolavoro ritorni al suo legittimo proprietario, ovvero l’Italia? Staremo a vedere.

  Nel coinvolgente percorso della mostra si possono apprezzare anche lavori di pittori che lavoravano a Bruges per committenti italiani, tra cui alcuni tra i dipinti più importanti delle collezioni italiane proprio ora sottoposti a indagine scientifica. Tra le opere esposte, La Madonna con Bambino ed Angeli dalla National Gallery of Art di Washington, alcune tavole scoperte recentemente e provenienti dalla Spagna, e lo straordinario monumentale trittico di San Lorenzo della Costa, dipinto per l’omonimo mercante genovese, parzialmente attribuito a Memling e che testimonia degli scambi tra Genova e il Nord.

  Oltre a capolavori di arte religiosa provenienti dai più importanti musei del mondo, tra cui dittici e trittici ricomposti per la prima volta appositamente per la mostra romana, come il Trittico Pagagnotti (Firenze, Uffizi; Londra, National Gallery), il Trittico di Jan Crabbe (Vicenza, Museo civico; New York, Morgan Library; Bruges, Groeningemuseum) o il monumentale Trittico della famiglia Moreel (Bruges, Groeningemuseum) che fa da spettacolare fondale del percorso espositivo al primo piano, la mostra presenta una sorprendente serie di ritratti tra cui ‘Ritratto di giovane’ dalle Gallerie dell’Accademia di Venezia, il ‘Ritratto di uomo’ dalla Royal Collection di Londra – prestito eccezionale della Regina Elisabetta II -, il celeberrimo ‘Ritratto di uomo’ della Frick Collection di New York nonché il magnifico ‘Ritratto di uomo con moneta romana’ (ritenuto l’effigie dell’umanista Bernardo Bembo) proveniente da Anversa.

  Una mostra che seduce e affascina non solo attraverso gli splendidi e intensi ritratti sopracitati ma anche per la drammaticità delle pale d’altare e dei trittici dominati dall’intenso rosso degli abiti, persino della Madonna col bambino, e per l’originalità degli sfondi, anche scenografici rappresentati da ghirlande e festoni. Quindi, un viaggio alla scoperta di un artista e di un mondo rimasti finora sconosciuti ai più.

  Durante la Mostra si terranno una serie d’incontri al Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema: mercoledì 22 ottobre, ore 18.30, Till-Holger Borchert – Groeningemuseum, Bruges
“Memling. Rinascimento fiammingo. Le idee in mostra”; mercoledì 29 ottobre, ore 18.30, Federica Veratelli – Université de Valenciennes et du Hainaut-Cambrésis “Lusso e diplomazia. I clienti italiani di Hans Memling”; mercoledì 12 novembre, ore 18.30, Giovanni Carlo Federico Villa
– Università degli Studi di Bergamo “Dipingere lo sguardo. Memling in laguna, tra Antonello, Bellini e Lorenzo Lotto”; mercoledì 19 novembre, ore 18.30, Francesca Cappelletti – Università degli Studi di Ferrara “Campagne, città e castelli. Il paesaggio dipinto tra le Fiandre e l’Italia al tempo di Hans Memling”; mercoledì 26 novembre, ore 18.30, Paula Nuttall – Victoria & Albert Museum, Londra “Memling e la pittura italiana”; mercoledì 10 dicembre, ore 18.30, Dominique Szymusiak – Musée départemental Matisse, Le Cateau-Cambrésis “Memling e Matisse: pittori del Nord”.

José de Arcangelo

Info per gli incontri: Palazzo delle Esposizioni – Sala Cinema
scalinata di via Milano 9 a, Roma
INGRESSO LIBERO FINO A ESAURIMENTO POSTI
I posti verranno assegnati a partire da un’ora prima dell’inizio di ogni incontro
Possibilità di prenotare riservata ai soli possessori della membership card

Biglietti Mostra
Intero € 12,00
Ridotto € 9,50
Ridotto 7-18 anni € 6
Ingresso gratuito fino ai 6 anni

E’ possibile prenotare per i singoli il turno d’ingresso alla mostra (€ 2,00 escluso il costo del biglietto) ed accedere alla mostra dall’ingresso senza file.

PER SAPERNE DI PIU’ (dal Catalogo, edito da Skira)

LA VITA

  Non si conosce nulla né dei primi anni di Memling né della sua prima formazione, se non che l’artista nacque a Seligenstadt (attuale Germania) tra il 1435 e 1440. Sebbene l’ipotesi che Memling sia stato allievo del celebre Rogier van der Weyden risalga al XVI secolo, essa non è corroborata da alcuna documentazione certa.

  È senz’altro probabile che Memling abbia seguito un apprendistato di pittore a Colonia prima di iniziare a lavorare come artista itinerante nei Paesi Bassi. La sua dimestichezza con le composizioni e i modelli di Dieric Bouts e Rogier van der Weyden, chiaramente visibile nei suoi dipinti, suggerisce comunque che Memling abbia lavorato a Lovanio e Bruxelles prima di aprire la propria bottega a Bruges nel 1465.

  Appena stabilitosi in quella città, Memling iniziò a ricevere commissioni prestigiose che accrebbero notevolmente la sua reputazione. In breve tempo, la sua diventò la bottega più prolifica di Bruges, come testimoniato dal numero straordinariamente elevato di opere giunte fino ai nostri giorni.

  Il successo di Memling a Bruges era in gran parte dovuto alla sua popolarità presso la comunità dei mercanti stranieri e l’aristocrazia locale. Famoso in vita tanto all’estero quanto nelle Fiandre, Memling ricevette commissioni da tutta Europa, di cui un quarto proveniente da clienti italiani. La numerosa e opulenta colonia dei mercanti italiani stabiliti a Bruges gli assicurava una redditizia committenza. Questo spiega perché le collezioni italiane possiedano più opere di Memling che di qualsiasi altro pittore fiammingo del XV secolo.

  Memling, il cui nome è incluso nel 1480 in una lista dei più ricchi abitanti di Bruges, ebbe una carriera artistica prolifica e di immenso successo fino alla sua morte nel 1494, rimanendo fino ai nostri giorni uno dei più celebrati tra i maestri cosiddetti ‘primitivi fiamminghi’.

GLI ESORDI

  Quando si trasferì a Bruges nel 1465, Memling aveva già completato la sua formazione di pittore. Non sono tuttavia emersi documenti relativi al periodo precedente il suo arrivo a Bruges e si dibatte ancora su quale possa essere stato il luogo del suo apprendistato.

  Date le sue origini tedesche, Memling potrebbe essersi formato a Colonia e i suoi primi dipinti presentano proprio somiglianze con quelli della scuola pittorica associata a questa città. Una volta concluso l’apprendistato, il giovane Memling cercò lavoro come artista itinerante in varie botteghe.

   Le sue peregrinazioni lo portarono probabilmente nella bottega di Dieric Bouts a Lovanio e in quella di Rogier van der Weyden a Bruxelles. Sebbene quest’ultima influenza non sia documentata, l’analisi stilistica dei primissimi dipinti di Memling giunti fino ai nostri giorni rivela una forte affinità con il maestro di Bruxelles. Nel 1450, Rogier van der Weyden aveva intrapreso un viaggio in Italia, dove le sue opere furono molto apprezzate per il naturalismo dei dettagli e per la loro intensità emotiva. Ricevette importanti commissioni da famiglie prestigiose come gli Este di Ferrara e i Medici di Firenze, per i quali dipinse probabilmente il suo Compianto sul Cristo Morto.

  I pittori italiani contemporanei di van der Weyden ne furono profondamente influenzati, integrando elementi del suo stile nei propri dipinti.

  Memling lavorò probabilmente nella bottega di van der Weyden fino alla morte del maestro nel 1464, spostandosi in seguito a Bruges dove fondò la propria bottega. Iniziò ben presto a ricevere importanti incarichi da committenti di prestigio come Jan Crabbe, l’eminente abate dell’Abbazia Ter Duinen di Koksijde.

  Sulla scia di van der Weyden, e giunto a contatto con i dipinti dei maestri locali Jan van Eyck e Petrus Christus, Memling sviluppò il proprio stile personale, destinato a diventare popolarissimo in tutta l’Europa del XV secolo.

I RITRATTI

  I ritratti costituiscono un terzo dell’opera superstite di Memling e, oggi come allora, egli è probabilmente conosciuto soprattutto per il suo formidabile talento di ritrattista. Attraverso l’uso della pittura a olio, dell’angolazione di tre quarti e di un’ambientazione naturalistica, i suoi ritratti pur tipicamente fiamminghi erano infusi di uno straordinario realismo, senza pari tra i contemporanei di Memling e particolarmente apprezzato dai committenti italiani. Memling raffigurava i suoi soggetti davanti a uno sfondo neutro, oppure davanti a un’ambientazione architettonica o paesaggistica realistica. Se la prima soluzione era appropriata a un gusto più conservatore e a funzioni commemorative, la seconda era caratterizzata da una più grande versatilità che ne assicurò il successo. Memling ritraeva la maggior parte dei suoi modelli italiani davanti a un paesaggio, una composizione presto adottata da artisti italiani come Sandro Botticelli, Pietro Perugino e Leonardo da Vinci. È proprio questo genere di ritratto a essere considerato il più importante contributo di Memling alla storia della pittura, l’epitome del suo stile.

  I mercanti-banchieri di Bruges, seguendo l’esempio delle élite locali, si scoprirono particolarmente disposti a commissionare ritratti.

  Tali ritratti potevano costituire opere autonome o far parte di dipinti devozionali, due categorie che ritroviamo nell’opera di Memling. I ritratti a mezzo busto raffiguranti il committente in preghiera costituivano generalmente i pannelli di un dittico o di un trittico e accompagnavano le immagini della Vergine col Bambino e un Santo, come nel caso del Ritratto di Benedetto Portinari, che originariamente costituiva il pannello destro di un trittico poi smembrato. Molti ritratti di Memling giunsero in Italia, dove i dipinti su tavola del nord Europa erano considerati uno status symbol.

IL RINNOVAMENTO DELL’IMMAGINE DEVOZIONALE

  In contrasto con le sue pale d’altare di maggiori dimensioni, caratterizzate da componenti prettamente liturgiche, Memling realizzò anche numerose tavole più piccole e intime, destinate a esaltare l’esperienza religiosa del proprietario in un contesto privato.

  Queste opere, spesso in forma di polittici portatili da aprire, chiudere, baciare, toccare e manipolare, erano incentrate sulla venerazione privata.

   Molto in voga all’epoca di Memling, il loro formato permetteva all’artista di sfoggiare la propria abilità nel descrivere i dettagli più minuti e apparentemente irrilevanti. La loro natura tattile e personalizzata permetteva inoltre un rapporto particolarmente intenso con le figure chiave della dottrina cristiana.

  Inoltre, questi piccoli dittici e trittici devozionali si prestavano a soluzioni ingegnose, giacché il committente poteva personalizzarne l’iconografia in funzione delle proprie preferenze devozionali. Una parte forse ancor più importante del mercato dell’arte fiammingo era costituita dalle immagini religiose su singolo pannello, come ad esempio i “tondi” di Memling, fatti per essere girati tra le mani durante la preghiera o per essere appesi a un muro.

  Il successo di queste piccole immagini devozionali è probabilmente legato alla nascita della Devotio Moderna, una riforma religiosa popolare incentrata sulla natura umana di Cristo. I seguaci erano incoraggiati a emulare l’umiltà e le sofferenze terrene di Gesù, contemplando la propria mortalità in attesa del Giorno del Giudizio. Il pittore Hugo van der Goes, molto in voga all’epoca di Memling, fu un fervente seguace di questo movimento.

UN RINASCIMENTO FIAMMINGO

  Verso la fine del XV secolo, all’apice della sua carriera, i dipinti di Memling incarnano non solo l’influenza dell’arte fiamminga sul Rinascimento italiano, ma anche la tendenza inversa. Se la pittura e in particolare la ritrattistica italiana dell’epoca rivelano evidenti suggestioni dell’arte di Memling, parallelamente le composizioni di quest’ultimo integrano motivi ed elementi decorativi di stampo italiano, specialmente per quanto riguarda le raffigurazioni di Maria.

  I dipinti di Memling e, in misura minore, degli artisti di Bruges suoi contemporanei, erano talmente richiesti che i viaggiatori di passaggio ne approfittavano per commissionare dipinti devozionali, ritratti o pale d’altare presso le botteghe della città. Tale fu il caso del mercante fiorentino Paolo Pagagnotti, che commissionò il trittico presente in questa sala all’anonimo Maestro della leggenda di sant’Orsola. È probabile che sempre Paolo abbia commissionato per l’influente zio, il vescovo domenicano Benedetto Pagagnotti, anche il trittico esposto nella sala seguente. Se il trittico di Paolo presenta una decorazione tipicamente fiamminga, quello dello zio, realizzato da Memling, presenta motivi distintamente italiani.

  A partire dagli anni Ottanta del Quattrocento, Memling iniziò a introdurre figure e ornamenti “all’antica” nelle sue opere. Ad esempio, ritroviamo a più riprese la composizione della Madonna col Bambino incorniciata da festoni e ghirlande stesi da puttini. Sebbene questi motivi derivassero dall’antico, Memling trasse probabilmente ispirazione dagli artisti del Rinascimento italiano, come Donatello.

  L’arte di Memling continuò a ispirare gli artisti italiani, e questo non solo dal punto di vista stilistico. Lo si vede chiaramente dalla Trasfigurazione di Sandro Botticelli, che attinge all’intensa spiritualità delle tavole devozionali dei Paesi Bassi e ne veicola l’espressività emotiva a scapito del naturalismo. L’influenza nordica, in questo caso, si manifesta a livello tematico anziché stilistico.

MEMLING IN ITALIA

  I gusti cosmopoliti dei committenti di Memling lo incoraggiarono ad arricchire la sua estetica relativamente classica con formule innovative.

  Le numerose copie di cui furono oggetto i quadri di Memling testimoniano di quanti seguaci e ammiratori egli avesse non solo a Bruges, ma anche altrove in Europa: ad esempio, la copia fedele del Cristo Benedicente di Memling, per mano del Ghirlandaio, sembra indicare che le repliche dei suoi lavori erano molto richieste persino in un centro artistico importante come Firenze.

  Ciò che il Ghirlandaio tenta di emulare in questo dipinto non è solo la tecnica pittorica di Memling, ma le qualità enfatiche dei Primitivi fiamminghi in generale.

  L’impatto dei quadri di Memling in Italia è dimostrato dalle numerose citazioni dei suoi lavori riscontrabili nelle opere di artisti fiorentini, veneziani e di altri centri artistici italiani. Il Trittico di Benedetto Pagagnotti – eccezionalmente riassemblato in occasione di questa mostra – era conservato nelle stanze private del palazzo del vescovo committente a Firenze. Sebbene fosse destinato al culto privato del suo proprietario, il trittico era noto a un pubblico ben più vasto ed ebbe un forte impatto su pittori fiorentini come Filippino Lippi e Fra Bartolomeo, che ne copiarono alcuni dettagli, tra cui il mulino ad acqua raffigurato sullo sfondo del pannello centrale.

  Memling fu per molti aspetti il maestro di Bruges per antonomasia. La sua estesa influenza artistica e la sua sensibilità ai gusti dei committenti sono alla base della produzione di opere che, oltre alla loro bellezza, assumono un rilievo specifico nella storia dell’arte. Memling, infatti, segnò profondamente l’arte del Cinquecento e la pittura di Bruges per almeno una generazione dopo di lui, conquistando un posto d’onore nel novero dei cosiddetti ‘primitivi fiamminghi’.